Anche le banche Usa soffrono: peggior calo mensile dal 2020

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Alberto Battaglia
27.4.2022
Tempo di lettura: 3'
L'indice settoriale S&P Banks Index mostra che negli Usa il ribasso del comparto bancario è arrivato al 9,2% da inizio aprile

In Italia l'impatto dell'invasione russa è stato immediato sui titoli bancari. Per le colleghe americane i timori crescenti di recessione starebbero sovrastando l'effetto positivo che i tassi in aumento avranno sul business del credito

Con i ribassi extra large registrati da nomi come JPMorgan (-24%), Bank of America (-21%) o Goldman Sachs (-17,7%) è lecito interrogarsi se, a questo punto, il settore bancario sia diventato nuovamente un occasione d'acquisto interessante

Dall'inizio della crisi ucraina il settore bancario è stato uno dei più colpiti. Questo è avvenuto in un contesto che sarebbe stato altrimenti uno dei più favorevoli per il comparto: con l'aumento dei tassi delle banche centrali in agenda si stava aprendo una nuova stagione fatta di margini d'interesse più sostanziosi.

Il ribaltamento delle prospettive del settore è stato immediatamente chiaro in Italia, con un brusco crollo azionario alimentato dalle temute esposizioni di Unicredit e Intesa al mercato russo. Negli Stati Uniti, sembra quasi che lo scoppio si sia sentito in ritardo, in questo aprile. L'indice settoriale S&P Banks Index mostra che negli Usa il ribasso del comparto bancario è arrivato al 9,2% da inizio aprile – continuando su questa strada si profila il maggior calo mensile che le banche abbiano mai visto a Wall Street dal coronacrash del marzo 2020, ha notato Bloomberg.

Le conseguenze finanziarie della crisi ucraina sono state due in particolare: la contrazione nell'offerta di una lunga serie di commodity, che ha contribuito ad alimentare le già forti pressioni inflazionistiche, e una generale riduzione dell'outlook economico, con riduzioni dei commerci e della crescita. Nell'ottica bancaria il primo dei due fenomeni potrebbe essere positivo, perché con un'inflazione più alta i tassi d'interesse salgono più in fretta consentendo migliori margini per le attività di credito. Il secondo elemento, però, non preannuncia niente di buono per le banche, perché in un'economia che rallenta (con timori crescenti di recessione) si riduce anche la domanda di credito.

"Le banche sono storicamente molto correlate alla direzione dei rendimenti obbligazionari”, che in questo momento stanno aumentando, “ma a causa delle recenti preoccupazioni sulla crescita si è aperto un divario con i rendimenti", hanno scritto in una nota gli stratist di JPMorgan Chase. La correlazione, osservata nell'orizzonte dei 40 giorni, fra i rendimenti del Treasury decennale e le azioni bancarie, è la più "scoordinata" degli ultimi tre anni e mezzo. E' strano, perché questi due elementi di solito si muovono in tandem.

Nel frattempo, in Italia, le azioni bancarie si sono mosse poco dal bottom raggiunto nella prima settimana di marzo. Mettendo a confronto i dati da inizio anno al 27 aprile, il bilancio dei comparti bancari americano e italiano in Borsa non è poi così distante, con un rosso del 16,13% per il primo e del 19,87% per il secondo. La sottoperformance rispetto agli indici di riferimento è evidente in entrambi i casi: -11,17% è la perdita per l'S&P 500 e -12,86% per il Ftse Mib.

Per le banche americane i risultati trimestrali mediamente superiori alle attese non sono bastate a risollevare il sentiment negativo sui mercati, il fatto che i risultati finanziari positivi non bastino "è la più grande frustrazione per molti investitori in azioni bancarie, ma è anche in qualche modo comprensibile dati i crescenti timori di un rallentamento/recessione economica", ha dichiarato l'analista di Deutsche Bank Matt O'Connor.

Con i ribassi extra large registrati da nomi come JPMorgan (-24%), Bank of America (-21%) o Goldman Sachs (-17,7%) è lecito interrogarsi se, a questo punto, il settore bancario sia diventato nuovamente un occasione d'acquisto interessante. Su questo gli analisti restano discordi, ma parte della risposta dipenderà dalle capacità della Fed, che proverà ad alzare velocemente i tassi senza portare l'economia in recessione. Lo stesso presidente Powell ha ammesso “nessuno crede che sarà facile”.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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