Banche europee gonfie di debito: unione monetaria a rischio?

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
7.4.2021
Tempo di lettura: 3'
La pandemia ha portato i debiti pubblici dei paesi dell'eurozona a livelli molto alti e le banche approfittando di tassi bassi lo hanno sottoscritto. Lo stock di debito sovrano in pancia alle banche italiane è cresciuto del 9%

I titoli di Stato nazionali detenuti dalle banche della zona euro sono aumentati di oltre 140 miliardi di euro arrivando alla cifra di 2 mila miliardi di euro tra il febbraio dell'anno scorso e quello di quest'anno

Lo stock di debito pubblico detenuto dalle banche italiane ha toccato lo scorso agosto il picco di 712 miliardi di euro. In termini relativi la quota di debito detenuto dalla banche italiane rispetto ai loro asset totali è aumentata dal 16,9% al 18,6%

A distanza di dieci anni dalla crisi del debito sovrano, che ha colpito i paesi europei allora riconosciuti con l'acronimo PIIGS, alcuni analisti hanno alzato il loro livello di allerta circa i legami tra il sistema bancario e i governi sempre più indebitati.  Le banche europee nell'ultimo anno hanno fatto incetta di debito sovrano: in particolar modo quelle francesi e quelle italiane.  A fare il punto sulla questione è un articolo del Financial Times.
Secondo i calcoli del quotidiano britannico basati sui dati della Banca centrale europea, i titoli di Stato nazionali e i prestiti detenuti dalle banche della zona euro sono aumentati di oltre 140 miliardi di euro arrivando alla cifra di 2 mila miliardi di euro tra il febbraio dell'anno scorso e quello di quest'anno. L'esposizione delle banche italiane al debito pubblico interno ha raggiunto il record di 712 miliardi di euro lo scorso agosto, in aumento di oltre il 9% da inizio pandemia e da allora in leggera flessione. Ma l'aumento più significativo l'hanno conosciuto le banche francesi, la cui esposizione al debito del proprio governo è salita tra febbraio e settembre 2020 del 18%, raggiungendo il record di 431 miliardi di euro.  Ma nel complesso tutti i governi della zona euro – chi più chi meno - hanno emesso una quantità record di obbligazioni nell'ultimo anno per finanziare la loro risposta alla pandemia: per la prima volta nella storia l'indebitamento complessivo della zona euro ha superato il prodotto interno lordo della stessa.
Questi numeri fanno tornare alla memoria la non troppo lontana crisi dei debiti sovrani, durante la quale proprio questa crescente esposizione delle banche al debito dei governi era arrivata a minacciare l'esistenza della zona della moneta unica. Per alcuni la preoccupazione di una nuova faglia nell'unione monetaria europea esiste.  "Il rischio sovrano sui bilanci delle banche è un tema che non è stato ancora affrontato, a differenza di altre misure di mitigazione del rischio introdotte dall'unione bancaria dell'eurozona” ha affermato Heike Mai, analista bancario di Deutsche Bank, intervistato dal Financial Times. “Resta l'elefante nella stanza: l'attuale pandemia con il suo aumento del debito pubblico evidenzia la necessità di una riforma".

A favorire l'aumento del debito in pancia alle banche è stata in parte la stessa bce che ha ridotto il rischio di insolvenza sul debito, tramite il suo ampio programma di acquisto dei titoli di stato degli ultimi anni,che  ha portato i tassi a cui i governi possono prendere a prestito vicino ai minimi storici. A ciò si è aggiunto quest'anno il Recovery Fund che stanzierà 750 miliardi di euro a sostegno delle economie più colpite dalla crisi. Un asset dunque non rischioso per le banche europee - a cui è consentito di allocare zero capitale a fronte di queste attività - e foriero di un buon “carry trade”, alla luce di tassi interbancari a cui le banche possono prendere a prestito dalla bce intorno all'1%. "Le banche rispondono all'emissione di obbligazioni da parte dello Stato perché ritengono che sia un buon investimento da tenere in termini di rischio e sono incoraggiate a farlo per mantenere la liquidità", ha affermato Jacques de Larosière, ex capo del Fmi e Banque de France.

Il debito sovrano detenuto dalle banche italiane ammonta al 18% delle attività totali ed è quasi il doppio del capitale totale, il che le rende a livello di detentrici di debito pubblico decisamente sopra la media europea. Banca d'Italia ha affermato che la quota dei titoli di Stato del paese detenuti da investitori stranieri è scesa dal 25,9 al 23,6 per cento nei primi sei mesi dello scorso anno, mentre quella delle banche italiane è aumentata dal 16,9 al 18,6 per cento. L'esposizione sovrana interna delle banche francesi è invece ancora ben al di sotto della media della zona euro, con solo il debito pubblico detenuto che è pari al 4% delle loro attività totali e ai due terzi del loro capitale.

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