Cina, il debito immobiliare pesa quanto il pil del Giappone

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
12.10.2021
Tempo di lettura: 3'
In Cina il debito immobiliare ammonta alla cifra mostre di 5 mila miliardi di dollari. Ma più che sui mercati il crack di Evergrande e di altri sviluppatori peserà sull'economia

Il Wall Street Journal ha analizzato, numeri alla mano, qual è la reale situazione del mercato immobiliare cinese, dopo il default di Evergrande

Nomura stima che il debito immobiliare in Cina sia pari a circa 5 mila miliardi di dollari, cifra superiore al pil del Giappone

Oxford Economics alla luce degli ultimi sviluppi immobiliari ha tagliato la stima di crescita annua del pil della Cina per il terzo trimestre al 3,6% dal 5% precedente

Il crack di Evergrande potrebbe non essere l'ultimo nei dintorni di Pechino. Come la Cina, a detta di molti economisti, sta entrando nella fase finale di uno dei più grandi boom immobiliari della storia, il conto da pagare potrebbe essere molto alto: l'esposizione debitoria degli sviluppatori immobiliari cinesi ammonta a più di 5 mila miliardi di dollari, stando a quanto riportato da Nomura. Si tratta di una cifra enorme, raddoppiata nel giro di cinque anni, e che risulta maggiore dell'intera produzione economica del Giappone, la terza economia più grande al mondo.
In questo contesto Pechino è entrata in allarme e sta valutando una serie di nuove misure per limitare l'eccessivo indebitamento. La sfida è intervenire senza fare deragliare il settore immobiliare - sommerso dal debito - e con esso tutta l'economia cinese. Intanto, i mercati, dal canto loro, sembrano prepararsi a un'ondata di insolvenze, con segnali di avvertimento che lampeggiano sul debito di circa due quinti delle società di sviluppo che hanno preso in prestito da investitori obbligazionari internazionali. I riverberi di Evergrande, società con più di 300 miliardi dovuti che ha mancato due scadenze di pagamento degli interessi a fine settembre scorso, si iniziano a farsi sentire. Lo sviluppatore di lusso Fantasia Holding non è riuscito a rimborsare 206 milioni di dollari in obbligazioni in dollari che scadevano il 4 ottobre. In questo contesto i mercati asiatici dei “junk bond” hanno subito un'ondata di vendite la scorsa settimana. Venerdì, le obbligazioni di 24 delle 59 società di sviluppo cinesi presenti nell'indice ICE BofA, indice che traccia l'andamento dell'obbligazioni societarie asiatiche in dollari erano scambiate a rendimenti superiori al 20%, livelli che indicano un alto rischio di insolvenza.
I timori dei nuovi potenziali acquirenti di immobili non aiutano certamente queste società alla ricerca disperata di liquidità, con l'effetto che la caduta dei prezzi sarà ancora più sensibile se la tendenza continua. Secondo i dati di CRIC, un'unità di ricerca della società di servizi immobiliari e-House Enterprise Holdings le vendite totali dei i 100 maggiori sviluppatori cinesi sono scese del 36% a settembre rispetto a un anno prima. Per i 10 più grandi sviluppatori, tra cui China Evergrande, Country Garden Holdings e China Vanke, la contrazione delle vendite è stata ancora più sensibile e pari al -44%. Inoltre secondo i calcoli di Oxford Economics, con l'entrata in vigore delle restrizioni sui prestiti imposte l'anno scorso, la costruzione di alloggi è crollata in agosto al 13,6% al di sotto del suo livello pre-pandemico, tant'è che le entrate che i governi locali guadagnano vendendo terreni agli sviluppatori sono diminuite del 17,5%. Infine ci potrebbe essere tensioni anche sul sistema bancario. Secondo Moody's Analytics alla fine di giugno i prestiti immobiliari in essere - principalmente mutui, ma anche prestiti ai costruttori - rappresentavano il 27% dei 28,8 mila miliardi di dollari totali della Cina in prestiti bancari.

Ad ogni modo molti economisti sostengono che la maggior parte degli sviluppatori cinesi rimane relativamente sani e che Pechino ha la potenza di fuoco e il controllo sul sistema finanziario necessario affinché un crollo aziendale non si trasformi in una crisi finanziaria. A preoccupare sono più le implicazioni economiche sul modello di crescita cinese. Alla fine di settembre, il Wall Street Journal ha riferito che la Cina ha chiesto ai governi locali di prepararsi ai problemi che potrebbero intensificarsi a Evergrande. In un recente studio gli economisti Kenneth S. Rogoff e Yuanchen Yang hanno stimato che il settore immobiliare, in senso lato, rappresenta il 29% dell'attività economica cinese, un livello molto più alto che in molti altri paesi. Una crescita più lenta nell'edilizia potrebbe dunque riversarsi in altre parti dell'economia, influenzando la spesa dei consumatori e l'occupazione. Con l'aumento della pressione sugli alloggi, diverso istituti di ricerca e banche hanno tagliato le prospettive di crescita della Cina. Oxford Economics mercoledì ha abbassato la sua previsione sulla crescita annua del pil della Cina nel terzo trimestre dal 5% al 3,6% e si aspetta nel 2022 una crescita del 5,4% (contro il 5,8% precedente).

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