Biglietto verde al rialzo: sarà dollaro debole o dollaro forte?

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
8.4.2021
Tempo di lettura: 3'
Il dollaro negli ultimi tre mesi è andato al rialzo, dopo un anno da incubo. Ma sul futuro del dollaro prevarrà lo spread rispetto ai tassi europei o il deficit gemello degli Stati Uniti?

Il dollaro dopo un anno da incubo dove ha perso mediamente il 9% è tornato ad apprezzarsi. Negli ultimi tre mesi il tasso euro/dollaro è passato da 1,21 a 1,19

Per i prossimi mesi pesa un quadro macroeconomico non favorevole al biglietto verde. Il deficit gemello ammonta al 17% del pil. Gli hedge fund hanno preso posizione

Secondo Deutsche Bank a fine anno il cambio euro/dollaro arriverà a 1,30. Secondo Goldman Sachs a 1,28

Negli ultimi tre mesi il dollaro è tornato forte, nonostante molti analisti si fossero espressi a fine 2020 per un dollaro che nei successivi 12 mesi avrebbe continuato a rivelarsi debole. Cosa è successo? Quale traiettoria seguirà il biglietto verde nei primi mesi dell'anno? We Wealth lo ha chiesto a Gaetano Evangelista, ceo di Age Italia.
Stando al Financial Times, l'indice del dollaro, che replica il suo valore rispetto ad altre sei principali valute, è balzato del 3,6% nel primo trimestre, registrando la sua migliore corsa al rialzo dal 2018 e una brusca inversione di marcia rispetto al calo del 6,8% dell'anno scorso. A perderci sono state le altre valute. A marzo lo yen giapponese ha perso il 7,2% rispetto al dollaro (mese peggiore in cinque anni), l'euro ha assistito al più grande calo rispetto al biglietto verde in tre anni, mentre il calo del renminbi cinese è stato il più grande dall'avvento della pandemia. Una dinamica inaspettata. A fine 2020 c'era un forte consenso circa le sorti del dollaro: le condizioni monetarie allentate negli Stati Uniti e una robusta ripresa economica globale avrebbero pesato sul dollaro attirando le società e gli investitori a scommettere all'estero. Ma sembra che questa visione fosse già integrata nel tasso di cambio. L'aumento delle aspettative di inflazione, a seguito dell'annunciao del pacchetto fiscale dell'amministrazione Biden da 1,9 miliardi di dollari, ha però cambiato le carte in tavole. Sul mercato obbligazionario statunitense si è verificato un forte sell-off che ha portato ad un allargamento dello spread tra i tassi usa e i tassi dell'eurozona.
"Improvvisamente i buoni del tesoro americano sono risultati attraenti" ha commentato al Financial Times Jim Leaviss, chief investment officer per il reddito fisso sovrano presso M&G Investments. Il risultato è stato un afflusso di capitali in Usa e dunque una più alta domanda di dollari. Lo spread tra tassi usa e tassi dell'eurozona al netto delle rispettive inflazioni è salito da circa 30 punti base di settembre ai 120 di marzo. A evidenziarlo è Gaetano Evangelista che però non è del tutto convinto rispetto a questa dinamica da manuale tra tassi e dollari ed è più propenso per una “teoria del rimbalzo”. I motivi sono due: lo sfaso temporale tra aumento dello spread (da settembre) e rafforzamento del dollaro (da inizio anno) e un precedente storico. “I 30 punti base di spread di settembre si erano già visti nel lontano 2013. Con una differenza: allora il cambio euro/dollaro era a 1,30” osserva Evangelista che spiega come in altre parole il crollo del dollaro del 2020 non si sia riflesso adeguatamente sul differenziale di tassi. Il dollaro avrebbe dovuto essere più debole di quello che era e forse dovrebbe esserlo tutt'ora.

“Sono dell'opinione che il rally attuale del dollaro sia preludio di una debolezza che si manifesterà nei prossimi mesi”. Oltre ragioni tecniche ce ne sono anche alcune di carattere economico. “Negli Stati Uniti si sta assistendo a una situazione di deficit gemelli: sia la bilancia commerciale che quella fiscale sono in deficit. Complessivamente il disavanzo pesa per il 17% del pil statunitense. È improbabile che la valuta, valvola di sfogo di questi squilibri, non ne risenta” spiega Evangelista. Un altro segnale che fa propendere per un dollaro debole nei prossimi mesi sono gli hedge fund, considerati “lo smart money dei mercati valutari: i fondi speculativi sono attualmente lunghi sull'euro e corti sul dollaro. Se questa previsione si dovesse concretizzare, conclude Evangelista, i mercati emergenti, andati a rilento per colpa del dollaro forte, potrebbe essere una buona opportunità di investimento.

Le grandi banche sembrano condividere questa view. Per il responsabile globale della strategia valutaria di Deutsche Bank il cambio euro dollaro arriverà a 1,25 entro giugno e a 1,30 entro la fine del 2021. Anche Zach Pandl, co-responsabile del cambio globale, dei tassi di interesse e della strategia dei mercati emergenti di Goldman Sachs, si attiene alla visione pessimistica del dollaro della banca, prevedendo che l'euro verrà scambiato a 1,28 dollaari entro la fine dell'anno, 10 centesimi al di sopra del suo valore attuale.

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