Boom di fine anno dell'M&A, ma l'Italia non tiene il passo

Rita Annunziata
31.12.2020
Tempo di lettura: 3'
Nelle ultime settimane il mercato globale dell'M&A ha toccato i 3,6 trilioni di dollari, in controtendenza rispetto alla prima metà dell'anno. L'Italia boccheggia e chiude il 2020 con 830 operazioni per 35 miliardi di euro di controvalore, in calo del -34%. Positive le attese sul 2021

Sebbene il valore totale degli accordi a livello globale risulti in calo del 5% rispetto al 2019, da inizio luglio sono state chiuse operazioni per oltre 2,3 trilioni di dollari

Protagonisti in negativo gli investimenti di società estere in Italia, con sole 200 operazioni per un controvalore complessivo inferiore ai 6 miliardi di euro

Max Fiani: “Il 2020 sarà ricordato come un annus horribilis, ma la pipeline per il 2021 ci impone di essere più che mai fiduciosi in merito allo stato di salute dell'M&A italiano”

Prima lo shock della pandemia, poi una raffica di grandi affari. Secondo i dati di Refinitiv raccolti dal Financial Times, nelle ultime settimane il mercato globale dell'M&A ha sfiorato il tetto dei 3,6 trilioni di dollari, in controtendenza rispetto alla prima metà dell'anno. Un'inaspettata ripresa da quando il covid-19 ha bloccato le trattative. Sebbene il valore totale degli accordi risulti in calo del 5% rispetto al 2019, infatti, da inizio luglio sono state chiuse operazioni per oltre 2,3 trilioni di dollari, in crescita dell'88% rispetto al periodo compreso tra gennaio e giugno. Tra gli accordi più importanti degli ultimi tre mesi, si ricorda l'operazione da 44 miliardi di dollari di S&P Global con il gruppo Ihs Markit, ma anche l'acquisizione da 35 miliardi di dollari di Xilinx (uno dei principali produttori di dispositivi logici programmabili) da parte di Amd (multinazionale statunitense produttrice di semiconduttori) e quella da 39 miliardi di dollari della società farmaceutica americana Alexion da parte del gruppo britannico AstraZeneca. Ma cosa sta accadendo, intanto, in Italia?

Protagoniste in negativo le società estere in Italia


Stando a un'analisi di Kpmg, la crisi pandemica ha complessivamente rallentato il mercato, sia in termini di numero di operazioni (830 contro le 1.085 del 2019, per un calo del -24%) sia in termini di controvalore totale (34,5 miliardi di euro contro i 52,4 miliardi del 2019, per una contrazione del -34%). A trainare in negativo il saldo finale sono stati gli investimenti di società estere in Italia, con sole 200 operazioni per un controvalore complessivo inferiore ai 6 miliardi di euro (contro i 18 miliardi del 2019). Tra i deal principali si segnala l'Opa promossa su MolMed (azienda biotecnologica partecipata da Fininvest) da parte del colosso giapponese del vetro Agc, per 240 milioni di euro di controvalore. Ma anche il passaggio di Laica (azienda specializzata nella produzione di piccoli elettrodomestici per la salute e il benessere della persona e di apparecchiature per il trattamento dell'acqua) nelle mani di Strix Group (in questo caso si parla di 31 milioni di euro).

Operazioni domestiche: +18% sul 2019


Sul versante opposto si posizionano le operazioni domestiche, che registrano circa 16 miliardi complessivi di controvalore in crescita del +18% rispetto allo scorso anno (nonostante il calo del -16% in termini numerici). Tra i deal più significativi, in questo caso, spicca il matrimonio tra Ubi Banca e Intesa Sanpaolo, per un controvalore di circa 4 miliardi di euro, cui si accompagna anche l'ingresso di Assicurazioni Generali in Cattolica che, secondo gli esperti, potrebbero dare lo sprint a nuove aggregazioni settoriali. In linea con lo scorso anno, invece, l'attività di finanza straordinaria delle società italiane oltre confine: si parla di oltre 13 miliardi di euro di investimenti complessivi, concentrati in 134 operazioni (contro le 197 del 2019).

Max Fiani: “Positivo l'outlook sul 2021”


Restano tuttavia positive le attese sul prossimo anno. Secondo Max Fiani, partner di Kpmg e curatore del rapporto, “gli attori del mercato M&A si sono adattati piuttosto rapidamente a quello che è definito il new normal e, a seguito di un comprensibile periodo di assestamento, hanno saputo cogliere le opportunità che il mercato italiano, forte delle sue eccellenze, continua a presentare”. Di conseguenza, spiega, “il 2020 sarà ricordato come un annus horribilis, ma la pipeline per il 2021 ci impone di essere più che mai fiduciosi in merito allo stato di salute dell'M&A italiano. Eventuali ulteriori sviluppi sul fronte vaccini e un rallentamento dell'emergenza potrebbero fornire un'ulteriore spinta al mercato”.

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