Coinbase, curiosità e incognite prima dell'ipo

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
13.4.2021
Tempo di lettura: 3'
Coinbase è pronta ad approdare sui mercati. Nell'attesa della quotazione, ecco alcune curiosità e incognite per l'app di scambio delle criptovalute

Quartz, quotidiano di informazione economico-finanziaria, ha fatto un'analisi sui documenti che Coinbase ha presentato per la quotazione prevista per mercoledì 14 aprile

Il ceo di Coinbase lo scorso anno ha guadagnato quasi 60 milioni di dollari, ben di più dei ceo di Jp Morgan e di Morgan Stanley

Coinbase applica una commissione dello 0,57% su singola transazione. Le entrate risultano maggiori di quelle delle principali borse statunitensi

È tutto pronto per lo sbarco di Coinbase sul mercato. Il 14 aprile, salvo imprevisti, la società con sede a San Francisco verrà quotata sul Nasdaq.  Ci si aspetta un successo, sulla scia dell'euforia legata alle ipo e al mondo delle criptovalute. L'exchange ha più di 1 miliardo di dollari in bilancio e ha incassato circa 1,8 miliardi di dollari di entrate durante i primi tre mesi dell'anno. Secondo alcune l'azienda potrebbe essere valutata fino a 100 miliardi di dollari. Nell'attesa di sapere le cifre definitive ecco alcune curiosità (e incognite) sulla nuova matricola digitale del mercato a vocazione crypto.

Il ceo di Coinbase ha guadagnato più di quello di Goldman Sachs nel 2020


Il compenso di Brian Armstrong, ceo di Coinbase, è tra le informazioni divulgate quando l'exchange di criptovalute ha presentato l'istanza per la quotazione. Al dirigente 38enne, che ha lavorato per Deloitte & Touche e Airbnb prima di co-fondare Coinbase otto anni fa,  gli è stato riconosciuto l'anno scorso un compenso totale da 59,5 milioni di dollari, ben oltre quanto pattuito ai ceo di Wall Street, come Jamie Dimon (JPMorgan) e David Solomon (Goldman Sachs). Va sottolineato che però di questa cifra la maggior parte (56,7 milioni di dollari), era sotto forma di opzioni. Lo stipendio base di Armstrong invece dell'anno passato è stato paragonabile a quello di Jeffrey Sprecher, il capo dell'Intercontinental Exchange, che gestisce la Borsa di New York e altri importanti mercati di materie prime e derivati ​​in tutto il mondo.
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Coinbase guadagna più soldi sul trading rispetto a Nasdaq e NYSE


Coinbase genera più entrate per operazione rispetto alle principali borse statunitensi, nonostante queste gestiscono da 60 a 100 volte più scambi rispetto alla piattaforma crittografica. Coinbase infatti si trova in una posizione ottimale: il mercato delle criptovalute non è ancora maturo, il che li permette di potere addebitare lo 0,57% su ogni transizione, senza che questo comporti perdita di quote di mercato. Nasdaq e NYSE invece competono con circa una dozzina di altre borse statunitensi (oltre a dark pool e altri tipi di sedi di negoziazione), il che aiuta a tenere sotto controllo le commissioni di negoziazione e altri oneri. È ragionevole aspettarsi che le commissioni di scambio di criptovalute diminuiranno al maturare del settore.

La volatilità delle criptovalute è il fattore di rischio principale per Coinbase


Il grande rischio che Coinbase menziona nel suo S-1, il modulo di registrazione iniziale per nuovi titoli richiesti dalla Sec, è l'esposizione dei ricavi alle oscillazioni di prezzo degli asset virtuali: "A causa della natura altamente volatile della criptoeconomia e dei prezzi degli asset crittografici, i nostri risultati operativi hanno e continueranno a fluttuare in modo significativo da un trimestre all'altro”. L'interesse per Bitcoin & co fiorisce quando i prezzi aumentano, e allo stesso modo può crollare quando i prezzi scendono. Ciò si nota dal numero di utenti mensili su Coinbase, come ha osservato Quartz. Nel marzo 2018 il bitcoin scambiava a 11 mila dollari e gli utenti sull'app erano 2,4 milioni di utenti. Nel dicembre dello stesso si contavano solo 900 mila utenti registrati: il prezzo del bitcoin era appena crollato del 70%.

Rischio regolamentazione


Un altro fattore di rischio da evidenziare è la regolamentazione, una parola menzionata 161 volte nei documenti depositi per l'ipo. “Siamo soggetti a un quadro normativo ampio e in continua evoluzione e qualsiasi modifica o il nostro mancato rispetto di qualsiasi legge e regolamento potrebbe influire negativamente sul nostro marchio, reputazione, attività, risultati operativi e condizioni finanziarie. Siamo e possiamo continuare ad essere soggetti a contenziosi sostanziali, comprese azioni legali individuali e azioni collettive, nonché indagini e azioni di esecuzione da parte di autorità di regolamentazione e autorità governative, che possono influire negativamente sulla nostra attività, sui risultati operativi e sulle condizioni finanziarie”.

Coinbase è stata multata per 6,5 milioni di dollari il mese scorso dalla Commodity Futures Trading Commission (CFTF) per "rapporti falsi, fuorvianti o imprecisi riguardanti transazioni in risorse digitali, incluso Bitcoin". Il regolatore afferma che Coinbase gestiva due programmi di trading automatizzati denominati Hedger e Replicator che a volte attuavano il cosiddetto “wash trading”: scambiavano tra loro creando l'illusione che ci fosse più attività di trading di quanta ce ne fosse in realtà.

Possibili nuove norme anti-reciclaggio


Le criptovalute come il bitcoin sono state spesso associate ad attività illecite a causa del fatto che le persone che effettuano transazioni spesso si nascondono dietro pseudonimi: si può osservare dove vengono inviati i fondi ma non chi li ha inviati o ricevuti. Secondo Jesse Powell, ceo di Krarken, il quarto più grande exchenge di criptovalute al mondo, è possibile che a breve arriveranno nuove norme anti-reciclaggio. “"Qualcosa del genere potrebbe davvero danneggiare la crittografia” ha detto Powell intervistato dalla Cnbc. Ad ogni modo sembra che l'utilizzo illegale delle criptovalute sia in calo. L'attività illecita ha rappresentato solo lo 0,34% di tutto il volume delle transazioni crittografiche lo scorso anno, secondo la società di analisi Chainalysis. L'anno precedente tale percentuale era al 2%.

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