Ecco come le economie globali potrebbero abbattere i costi della crisi

Rita Annunziata
17.6.2021
Tempo di lettura: 3'
Possibile una ripresa economica che impennerà dal 30 al 50% del pil nel prossimo decennio. Occhio agli investimenti delle imprese. E al tema delle nuove competenze

Lo slancio, secondo McKinsey, aumenterebbe man mano che le aziende investono e creano posti di lavoro in risposta alla crescente domanda e alla necessità di accantonare il ritardo sull’aggiornamento di attrezzature, strutture e formazione

Il 30% della nuova crescita netta possibile deriverebbe proprio dagli investimenti e un ulteriore 20% da un incremento delle competenze. Ma i leader globali dovranno accantonare anche le preoccupazioni su debito e inflazione

Le economie globali riusciranno ad accantonare la crisi dirompente che le ha stravolte nel corso dell'ultimo anno? E i costi da essa derivanti, anche in termini di prodotto interno lordo? Secondo McKinsey, sì. La vera domanda da porre, spiega la società internazionale di consulenza manageriale in una nuova analisi, è se piuttosto saranno in grado di rinvigorire la crescita, evitando un ritorno dell'inflazione o un boom del debito.
Nel mese di marzo dello scorso anno McKinsey suggeriva come gli imperativi del nostro tempo fossero le battaglie necessarie per appiattire due curve, quella della diffusione del virus e quella dello shock economico. Oggi, spiegano i ricercatori, alcune regioni sono finalmente vicine al traguardo. Ma la “guerra è tutt'altro che finita”. Per comprendere su cosa dovrebbero concentrarsi i leader del settore pubblico e privato, l'analisi parte da tre assunti fondamentali: in primo luogo, il fatto che con la tecnologia disponibile si potrebbe ottenere una crescita economica globale compresa tra il 3 e il 4%; in secondo luogo, che non è necessario scegliere tra una crescita sostenuta e inclusiva, perché tali obiettivi sono di fatto complementari; e infine che i progressi sul fronte sanitario ottenuti in risposta all'emergenza pandemica potrebbero innescare una rinascita dell'innovazione del settore.

“Se i leader globali stabiliscono le giuste aspettative (assumendo come possibili questi tre risultati) e agiscono di conseguenza, il mondo potrebbe essere sull'apice di una nuova era di prosperità”, scrive McKinsey. Una ripresa economica che impennerebbe dal 30 al 50% del pil nel prossimo decennio, ottenendo una migliore qualità della vita per le persone e un futuro più sostenibile per il Pianeta. In caso contrario, i paesi potrebbero finire per aggiungere solo il 10-20% al pil, distribuito in modo meno equo e sostenibile e con effetti peggiori sulla salute globale e sull'ambiente.
Lo slancio, spiegano i ricercatori, aumenta man mano che le aziende investono e creano posti di lavoro in risposta alla crescente domanda e alla necessità di accantonare il ritardo sull'aggiornamento di attrezzature, strutture e formazione. Circa il 30% della nuova crescita netta deriva proprio dagli investimenti e un ulteriore 20% da un incremento dei professionisti di talento, con migliori competenze. Inoltre, per realizzare questa “nuova era di prosperità”, le economie globali dovranno affrontare due tematiche (o preoccupazioni) fondamentali: che il debito accumulato diventerà insostenibile e limiterà la crescita, e che c'è il potenziale per un'impennata dell'inflazione.

Sul primo versante, la storia dimostra come il problema dell'eccesso di debito non è inevitabile, ma comunque gestibile. Negli Stati Uniti, per esempio, il debito nel 2020 ha raggiunto il 133% del pil, superando il precedente record del 123% del 1946, alla fine del secondo conflitto mondiale. Ma nel dopoguerra, “l'onere del debito si è poi ridotto guidato dal tasso di crescita nominale del pil”. Così come è accaduto in molti altri casi, affermano i ricercatori. Quanto al tema-inflazione, stiamo oggi “assistendo ad aumenti dei prezzi e dei salari in molte aree geografiche”, anche sulla spinta degli stimoli immessi nel sistema da autorità fiscali e banche centrali. Ma “come hanno continuato a sottolineare queste ultime, non si prevede che questi cambiamenti a breve termine si trasformino in una minaccia inflazionistica continua”, rassicura McKinsey.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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