Anche i derivati si tingono di green

Contributors We Wealth
Contributors We Wealth, Dario Savoia, segretario generale di Acepi
15.7.2022
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Nuove regole e nuove preferenze da parte dei risparmiatori spingono la sostenibilità negli investimenti. Emergono, in diversi Paesi Ue, criteri di classificazione Esg dei prodotti - fondi, ma anche certificati - elaborati dalle associazioni di categoria. Un aiuto per l'industria

Peculiare dell’attuale periodo di crisi e turbolenza nei mercati, rispetto ai precedenti, è che il tradizionale orientamento verso beni rifugio non ha fermato la crescita degli investimenti con connotazione Esg (environmental, social governance, ovvero strumenti che integrano l'analisi finanziaria tradiizionale con i fattori ambientali e sociali ndr). Cosa guida questo trend ed è l’asset Esg il nuovo bene rifugio?

Allora, certamente un fenomeno di flight to quality guida il trend e demolisce sia il luogo comune che vuole gli investimenti sostenibili quale moda passeggera sia quello degli investitori focalizzati in tempo di crisi su priorità più pressanti (più protezione che rendimento). Se un numero sempre più grande di clienti considera l’Esg centrale nel proprio approccio all’investimento è perché l’investimento Esg risponde a tante esigenze, anche di protezione e di lungo periodo. Si ritiene inoltre che le società/investimenti che hanno a cuore sia la remunerazione degli investitori che i fattori Esg emergeranno più forti dai contesti di crisi. L’industria finanziaria risponde a tali esigenze muovendosi nell’ambito di una selva di dati e di nuove regole europee in materia, già vigenti o di prossima applicazione. 

Il 2 agosto 2022 entrano in vigore le norme sulla rilevazione delle preferenze di sostenibilità dei clienti in capo agli intermediari, previsti dal Regolamento Delegato 565 (MIfid2), e sulla valutazione delle stesse, come parte integrante della valutazione d’idoneità del cliente stesso. Ciò comporta in particolare l’adeguamento dei questionari di profilazione del cliente. Speculare dal lato dell’offerta di prodotti sostenibili, è l’obbligo di product governance dell’industria (in vigore da Novembre 2022) di classificare i prodotti in base alle differenti caratteristiche ambientali, sociali e di governance, proprio per favorire il matching tra le preferenze di sostenibilità dei clienti e i connotati Esg dei prodotti finanziari. 

Ma non è affatto facile navigare tra requisiti normativi e dati Esg, spesso disomogenei per metodologie di classificazione e valutazioni (rating, scoring). La sfida è allora quella di fornire strumenti chiari, sintetici e codificati che consentano al consulente di fornire al cliente una proposta d’investimento coerente alle preferenze di sostenibilità e sottoposta a costante verifica di adeguatezza. A tal fine il gruppo di lavoro FinDateX ha elaborato l’European Esg Template (Eet) cioè un set di dati, omogenei, chiari, completi, e machine readable che l’industria fornirà ai distributori in relazione ai prodotti, consentendo ad entrambi di adempiere agli obblighi di product governance. Stanno inoltre emergendo in diversi Paesi Ue dei criteri di classificazione Esg dei prodotti (fondi, ma anche certificati), elaborati dalle associazioni di categoria, vuoi in autonomia o guidati da regulator nazionali. Tali sforzi di standardizzazione dei criteri e metodologie saranno strumentali per la crescita degli investimenti Esg se terranno sempre al centro il cliente. La rilevanza e comprensibilità dei dati e criteri Esg va calibrata ai fini delle scelte d’investimento, piuttosto che per l’adempimento formale di un obbligo di legge. Saranno in definitiva gli stessi clienti a spingere l’industria verso questa evoluzione e il mercato già ora premia e premierà gli operatori Esg champion, i campioni della sostenibilità.

 

 Articolo estratto dal Magazine di We Wealth di giugno 2022

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Contributors We Wealth, Dario Savoia, segretario generale di Acepi

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