Chi vince e chi perde in Borsa con i lockdown cinesi

Alberto Battaglia
26.4.2022
Tempo di lettura: 5'
Il prolungato blocco del porto di Shanghai sta paralizzando il più importante snodo marittimo globale: il punto di mercato

Nonostante gli osservatori occidentali abbiano spesso descritto come insostenibile la linea Zero Covid adottata dal partito comunista cinese, che impone un precoce contenimento del contagio con forti limitazioni delle attività economiche e delle libertà individuali, la rotta seguita dalla Cina è rimasta la stessa

"Le conseguenze dei lockdown cinesi, oltre che sociali iniziano ad essere visive anche nell’economia locale e a breve (forse) globale, nelle catene di approvvigionamento”, ha dichiarato a We Wealth il market analyst di eToro, Gabriel Debach

Nelle sei sedute comprese fra il 18 e il 26 aprile la Borsa di Shanghai ha lasciato sul terreno quasi il 9,7%. Gli effetti della politica Zero Covid, che da fine marzo hanno messo in lockdown Shanghai sono progressivamente saliti fra le preoccupazioni degli operatori di mercato, che temono notevoli interruzioni nelle catene di fornitura dovute, in particolare, al blocco del porto.

“Il lockdown di Shanghai sarebbe dovuto durare quasi una settimana, ma prosegue a oltranza da quasi un mese. Le conseguenze, oltre che sociali iniziano ad essere visive anche nell'economia locale e a breve (forse) globale, nelle catene di approvvigionamento”, ha dichiarato a We Wealth il market analyst di eToro, Gabriel Debach.

“Shanghai ospita il porto più trafficato del mondo e secondo Citi rappresenta circa il 7,3% delle esportazioni cinesi e il 14,4% delle importazioni del 2021. Attualmente il numero di navi portacontainer in attesa fuori dai porti cinesi è cresciuto del 195% da febbraio”, ha proseguito Debach, “e di circa 1.826 navi portacontainer in attesa fuori dai porti in tutto il mondo ad aprile, circa il 27,7% si trova nei porti cinesi, secondo i dati della piattaforma Windward”.

Nonostante gli osservatori occidentali abbiano spesso descritto come insostenibile la linea Zero Covid adottata dal partito comunista cinese, che impone un precoce contenimento del contagio con forti limitazioni delle attività economiche e delle libertà individuali, la rotta seguita dalla Cina è rimasta la stessa. In queste ore Pechino sta procedendo con un testing di massa che coinvolgerà milioni di persone, a fronte di soli 22 due casi positivi. L'idea è quella di comprendere per tempo lo stato di avanzamento del contagio, per effettuare blocchi più circoscritti e meno dannosi per l'economia.

Proprio a causa delle strette politiche di contenimento del contagio, unite alle ripercussioni del conflitto ucraino, il Fondo monetario internazionale aveva ridotto di quattro decimali le prospettive di crescita della Cina per il 2022, portandole al 4,4%.


Lockdown a Shanghai, le ripercussioni sui mercati


“A risentire maggiormente della politica cinese le società manifatturiere, soprattutto quelle con lunghe catene di approvvigionamento, o con sedi nella provincia (pensiamo facilmente a Tesla o Nio)”, ha dichiarato l'analista di eToro. Solo nella seduta del 26 aprile Tesla sta cedendo oltre il 10% e Nio circa il 4,5%.

“Tuttavia, gli effetti negativi potrebbero essere minori rispetto a quelli passati, con le società americane che hanno imparato dalla lezione aumentando notevolmente i loro livelli di inventario”, ha affermato Debach. Le materie prime sono un'altra vittima temporanea del lockdown. Con i blocchi vengono infatti ad essere riviste al ribasso le stime relative alla domanda del dragone cinese” e questo è “una boccata di ossigeno per i Paesi occidentali”.

Fra i potenziali beneficiari della nuova fase di lockdown cinesi, ci sono “soprattutto le società di logistica, di servizi e fornitori maggiormente vicini”, ha concluso Debach, “su quest'ultimo punto infatti potremmo nel futuro assistere alla sempre maggiore necessità di diversificazione e soprattutto di catene di approvvigionamento più regionali”.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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