Censis- Confcooperative: l'economia tiro il freno

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L'ultima indagine pubblicata da Censis e Confcooperative mostra come il Pil italiano subirà un duro colpo e per farlo tornare ai livelli di gennaio 2020 ci vorranno due anni

L'Italia in questo momento deve pensare al credito se non vuole far collassare l'economia

Ma anche l'Europa svolge un ruolo fondamentale, perché la sfida Covid19 non si vince da soli

“L'economia italiana inchioda e occorreranno due anni prima di poter ritornare ai livelli di Pil e di crescita stimata fino allo scorso gennaio. In condizioni di urgenza straordinaria il sistema necessita di misure straordinarie, coraggiose e soprattutto veloci che consentano di non spegnere i motori, altrimenti rischiamo, quando sarà passata l'emergenza, di lasciare sul tappeto 1 milione di imprese”. A dirlo è Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative che commenta il focus: “lo shock epocale: imprese e lavoro alla prova della “lockdown economy” che analizza lo stato dell'economia considerando” pubblicato dal Censis/Confcooperative.
“Nonostante tutto – continua Gardini – va visto il bicchiere mezzo pieno, perché le giuste misure di contenimento del coronarivus non hanno bloccato l'intera economia. Poco più della metà delle imprese e dei suoi lavoratori non si sono fermati. In qualche modo la fase 2 parte da qui, ma va alimentata con coraggio e decisione. Vanno tenuti accesi i motori del sistema imprenditoriale per consentire la ripartenza appena sarà possibile e cercare il rimbalzo necessario per il nostro Pil. In caso contrario rischiamo di uscire da questo lockdown lasciando sul tappeto almeno il 20% delle imprese, poco meno di 1 milione di pmi, con conseguenze indescrivibili in termini di fatturato, occupazione e tenuta sociale del Paese”.

Il sistema Italia arriva a misurarsi con lo tsunami economico determinato dal Covid19 ereditando un quadro di stagnazione economica ventennale. La domanda è: cosa accadrà? Quali saranno gli effetti sulla nostra economia?

Il tema prioritario per l'Italia è il credito. Secondo Gardini occorrono dunque meccanismi che garantiscano liquidità immediata a tutte le imprese, dalle più piccole alle più grandi, che sono in difficoltà. Per l'export, ad esempio, è a rischio un valore di circa 280 miliardi pari al 65,8% del valore complessivo. Ecco perché le misure del governo, precisa Maurizio Gardini, devono consentire alle banche di essere immediatamente operative con istruttorie in tempi record, degne dei periodi di emergenza, superando il cronico problema della burocrazia che rallenta ogni processo.

Da non dimenticare, sottolinea che questa è una sfida che si può vincere solo con l'Europa e che sin caso di sconfitta si rischia molto più di una grave depressione economica, si rischia anche di veder morire quel sogno chiamato Europa. “E qui arriviamo al secondo fronte. Da questo shock epocale usciremo vincitori solo con un'Europa unita e solidale. È indispensabile l'emissione di bond europei che non pesino sul debito dei singoli paesi e siano finalizzati a supportare le economie degli stati membri” sottolinea Gardini. Gli effetti del Covid19 sono insostenibili per i singoli paesi.

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