Bofa: non ci sarà inflazione senza crescita

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
19.5.2021
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Per Bofa i prossimi mesi saranno all'insegna di una ripresa economica e di un'inflazione entrambe sopra il trend degli ultimi anni. Materie prime, finanziari ed energetici sono gli asset di potafoglio per non sbagliare, mentre è meglio stare alla larga dal bitcoin

Bank of America ha pubblicato il report mensile Global fund manager survey, nel quale ogni mese valuta quale sia il sentimento di mercato

Per il 69% degli intervistati lo scenario economico in cui si muoveranno i mercati è quello di inflazione e crescita economica sopra la media. Solo l’8% si aspetta stagflazione

Il 75% dei gestori ritiene che il bitcoin, l’asset più scambiato sul mercato, stia attraversando una bolla speculativa. Il rischio principale per i mercati rimane l'inflazione

Mercati al rialzo o al ribasso? Stando alla consueta survey mensile di Bofa, con cui l'istituto intervista più di 200 gestori di fondi, si direbbe la prima. Nonostante l'inflazione di MainStreet si stia accompagnando ad una “deflazione” di Wall Street, a maggio il sentiment degli investitori appare inequivocabilmente rialzista. In uno scenario di crescita economica e inflazione, materie prime, bancari e ciclici sono gli asset a livello di allocazione che stanno venendo più sovrappesati. Il bitcoin di contro, per i più, invece è un asset in bolla.
Mai così tanti gestori si sono espressi per una crescita e inflazione sopra la media. Per il 69% degli intervistati è infatti proprio questo lo scenario economico che si prospetta per i prossimi mesi, contro solo l'8% che si aspetta una situazione di stagflazione, ovvero un aumento dei prezzi concomitante ad una assenza di crescita. L'84% (quota che rimane su livelli record) si esprime per un'aspettativa di fondamentali economici più forti mentre il 78% è convinto che i profitti delle aziende miglioreranno nei prossimi dodici mesi. Arco temporale in cui l'83% (in discesa di dieci punti percentuali rispetto ad aprile) si aspetta un'inflazione più elevata rispetto ai livelli attuali dei prezzi. Quanto basta, per essere percepita come il principale rischio per i mercati: a selezionare tale opzione è stato il 35% degli intervistati. Seguono il pericolo di un taper tantrum (27%) e che gli asset finanziari siano in bolla (15%). Il covid, citato come il nemico numero uno fino a febbraio, ora preoccupa solo il 9% degli intervistati. Infine il livello dei tassi attuale non è ritenuto critico per il mercato azionario da nessuno degli intervistati. Ma la maggior parte prevede che un eventuale traiettoria dei tassi del treasury decennale americano sopra il 2% comporterebbe una correzione delle borse di almeno dieci punti percentuali.
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In questo contesto l'allocazione dei gestori è fortemente sbilanciata verso le asset class a natura ciclica. L'esposizione alle materie prime è in prospettiva storica quella più sovrappesata. Sebbene il peso dell'azionario sia in contrazione, le posizioni settoriali nelle banche e nelle risorse "a fine ciclo", come il comparto energetico, superano i massimi del 2006. Di contro la componente tech di portafoglio è al minimo da tre anni a questa parte. A livello fattoriale, il value rimane il fattore chiave di performance con un consenso del 48%, seguito da “alta qualità”, il cui consenso è aumentato dal 17% al 41%" e da “alti dividendi", dal 24% al 39%, mentre il fattore "small-cap" continua la sua discesa arrivando a convincere solo il 14% degli intervistati dal 41% di gennaio. Infine per il 43% dei gestori il bitcoin è l'asset più scambiato, con il 75% che ritiene che la criptovaluta stia attraversando una bolla speculativa.
Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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