Bitcoin in caduta libera: meno 40% in un mese

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
20.5.2021
Tempo di lettura: 3'
Il bitcoin mercoledì è andato quasi sotto i 30 mila dollari, perdendo il 40% dal picco di aprile. Pesano i tweet di Elon, la presa di posizione da parte delle banche cinesi e... la quotazione di Coinbase

Mercoledì il prezzo dei bitcoin ha toccato quasi i 30 mila dollari, per poi risalire oltre i 40 mila. Giù, tra le altre, anche Dogecoin ed Ethereum

Secondo CoinMarketCap, il valore totale del mercato delle criptovalute è diminuito di più di 470 miliardi di dollari attestandosi a 1,66 mila miliardi di dollari

Stando all'indice Bitcoin Electricity Comsumption dell'università di Cambridge per l'estrazione di bitcoin si consuma 133,68 terawattora all'anno: più della Svezia

Settimana da incubo per il bitcoin, che nel giro di poche ore è arrivato a bruciare milioni di dollari in capitalizzazione, portandosi dietro anche le altre criptovalute. Dopo un anno da “favola”, puntellato da tweet di celibrità quali Elon Musk e Snoop Dog e caratterizzato dalla "Fomo" - la paura di entrare sui mercati troppo tardi - è arrivato uno stop che ha smorzato l'euforia crittografica. Per le valutazioni future delle valute digitali la questione regolamentare è ancora un rischio, quella energetica una nuova insidia. E quando sembra prendere il volo definitivo, il bitcoin crolla

Il mercoledì nero


Nel mercoledì nero delle criptovalute, la regina delle valute digitali si è spinta, prima di rialzarsi, fino ai 30.202 dollari, segnando un calo del 41% rispetto ai massimi di aprile, quando aveva toccato i 64.829 dollari. Il selloff si è esteso anche ad altre valute digitali. Dogecoin è sceso del 27% a circa 35 centesimi, dopo avere toccato i 22 centesimi. Ethereum, in contrazione del 40%, ha recuperato fino a 2.536 dollari, limitando le perdite percentuali al 26%. Secondo CoinMarketCap, nel complesso il valore totale del mercato delle criptovalute è diminuito di più di 470 miliardi di dollari attestandosi a 1,66 mila miliardi di dollari. Il Bitcoin è passato da capitalizzare 902 miliardi a valere 721 miliardi di dollari.

Il giro di vite cinese


Da tale ribasso la prima lezione da apprendere è che il mercato delle criptovalute è ancora sensibile agli sforzi regolamentari. Il giro di vite della Cina sulle valute digitali ha dato gli effetti sperati (per le autorità). Il calo del bitcoin è stato innescato infatti da una dichiarazione congiunta di tre banche cinesi - China Internet Finance Association, China Banking Association e China Payment and Clearing Association  - che invitano le istituzioni finanziarie a non accettare valute virtuali come mezzo di pagamento o fornire servizi tramite il loro uso. Nella nota si legge come "di recente i valori delle criptovalute sono schizzati e crollati e il trading speculativo è ripreso, infrangendo la sicurezza delle proprietà delle persone e interrompendo il normale ordino economico e finanziario".

Il bitcoin consuma quanto un paese


La seconda variabile critica, emersa con prepotenza negli ultimi mesi, è l'enorme consumo energetico richiesto per produrre bitcoin. Lo stesso Elon Musk in un suo recente tweet ufficializzava il problema, contribuendo al selloff di questi giorni, contro i suoi stessi interessi (dal crollo del bitcoin Elon ha “perso” il 24% del suo patrimonio). Il patron di Tesla lunedì ha twittato che la società di veicoli elettrici non accetterà più il pagamento in bitcoin, diversamente da quanto annunciato a marzo. L'ultima misurazione, riportata dal Financial Times, del dispendio energetico crittografico è dell'università di Cambridge. Stando al suo indice Bitcoin Electricity Comsumption, l'estrazione di bitcoin consuma 133,68 terawattora all'anno di elettricità - una stima che è aumentata costantemente negli ultimi cinque anni. Stando a questa cifra, il bitcoin consumerebbe elettricità più della Svezia e poco di meno della Malesia  (147,21TWh).
Al netto delle cause, come osserva il Wall Street Journal, l'entità del ribasso è da attribuirsi anche a un fattore strutturale del mercato crittografico. I mercati delle criptovalute infatti scambiano 24 ore al giorno sette giorni alla settimana in tutto il mondo. Una volta che lo slancio accelera in entrambe le direzioni, non c'è nessuna campana di chiusura o interruttore per rallentare il movimento. Inoltre la flessione è ascrivibile a un motivo borsistico ricorrente negli ultimi anni. Contro intuitivamente, eventi che avvalorano la forza del bitcoin segnano il suo picco massimo di valutazione. Nel 2017 il prezzo di  bitcoin è salito da 1.000 dollari a quasi 20.000 dollari, raggiungendo il picco il giorno stesso in cui il gigante degli scambi CME Group ha aperto il suo tanto atteso mercato dei futures di bitcoin. Quell'evento invece che innescare un rialzo ha segnato la fine del rally. Quest'anno il bitcoin ha raggiunto il picco il 14 aprile in coincidenza con il debutto in borsa di Coinbase Global, la più grande app di trading di criptovalute degli Stati Uniti, senonché la prima a quotarsi in borsa. Proprio come il lancio del CME, sembra aver segnato la fine di un rally.
Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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