Blue economy, nuove opportunità di investimento per Italia

nicola-paronzini
Nicola Paronzini
18.10.2021
Tempo di lettura: 3'
Negli ultimi anni, anche grazie alla maggiore sensibilità per la salvaguardia del nostro pianeta e allo sviluppo di un'economia ecosostenibile, si sente parlar sempre più spesso, di blue economy (economia blu), modello che ha, quale scopo, quello di rivoluzionare l'economia mondiale attraverso un approccio sostenibile

Cos'è la blue economy


In campo economico, il termine blue economy è stato introdotto per la prima volta nel 2010, dall'economista belga Gunter Pauli, nel suo libro Blue economy: 10 anni, 100 innovazioni, 100 milioni di posti di lavoro. In quelle pagine, Pauli introduce una nuova forma di economia sostenibile, simile alla green economy, ma differente da essa. L'economia blu può identificarsi in un modello di economia dedicato alla creazione di un sistema economico sostenibile attraverso l'innovazione tecnologica.

L'economista elabora le sue tesi partendo da una disciplina scientifica ancora poco conosciuta: la biomimesi. Essa si occupa di studiare, e possibilmente imitare, i processi biologici e biomeccanici della flora e della fauna terrestre. In buona sostanza, gli scienziati studiano la natura per cercare soluzioni da applicare alle attività umane.

Un esempio molto conosciuto di questa disciplina è il velcro, quel particolare sistema di chiusura che utilizza una striscia di tessuto peloso e una striscia di tessuto munita di uncini. Questa invenzione, introdotta nel 1941 dall'ingegnere svizzero George de Mestral, fu realizzata partendo proprio dall'osservazione di alcune specie di fiori che, visti al microscopio, presentavano proprio degli uncini che consentivano loro di “aggrapparsi”, per esempio al pelo animale, per essere trascinati in giro favorendo l'impollinazione. Il concetto di biomimesi è importante nell'ambito della blue economy perché, attraverso lo studio del funzionamento della natura, è possibile migliorare le tecniche di produzione e trasformazione, con impatti importanti in diversi ambiti, quali quello economico (lo sfruttamento di nuove forme di produzione può contribuire a rivitalizzare settori in crisi e individuare settori emergenti), sociale (crescita del numero di posti di lavoro), ambientale (riduzione di emissioni dannose).
Un altro concetto molto importante che contraddistingue la blue economy è da rinvenirsi nel fatto che le teorie di questa economia tendono all'eliminazione totale delle emissioni dannose per il pianeta, con la ricerca della rivoluzione dei sistemi di produzione imitando i processi naturali; altro esempio di biomimesi è quello offerto dall'architetto Mick Pearce, il quale, servendosi di appositi modelli matematici, ha progettato un edificio che, sfruttando i principi di costruzione dei termitai, è in grado di auto raffreddarsi. Si tratta dell'Eastgate Building Centre di Harare, in Zimbabwe, che per il raffreddamento della struttura non prevede nessun sistema di ventilazione; altro esempio è quello del professor Jorge Reynolds, inventore di un nuovo pacemaker senza batterie difficili da riciclare. Grazie alle conoscenze acquisite sul funzionamento degli organismi viventi in relazione all'ambiente, ha trovato il modo di far funzionare il pacemaker utilizzando la temperatura corporea e la pressione generata dalla voce.

Questo stesso approccio produzione - natura può essere applicato in ogni ambito produttivo, come vedremo, anche in quello del trasporto merci.

Come detto, il termine economia blu allude proprio all'importante risorsa rappresentata dal mare. Basti pensare che, secondo le stime dell'Unione europea, l'economia marittima produce circa 340 miliardi di euro di fatturato, dando lavoro a 1,2 milioni persone. Progetti specifici, infatti, sono stati approvati al fine di favorire il transito delle merci dal trasporto su gomma al trasporto marittimo. In questo senso, gioca un ruolo determinante il trasporto intermodale, cioè quella forma di trasporto merci che combina diversi mezzi (automezzi, treni, aerei e navi) sfruttando le specificità di ciascuno al fine di ridurre tempi, costi e impatto ambientale.

Si ricorda che l'Italia è uno dei paesi più avanzati in questo ambito. Basti pensare che la flotta battente il tricolore, con una stazza di 16,5 milioni di tonnellate di stazza lorda, è tra le più grandi al mondo. Questo offre immense possibilità per ridurre l'impatto ambientale dei trasporti nazionali.

Le opportunità della blue economy per l'Italia


L'Italia è la terza più grande economia blu d'Europa e leader per il tasso di produttività nell'uso delle risorse marittime. L'economia blu italiana, trainata dal turismo costiero, dà già lavoro a oltre 390mila persone e genera circa 19,7 miliardi di euro di valore aggiunto al pil nazionale.

Per l'Italia lo sviluppo della blue economy è importante anche nel settore della pesca; la regione dov'è più sviluppata questa tipologia di economia è la Sicilia, che è impegnata a creare un Distretto unico: un sistema di responsabilità e di concreta partecipazione di tutti gli attori della pesca e dell'agroindustria a una produzione rispettosa dell'ambiente e capace di valorizzare le risorse del territorio costiero, utilizzando dialogo e condivisione delle esperienze e delle conoscenze.

La blue economy, infine, è importante perché propone nuove soluzioni per le attività legate al mare, quali la pesca, l'acquacoltura, l'industria della trasformazione alimentare, la cantieristica e i servizi connessi alla nautica da diporto, il turismo costiero e le attività estrattive. Questi settori, infatti, rappresentano un potenziale enorme; la Commissione europea ha intenzione di destinare risorse importanti per la realizzazione di un Fondo, che consentirà di investire in nuovi mercati, tecnologie e servizi marittimi, come l'energia oceanica e la biotecnologia marina.
Opinione personale dell’autore
Il presente articolo costituisce e riflette un’opinione e una valutazione personale esclusiva del suo Autore; esso non sostituisce e non si può ritenere equiparabile in alcun modo a una consulenza professionale sul tema oggetto dell'articolo. WeWealth esercita sugli articoli presenti sul Sito un controllo esclusivamente formale; pertanto, WeWealth non garantisce in alcun modo la loro veridicità e/o accuratezza, e non potrà in alcun modo essere ritenuta responsabile delle opinioni e/o dei contenuti espressi negli articoli dagli Autori e/o delle conseguenze che potrebbero derivare dall’osservare le indicazioni ivi rappresentate.
Dottore commercialista, titolare dello studio Paronzini, amministratore di Pgn Services srl; già
professore a contratto (diritto del turismo) all'Università Iulm di Milano e (diritto del turismo e
diritto dei beni culturali) all'Upo, sedi di Novara e Domodossola. Attivo nel diritto tributario e in
materia contabile per pmi, agricoltura e terzo settore; revisore contabile, iscritto all’elenco nazionale
dei componenti dell’Organismo di valutazione della performance, abilitato per la consulenza nelle
crisi di sovraindebitamento.

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti