Come investire in Cina, tra colossi della tecnologia e small cap

We Wealth
Sofia Fraschini
20.4.2022
Tempo di lettura: 3'
Orientarsi sul mercato di Pechino tra guerra, Covid ed elezioni. No a società statali, yuan e settori a rischio come Real Estate, Healthcare e Insurance. Sì a società a grande capitalizzazione (nel breve), a small e mid Cap (nel lungo) e alle obbligazioni societarie denominare in renminbi

L’obbligazionario Corporate in valuta forte resta interessante, mentre sono da evitare le società controllate o collegate al Governo

La produzione locale di semiconduttori oggi si attesta al 10% circa, ma entro il 2025 dovrebbe salire al 30%, con la domanda domestica che potrebbe anche triplicare con la realizzazione di nuovi data center per il cloud e con la diffusione dei veicoli elettrici

L'Asia è più che mai al centro di una serie di rapidissimi cambiamenti. Il conflitto russo-ucraino, secondo gli esperti, la starebbe favorendo economicamente, sia da un punto di vista valutario sia energetico. Anche se gli effetti di questo cambiamento si vedranno, con ogni probabilità, più sul lungo termine. Non mancano, tuttavia, le criticità legate alla crisi immobiliare interna, al Covid e agli interventi normativi sulle big tech. Un dedalo di variabili che pone molti interrogativi che affronteremo in una serie di quattro articoli focalizzati sul tema e che aiuteranno l'investitore a fare luce sui dubbi del momento: è giusto investire sulle azioni e le obbligazioni cinesi?

I settori da privilegiare


Quali settori e temi conviene privilegiare? Sono tutte domande che, in questo percorso “a puntate”, possono trovare risposta con l'aiuto di un consulente finanziario.
L'investimento in Cina va tarato, infatti, anche alla luce del cruciale anno elettorale. Il presidente Xi Jinping punta alla riconferma al Congresso nazionale del prossimo Partito comunista. Uno scenario complesso di difficile orientamento che impone un'attenta selezione sul fronte degli investimenti.
“Le chiusure per la pandemia e la sofferenza del Real Estate hanno incrementato la volatilità sull'equity cinese, che nel primo trimestre di quest'anno ha registrato una perdita a doppia cifra. Inoltre, i recenti interventi regolatori si pongono l'obiettivo di migliorare la qualità dell'economia, anche frenandone sensibilmente la crescita, che - quest'anno - dovrebbe attestarsi attorno al +5%”, spiega Giacomo Calef Country manager di NS Partner fotografando il momento dell'economia cinese.
“La trasformazione radicale del settore dell'istruzione privata mira a ridurre i costi delle famiglie e gli interventi sulle Big Tech dovrebbero evitare che, alcune aziende, monopolizzino il mercato. Inoltre, il recente focus si è spostato sulla Common Prosperity, a favore dei consumi del ceto sociale medio e delle piccole e medie imprese private. Tuttavia, bisogna anche considerare che il sistema fiscale cinese, per come è strutturato, ad oggi non raccoglie risorse sufficienti per finanziare l'istruzione, la sanità ed altri servizi sociali”.

Come orientarsi tra luci e ombre


Come orientarsi tra tante luci e ombre? In questo contesto, dunque, la Cina si prepara a fortificare ulteriormente il suo ruolo nell'economia globale nonostante la situazione attuale per il Paese non sia comunque delle più rosee anche se questo, paradossalmente, rende il mercato cinese molto attrattivo. “L'impatto economico dell'hard landing del settore immobiliare e l'inflazione debole per via dei lockdown in importanti snodi economici suggeriscono che la PBOC avrà mano libera per effettuare una politica monetaria accomodante in un momento in cui le altre maggiori banche centrali stanno stringendo i cordoni”, commenta Livio Spadaro Portfolio manager Frame Asset Management spiegando che, nel breve, questo favorirà le Large Cap cinesi. Questo anche perchè sembra accantonato, momentaneamente, un loro coinvolgimento nel piano di “Prosperità Condivisa” per dare fiato a queste aziende in un contesto incerto. Inoltre, le autorità cinesi hanno intenzione di venire incontro alla Sec, ponendo potenzialmente fine al rischio di de-listing dal mercato americano.
“Nel lungo termine il piano di “Prosperità Condivisa” dovrebbe dare maggiore beneficio all'equity delle società Small-Mid Cap che sarebbero avvantaggiate dalla regolamentazione delle Large Cap”, suggerisce Frame Asset Management.
“L'obbligazionario Corporate in valuta forte resta interessante, mentre – continua – sono da evitare le società controllate o collegate al Governo. Lo Yuan è ancora eccessivamente controllato dalle autorità cinesi, fattore bloccante per la crescita della valuta cinese nel paniere delle riserve di valuta globali (seppure un suo maggiore utilizzo dopo la guerra russo-ucraina sia piuttosto probabile). Da evitare, infine, azioni e bond di settori che potrebbero essere impattati dalla crisi del settore immobiliare e dal piano di Prosperità Condivisa come ad esempio l'Healthcare e l'Insurance”.
Sempre guardando ai settori, per Calef, risultano interessanti gli sviluppi del tech. “Ad esempio, la produzione locale di semiconduttori oggi si attesta al 10% circa, ma entro il 2025 dovrebbe salire al 30%, con la domanda domestica che potrebbe anche triplicare con la realizzazione di nuovi data center per il cloud e con la diffusione dei veicoli elettrici. Inoltre, ricorda, nel contesto del conflitto Russia-Ucraina, che sta esacerbando i rischi sull'approvvigionamento di materie prime, la Cina si sta muovendo in modo strategico. Già da tempo sta accumulando riserve di beni agricoli, come grano e mais, mentre sul fronte energetico si sta accordando con Paesi chiave: dall'Arabia Saudita, ad esempio, in futuro potrebbe cominciare ad acquistare petrolio in Yuan e non più in dollari americani”.

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