Cina: 5 nodi da sciogliere nel 2022 dopo la stretta alle big tech

Rita Annunziata
26.11.2021
Tempo di lettura: 5'
Ecco cinque grandi problematiche da monitorare il prossimo anno. Mentre continua la marcia di Pechino verso l'autosufficienza tecnologica

La rivalità tra Usa e Cina ha spinto in cima alle preoccupazioni di Pechino la necessità di una maggiore autosufficienza in una serie di settori. In primis quello dei semiconduttori

Un’altra area sulla quale il Paese sta puntando sono i veicoli elettrici, il cui sviluppo si inserisce nella più ampia strategia di diventare carbon neutral entro il 2060

Il settore tecnologico cinese, nell'ultimo anno, ha subito una serie di bruschi scossoni. Prima la serie di indagini anti-monopolio su alcune delle più grandi aziende tecnologiche, che ha visto Alibaba (tra le altre) incassare una maxi multa da 2,8 miliardi di dollari per abuso di posizione dominante nel mese di aprile, poi il via libera del Congresso del popolo alla prima legge sulla privacy sul web. Cnbc ha analizzato cinque grandi problematiche da monitorare il prossimo anno. Mentre continua la marcia di Pechino verso l'autosufficienza tecnologica.
Il primo tema riguarda proprio la stretta alle big tech. Nel mese di novembre dello scorso anno, ricordiamo, quella che avrebbe dovuto essere la più grande Ipo della storia è stata sospesa. Le autorità cinesi hanno infatti bloccato l'offerta pubblica iniziale da 37 miliardi di dollari di Ant Group, il braccio finanziario di Alibaba, a poche ore dal debutto sulla Borsa di Shanghai. Poi, Pechino ha introdotto una serie di nuove normative, delle regole antitrust per le piattaforme online fino alla legge sulla protezione dei dati. Mosse che hanno avuto un impatto significativo sulle grandi aziende della Terra del Dragone, a partire da Alibaba, le cui azioni sono diminuite del 41% da inizio anno. Ci si domanda, dunque, se la Cina introdurrà nuove normative e in quali aree, quali aziende potranno essere prese di mira e in che modo tutto questo impatterà sulla crescita del settore tecnologico cinese.
Il secondo punto innesta le proprie radici nella rivalità tra Stati Uniti e Cina, che avrebbe spinto in cima alle preoccupazioni di Pechino la necessità di una maggiore autosufficienza in una serie di settori. In primis quello dei semiconduttori. Ma, come spiegano da Cnbc, la catena di fornitura di questi materiali (utilizzati per realizzare le componenti di base dei chip) è dominata da società straniere. E a pesare sono anche le sanzioni introdotte dagli Usa su questo fronte, che renderebbero difficile per le aziende cinesi restare competitive. Ma l'industria dei semiconduttori è solo una delle tante industrie sulle quali la Cina sta cercando di migliorare le proprie credenziali. Nel suo piano quinquennale, pubblicato a inizio anno, Pechino ha dichiarato che avrebbe reso “l'autosufficienza della scienza e della tecnologia e l'auto-miglioramento un pilastro strategico per lo sviluppo nazionale”. Identificando due “tecnologie di frontiera”: l'intelligenza artificiale e i viaggi spaziali. Su quest'ultimo punto, la Cina ha compiuto innumerevoli passi avanti, compreso il lancio della propria stazione spaziale nell'aprile del 2021 (definita “Tiangong 3”) e l'obiettivo di inviare il primo equipaggio su Marte nel 2033. E a investirvi sono proprio i giganti del settore tecnologico cinese, da Baidu a Tencent.

Un'altra area sulla quale Pechino sta puntando sono i veicoli elettrici, il cui sviluppo si inserisce nella più ampia strategia del Paese di diventare carbon neutral entro il 2060. “Per diversi anni, il governo cinese ha sostenuto lo sviluppo dei cosiddetti veicoli di nuova energia attraverso sussidi e altre politiche favorevoli”, ricorda Cnbc. Ciò ha portato decine di migliaia di aziende a entrare nel settore, anche se molte non hanno mai prodotto una sola auto. Ma secondo la società di ricerche di mercato Canalys, solo nel primo semestre del 2021 sono stati venduti circa 1,1 milioni di veicoli elettrici, quasi quanti ne sono stati venduti nell'intero 2020. Una crescita che ha catturato le attenzioni di nuovi player, come Xiaomi che punta a produrre i propri veicoli elettrici entro la prima metà del 2024. C'è infine un ultimo punto da considerare. I giganti del tech, in Cina, dovranno far fronte a un rallentamento dell'economia. Un tema approfondito anche da una recente analisi di Louis Kuijs (head of Asia economics) e Tommy Wu (lead economist) della Oxford Economics. Secondo gli esperti, l'economia cinese si prepara ad accogliere il 2022 con una crescita più debole, a causa della crisi immobiliare e un approccio tolleranza-zero alla crisi pandemica che ne ha ostacolato i consumi. Resterà da vedere “quanto sarà grave il rallentamento e come risponderà il governo ad alcune questioni rimaste aperte”, scrivono gli economisti.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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