Brexit, tempo scaduto: il no deal è sempre più vicino

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
11.12.2020
Tempo di lettura: 5'
L'ultima cena di Brexit non ha avuto l'esito sperato e i giorni per trovare un accordo sono sempre meno. Dietro la questione dei dazi si celano tensioni politiche, le conseguenze per il Regno Unito invece saranno meno gravi di quanto previsto ad inizio anno

Il confronto tra Boris Johnson e Ursula Von der Layen ha portato ad un nulla di fatto. Dal 1 gennaio, accordo o non accordo, il Regno Unito sarà fuori dall'Unione Europea

Secondo Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm, lo stallo è dovuto ad un Regno Unito che troppo vuole, ed all'Unione Europea che non vuole creare precedenti. La conseguenze di un no deal sarebbero pesanti per il commercio ed intere filiere

Secondo invece Enrico Vaccari, responsabile clientela istituzionale di Consultinvest, che sia deal o no deal non cambierà molto per i mercati soprattutto nel medio-lungo termine. La ripartenza è il vero tema e in questo senso l'Inghilterra potrebbe essere in pole position

La cena che si è tenuta a Bruxelles, a base di capesante e rombo, tra Ursula von Der Layen e Boris Johnson potrebbe essere stata l'ultima cena del capitolo Brexit. Le dichiarazioni si sono susseguite.  «È altamente improbabile che le trattative proseguano dopo domenica anche se quando si parla con l'Europa, mai dire mai» ha dichiarato Dominic Raad, ministro degli esteri britannico. “C'è una forte possibilità che Regno Unito e Ue non raggiungano un accordo commerciale” ha riecheggiato lo stesso Boris Johnson. Quali sono i nodi su cui la trattativa si è incagliata? Quali le implicazioni per Regno Unito e Unione Europea se alla fine sarà effettivamente no deal?

L'Europa non vuole creare precedenti, Johnson ha bisogno di consensi


Secondo Richard Flax, chief investment officer di Moneyfarm ed Enrico  Vaccari, responsabile clientela istituzionale di Consultinvest, il motivo per cui non si è ancora trovato un accordo non è economico. Al fondo delle questioni ancora da risolvere (regolamentazione della pesca, aiuti di Stato e il meccanismo di risoluzione delle controversie) si cela infatti una forte tensione politica. “ll Regno Unito vorrebbe mantenere il maggior numero possibile di privilegi che l'Ue garantisce ai suoi membri e, al contempo, avere la massima libertà di decidere le proprie norme e regolamentazioni. D'altro canto, l'Ue vuole assicurarsi che far parte del club abbia un valore e che, quindi, non sia possibile sottrarsi alle responsabilità che questo comporta, mantenendone intatti i benefici”, afferma Flax che spiega anche come l'Europa voglia evitare di creare un precedente a cui altri paesi si potrebbero appellare in futuro. “Inoltre”, osserva Vaccari, “l'Europa oggi è molto più forte e coesa di quanto non lo fosse nel 2016, mentre Johnson, in perdita di consensi, sta giocando su più tavoli: prende tempo con l'Europa, mentre ha avviato per primo la campagna di vaccini, il che potrebbe dare un vantaggio competitivo importante al Regno Unito”.

No deal: sarebbe stato peggio senza il covid


Opinioni in parte contrastanti invece sugli effetti di un hard brexit. Uno scenario senza accordo può portare l'economia britannica in sofferenza, secondo Flax, mentre invece, secondo Vaccari, soprattutto nel più lungo termine, che sia deal o no deal non cambierà molto. “Commercio caratterizzato da tariffe e quote crea enormi disagi nei porti di Calais e Dover ed anche a numerose filiere, soprattutto per piccole e medie imprese manifatturiere e commercianti. Inoltre, la fornitura di beni alimentari, medicinali e prodotti energetici nel Regno Unito potrebbe subire un rallentamento dovuto a colli di bottiglia” spiega Flax. Secondo Vaccari invece, “le imprese sono già abituate ad agire in un mondo estremamente complicato e molto competitivo. Un dazio impatta sulla marginalità nel breve ma viene riassorbito con il tempo. Sarebbe una aggravante ma il driver principale sui bilanci è la ripartenza economica”. Lato mercati ci si può aspettare la stessa dinamica, con una volatilità che si presenterà nel breve, sia sul mercato azionario che su quello dei cambi, ma che non è destinata a perdurare anche alla luce del rinnovato impegno della banca centrale  alla stabilità del sistema finanziario. “Il tema per i mercati non è né la brexit né i dazi. Nel 2021 si riaccendono i motori. Chi prima parte avrà un vantaggio competitivo e in questo senso l'Inghilterra è in prima linea” afferma Vaccari che evidenzia che la questione della brexit senza il covid avrebbe avuto un impatto molto più importante sia sui mercati che sull'economia.
Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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