Aukus: il nuovo assetto anti-cinese

Alberto Negri
Alberto Negri
21.10.2021
Tempo di lettura: 3'
Gli Usa vogliono contrastare Pechino sulle rotte marittime, militari e commerciali del Pacifico, più che sulla via della Seta. Per questo hanno stretto il patto Aukus con Australia e Uk, costringendo i loro alleati ad acquistare sottomarini americani in luogo di quelli francesi. L'India fa parte dello schieramento, quanto l'Europa
Qual è la relazione tra il ritiro americano dall'Afghanistan e il patto Aukus tra Stati Uniti, Australia e Gran Bretagna che ha provocato un terremoto diplomatico con la Francia e le reazioni sdegnate della Cina? Si tratta del maggiore assestamento strategico nell'area dell'Indo-Pacifico attuato negli ultimi anni per iniziativa di Washington.
Con il ritiro dall'Afghanistan, gli Usa hanno segnalato che non interessava più a Washington avere una posizione militare sul terreno in un Paese tormentato che pure ha un confine consistente con la Cina nella regione dello Xinjiang. Gli Stati Uniti hanno deciso di contrastare Pechino non sul terreno ma sulle rotte marittime, militari e commerciali, del Pacifico piuttosto che opporsi alla Belt and Road Initiative, la nuova Via della Seta costituita da grandi opere infrastrutturali che la Cina sta intessendo con gli stati dell'Eurasia. Per questo gli Stati Uniti hanno spinto gli australiani ha scegliere i sottomarini nucleari Usa al posto di quelli francesi. Non si tratta di un'ostilità preconcetta verso Parigi. Quando cinque anni fa gli australiani decisero di acquistare i sottomarini francesi anche gli esperti americani erano d'accordo. Eravamo in un'altra epoca. Ora il confronto tra Usa e Cina è arrivato a un punto di svolta. Gli Usa hanno deciso di far schierare i loro alleati come l'Australia e il Giappone nel formato Quad, un quartetto composto anche da Usa e India i cui leader si sono incontrati a Washington pochi giorni dopo l'annuncio del patto Aukus. Il tutto con grande irritazione della Cina che ha definito la riunione “un circoletto destinato a fallire”.
In realtà la presenza dell'India del primo ministro Narendra Modi a fianco degli Stati Uniti e degli alleati filo-occidentali ha un valore quasi epocale. Se è vero che l'India da tempo ha stretti rapporti con Washington, i governi di New Delhi avevano una lunga tradizione di indipendenza dai blocchi Est-Ovest. Ora l'India sta decisamente in un fronte anti-cinese. Tutti poi ricordiamo quanto è accaduto con la rissa a pietre e bastoni del 15 giugno dello scorso anno - gli scontri più violenti tra le due superpotenze da 40 anni a questa parte - in cui morirono 20 soldati indiani e quattro cinesi. Adesso ci sono stati segnali di distensione e i soldati di entrambi gli schieramenti dovrebbero abbandonare le loro postazioni proprio nelle vicinanze della valle di Galwan. Ma è evidente che tra i due giganti asiatici non corre buon sangue. In questo quadro è lecito chiedersi quali sono le conseguenze per l'Europa e l'area del Mediterraneo.

Gli americani, concentrati nel confronto con la Cina, nelle aree di crisi locali si affidano ad attori regionali, a Israele, in primo luogo, all'Egitto e alla Turchia. Ovvero a Paesi che hanno dimostrato di difendere i loro interessi nazionali calpestando qualunque rispetto dei diritti umani. La Turchia anche per gli Usa del presidente Biden si sta rivelando estremamente utile. Erdogan infatti si contrappone alla Russia su almeno tre fronti, quello della Libia, dove occupa la Tripolitania mentre in Cirenaica ci sono i mercenari della società russa Wagner; quello della Siria, dove i russi sostengono Assad e le truppe turche sono stabilmente in una fascia Nord popolata dai curdi; quello del Caucaso, dove Ankara ha sostenuto l'offensiva bellica degli azeri contro gli armeni. Inoltre Erdogan nel suo discorso all'Onu ha fronteggiato direttamente la Russia affermando “che non riconoscerà mai l'annessione della Crimea”, dove è presente la minoranza musulmana dei tatari.

Quanto all'Europa, le fantasie sull'esercito europeo saranno presto liquidate e gli Usa sanno benissimo come manovrare Bruxelles: nessun membro dell'Ue si è schierato con la Francia sul Patto Aukus. L'autonomia strategica dell'Ue è una favoletta e il massimo cui aspirano gli europei è ritagliarsi fette di torta militari e tecnologiche che incontrino gli interessi americani. L'unico a pronunciarsi esplicitamente contro l'Aukus è stato il consigliere della Merkel Christoph Heusgen: lo ha definito “una grande perdita di fiducia nell'amministrazione Biden”. Ma la Merkel è uscita di scena con la devastante sconfitta del suo partito e tutto questo finirà nelle curiosità da archivio.
(articolo tratto dal magazine We Wealth di novembre)
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È stato inviato speciale e corrispondente di guerra del Sole 24 Ore negli ultimi 30 anni per le zone Medio Oriente, Africa, Asia Centrale e i Balcani. Nel 2009 ha vinto il premio giornalistico Maria Grazia Cutuli, nel 2015 il premio Colombe per la pace. nel 2016 il premio Guidarello Guidarelli e nel 2017 il premio Capalbio saggistica per il libro "Il Musulmano Errante".
Oggi è Senior Advisor dell’ISPI, Istituto degli Studi di Politica Internazionale.

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