Adesione dell’Ucraina all’Ue: una prospettiva possibile?

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Nicola Dimitri
20.6.2022
Tempo di lettura: 5'
La Commissione europea ha manifestato apertura all'ipotesi di un ingresso dell'Ucraina in Ue

Ci sarebbe il sostegno politico all'ingresso dell'Ucraina da parte dell’Italia, della Germania e della Francia

La procedura di adesione all'Ue è molto lunga e complessa

In questi giorni, tra le tante questioni relative al conflitto in corso sul territorio ucraino, si fa un gran parlare della possibile adesione dell’Ucraina all’Ue.

Sul punto, oltre al via libera della Commissione europea (la Presidente Ursula von der Leyen ha infatti espresso una raccomandazione positiva sul punto), vi sarebbe il sostegno politico in tal senso espresso da parte dell’Italia, della Germania e della Francia, a candidare l’Ucraina a nuovo possibile membro.

È evidente che si tratta soltanto di prospettive e di orizzonti, ancora lontani, ma, senza dubbio, l’apertura dimostrata dalle istituzioni europee rappresenta un segnale politico molto forte.

Tuttavia, come messo in evidenza dal think thank Bruegel, vi sono almeno 2 obiezioni all’ingresso dell’Ucraina in Ue.

La prima risponde ad una sorta di disinteresse verso l’allargamento dell’Unione. Le politiche di espansione dell’Ue degli ultimi anni, infatti, hanno permesso l'ingresso a Paesi molto diversi dal punto di vista economico e persino istituzionale, con ciò incidendo sui tentativi di uniformare le economie e il mercato interno. Da questo punto di vista si pongono criticità legate ai rischi di una Ue a più velocità con tutto ciò che questa circostanza comporta dal punto di vista della governance economica.

La seconda obiezione assume connotati di natura geopolitica. È evidente, infatti, che l’ingresso dell’Ucraina esporrebbe l’intera Unione alle minacce e ai pericoli legati al conflitto con la Russia. In questi termini, molti commentatori si chiedono quanto gli interessi economici e politici dell’Ue ne uscirebbero effettivamente tutelati e rafforzati a seguito dell’ingresso di Kiev nel territorio dell’Unione.

E invero, per entrare nel merito della questione, occorre prendere in considerazione la normativa europea di riferimento. Dopo il caso Brexit, infatti, in cui si è discusso a lungo delle procedure che consentono ad uno Stato membro di recedere dall’Unione (segnatamente l’art. 50 Tue individua il processo che deve essere seguito dagli Stati membri che desiderino uscire dall'Unione europea), oggi, si pone una questione diametralmente opposta e non meno critica.

 

Base giuridica e valori dell’Ue

La base giuridica che consente ad uno Stato di aderire all’Unione è l’art. 49 Tue. Tuttavia, a fare da sfondo a questa norma è l’art. 2 Tue, il quale stabilisce i valori su cui si fonda l’Ue.

Più in particolare, l’art. 2 Tue dispone che l’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze.

In tal senso, per garantire che la società europea sia plurale, tollerante e solidale, ai sensi dell’art. 49 Tue, lo stato che si candida, in primo luogo, deve essere uno Stato europeo (dunque deve essere localizzato entro l’area Europea) e, in seconda battuta, deve impegnarsi a rispettare i valori richiamati.

Ma non è tutto. Il paese candidato deve soddisfare i criteri di ammissibilità dell’Ue, noti come i criteri di Copenaghen.

 

Criteri di ammissibilità

Lo Stato che si candida per divenire futuro membro dell’Ue deve dimostrare:

  • la presenza, nel suo territorio, di istituzioni stabili che garantiscano la democrazia, lo Stato di diritto, i diritti dell’uomo, il rispetto delle minoranze e la loro tutela
  • di possedere un’economia di mercato affidabile e la capacità di far fronte alla pressione concorrenziale all’interno dell’Unione;
  • la capacità di assumere e attuare efficacemente gli obblighi inerenti all’adesione, compresi gli obiettivi dell’unione politica, economica e monetaria;
  • di essere in grado di applicare il diritto comunitario e di garantire che il diritto comunitario recepito nella legislazione nazionale sia attuato in modo efficace attraverso adeguate strutture amministrative e giudiziarie.

 

Procedura di candidatura e adesione

Il paese europeo che ritiene di soddisfare i criteri di cui all’articolo 2 del Tue e, conseguentemente, intende divenire Paese membro dell’Ue secondo quanto previsto dall'art. 49 Tue, presenta una richiesta formale al Consiglio dell’Unione che informa il Parlamento europeo, la Commissione europea e i parlamenti nazionali della domanda di adesione.

La Commissione, successivamente, emette un parere sulla domanda di adesione all’Ue del paese interessato. A partire da questo momento, in caso di parere favorevole sulla domanda, viene concesso lo status di paese candidato da parte del Consiglio dell’UE.

Ottenuto detto status si dà avviso ai negoziati. Si tratta di conferenze intergovernative tra i paesi membri dell’Ue e il paese candidato. In questa fase, si esamina il candidato dal punto di vista politico e giuridico, in forza di parametri di riferimento stabiliti dal Consiglio dell’Ue. Si procede lungo questo percorso per capitoli: superato un capitolo (che concerne aree tematiche e politiche specifiche), si procede a quello successivo fino a soddisfare tutti i parametri.

Chiusi i negoziati, se il candidato dimostra di accettare il cd. “acquis comunitario” (dunque di accettare tutti i diritti e gli obblighi dell’Ue), si chiudono i negoziati e (salve eventuali disposizioni transitorie) viene stilato un trattato di adesione.

L’adesione dovrà essere approvata dal Consiglio dell’Ue (istituzione che rappresenta i governi degli Stati membri) all’unanimità e deve ricevere l’approvazione del Parlamento europeo.

Ebbene, qui riassunte per grandi linee le fasi di adesione all’Ue, è evidente che si tratta di una procedura complessa che richiede uno sforzo importante tanto per il paese candidato (che deve dimostrare di integrare determinati requisiti) quanto per le istituzioni europee. È infatti necessaria, come visto, l’unanimità degli Stati membri.

In questi termini, vista da vicino la procedura di adesione, ben si comprende che la prospettiva di ammettere l’Ucraina nell’Ue è ancora lontana. Basti in proposito rilevare che, come sottolineato dalla Presidente von der Layen, che pure si è mostrata favorevole a supportare questa ipotesi, l’economia e la pubblica amministrazione dell’Ucraina richiede grandi miglioramenti e, inoltre, Kiev dovrebbe avviare un percorso di riforme strutturali molto importanti per dimostrare di essere conforme ai criteri di ammissibilità richiesti dall’Ue. Riforme che dovrebbero coinvolgere la società civile e politica.

È evidente che, alla luce del conflitto in corso, e della crisi umanitaria che si sta verificando nel territorio ucraino, dare avviare a queste riforme è compito, in questo momento, per così dire, arduo.

Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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