2019, la guerra commerciale è (ancora) incerta

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Secondo il team di Unigestion la guerra commerciale tra Cina e Usa rappresenta l'incognita più grande di questo 2019. Ad inizio anno si pensava che la questione potesse risolversi, ma nelle ultime settimane le tensioni sono tornate ad essere forti

Nonostante le crescenti tensioni gli investitori sono fiduciosi che la questione cinese- Usa si possa risolvere nel migliore die modi

La guerra commerciale, se portata agli estremi, farà comunque male ad entrambi i contendenti

La guerra commerciale Usa- Cina rimane la più grande incertezza nel 2019. “Poco più di un anno scrivevamo che la possibilità di una guerra commerciale rappresentava la principale fonte di incertezza per la seconda metà del 2018. Lo scenario odierno non è molto diverso” dichiara il team di Unigestion. “ Dopo l'ottimismo del primo trimestre, gli investitori hanno iniziato ad affrontare la realtà di un accordo commerciale Usa-Cina non così vicino come alcuni tweet potevano far credere. Inoltre, Washington ha segnalato quale potrebbe essere il prossimo fronte di questa guerra, in cui determinate aziende tecnologiche e i loro prodotti vengono gettati nella mischia. Tuttavia, se guardiamo ai prezzi di mercato, ci sembra che gli investitori continuino ad aspettarsi una risoluzione, anche se forse non così positiva come in precedenza. Non tenere in considerazione scenari ribassisti ci fa sentire come se stessimo girando "a destra come un disco".

Dalle parole ai fatti

Le ultime settimane sono state un terremoto per gli investitori internazionali. La Casa Bianca ha infatti minacciato minaccia di aumenti tariffari dal 10 al 25% su 200 miliardi di dollari di importazioni cinesi. Gli investitori sono stati cullati, dai discorsi e dai tweet sui progressi degli incontri tra Usa e Cina durante il primo trimestre di quest'anno, e hanno avuto un brusco risveglio quando i colloqui sono precipitati e il tono si è spostato verso un'escalation. “Ci sembra che l'impatto negativo diretto sulla crescita globale delle tariffe applicate sia piuttosto limitato, all'incirca nell'ordine dello 0,15-0,20% nei prossimi tre anni” sottolinea Unigestion. È importante sottolineare che questa contrazione potrebbe però essere compensata dalla spesa fiscale negli Stati Uniti o in Cina. Mentre è improbabile che l'inflazione globale si sposti molto, gli Stati Uniti sono particolarmente esposti. Un recente studio del National Bureau of Economic Research (Nber) ha dimostrato che i dazi del 2018 sulle importazioni statunitensi sono stati completamente trasferiti ai consumatori finali sotto forma di prezzi più elevati. Un altro studio condotto da un team di economisti di Harvard, Chicago, del Fondo montario internazionale e della Federal Reserve, utilizzando i dati sui prezzi del Bureau of Labor e le statistiche sulle importazioni dalla Cina, ha dimostrato un forte aumento dei prezzi delle merci – quasi uno a uno - colpite dai dazi al 10 o 25%, mentre il prezzo alla frontiera è rimasto sostanzialmente invariato. Pertanto, gli importatori statunitensi (famiglie o imprese) hanno quasi interamente sostenuto il peso dell'aumento delle tariffe, mentre gli esportatori cinesi non hanno ancora ridotto i prezzi. I nuovi cicli tariffari entreranno in vigore essenzialmente il 1° giugno, e ci aspettiamo una dinamica simile, in cui i dazi hanno gli stessi effetti di una tassa sugli importatori statunitensi.

Il futuro

Guardando al futuro un'ulteriore escalation di tensione è preoccupante. Nel breve termine, il periodo di osservazione per la prossima ondata di tariffe,  dazi del 25% su quasi tutte le restanti importazioni cinesi, per un totale di circa 300 miliardi di dollari, termina il 24 giugno, poco prima della riunione del G20 del 28/29 giugno. Anche se questo round di negoziati potrebbe essere ritardato, “vediamo una significativa possibilità che queste tariffe vengano applicate. La Casa Bianca ha anche chiarito che la guerra commerciale non riguarderà però solo i dazi. Trump ha ora incluso la riduzione delle esportazioni statunitensi di tecnologie sensibili a imprese cinesi chiave come Huawei, la limitazione degli input cinesi a sistemi di telecomunicazioni critici e l'esame degli investimenti cinesi nelle imprese statunitensi. Allo stesso tempo i cinesi potrebbero limitare le esportazioni dei principali fattori di produzione necessari alle imprese statunitensi, provocando un'ulteriore escalation. Naturalmente, è molto difficile dire dove tutto ciò potrebbe portare o quali potrebbero essere i costi, ma ci sembra improbabile che i dazi rappresentino la battaglia finale di questa guerra” conclude Unigestion.

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