Certificati, boom del capitale condizionatamente protetto

Contributors We Wealth
Contributors We Wealth, Acepi
25.5.2022
Tempo di lettura: 3'
Nel primo trimestre dell'anno, gli strumenti di questa categoria contano per il 63% del collocato, a indicare una persistente propensione al rischio. L'offerta nel complesso supera i 3,7 miliardi, per 324 prodotti
L'offerta di certificati nei primi tre mesi dell'anno ha fatto registrare una tendenza positiva nonostante il contesto di mercato.
Secondo quanto emerge dalle rilevazioni di Acepi, l'Associazione Italiana Certificati e Prodotti di Investimento, sono stati collocati sul mercato primario 3,774 miliardi di euro, con un incremento del 41% rispetto al quarto trimestre 2021, che aveva fatto registrare un ammontare pari a 2,678 miliardi di euro.
Il numero di nuovi prodotti offerti agli investitori è cresciuto dai 286 prodotti dell'ultimo trimestre 2021 ai 324, toccando il massimo storico con un incremento del 13%. A fronte di questa forte crescita dell'offerta, si può rilevare come si sia mantenuta la preferenza degli investitori per i prodotti a capitale condizionatamente protetto (63% del collocato, che può essere considerata un indicatore di propensione al rischio) rispetto ai prodotti a capitale protetto (34%del collocato), nonostante la forte correzione dei mercati dovuta al conflitto russo-ucraino. Il dato è in linea con quanto osservato nel 2021 (a fine anno il 65% era collocato in prodotti a capitale condizionatamente protetto versus il 33% dei prodotti a capitale protetto). In generale il 2021 è stato caratterizzato dallo spostamento degli investitori verso la ricerca del rendimento con un picco rilevato a fine del secondo trimestre, quando i prodotti a capitale condizionatamente hanno raggiunto il 71%, contro il 28%. La parte iniziale del 2020 e l'emergere della crisi pandemica aveva invece un posizionamento degli investitori verso i prodotti a capitale protetto tanto con proporzioni invertite

I dati mostrano quindi come gli investitori ricerchino delle opportunità di investimento correlate al mercato azionario e delle commodity, riconoscendo nei certificates delle strutture finanziarie capaci di coniugare rendimento e protezione anche in contesti di mercato difficili. Nel primo trimestre dell'anno gli investitori hanno preferito strutture Digital (56%) rispetto agli Equity Protection (42%) nell'ambito dei certificati a capitale protetto. Mentre i Cash Collect (76%) sono stati i prodotti maggiormente emessi nella categoria a capitale condizionatamente protetto superando gli Express (17%) e i Bonus (7%).
Nell'ultimo trimestre del 2021 I Cash Collect ammontavano al 42% del totale, gli Express erano al 48% e i Bonus scendono al 9%. Questi dati evidenziano come uno degli obiettivi degli investitori sia ancora la ricerca di un flusso cedolare (offerto dai Digital e dai Cash Collect) accompagnato da una protezione, incondizionata (per i Digital) o condizionata al verificarsi di un evento (per i Cash Collect) del capitale. A ciò si aggiunga per alcuni prodotti - quelli in cui è presente una opzione di autocallability - la possibilità di rimborso anticipato del capitale e quindi l'opportunità di reinvestimento dopo una performance positiva.

Tratto dal Magazine di We Wealth di maggio

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