La riforma fiscale: habemus papam! Ecco una sintesi delle novità

Aldo Bisioli
Aldo Bisioli
18.10.2021
Tempo di lettura: 3'
Il governo ha da poco emanato il disegno di legge delega con cui il parlamento dovrebbe conferire al governo stesso il compito di riformare, in 18 mesi, attraverso uno o più decreti legislativi, il sistema fiscale italiano
I media hanno colto l'elemento più “pernicioso” della riforma fiscale proposta dal governo, elevandolo a simbolo della stessa, ovvero la nuova mappatura del catasto: base indispensabile per un rapporto trasparente, secondo il governo, “cavallo di troia” da utilizzare per inasprire la tassazione immobiliare, secondo svariati commentatori.

Prima di esprimere timori o valutazioni di sorta, appare però indispensabile scorrere tutto il “menù” che il governo propone, sottolineando peraltro che si tratta di un disegno di legge, per l'appunto, e quindi non si possono escludere a priori modifiche, anche profonde, a opera del parlamento sovrano che dovrà varare, previa discussione, la legge delega in questione.

Innanzitutto, gli obiettivi: stimolare la crescita economica, razionalizzare e semplificare il sistema tributario, preservarne la progressività (quella poca che è rimasta, verrebbe da dire), e infine, ovviamente, ridurre l'evasione e l'elusione fiscale.

Andando più in profondità, non si può non apprezzare che il primo pensiero del governo vada alla riscossione delle imposte (inutile sforzarsi di raccogliere “acqua”, se gli acquedotti sono tutti forellati): sono infatti previste modifiche del sistema nazionale della riscossione, tra cui il piatto forte è l'annessione all'Agenzia delle entrate delle attività di riscossione.
A seguire si parla di revisione del sistema di imposizione personale sui redditi, ovvero la riforma dell'Irpef, per intenderci; in questo caso l'aspetto più rilevante appare la rimodulazione delle aliquote, ferma restando la progressività, finalizzata alla riduzione graduale di quelle medie.

Si legge poi che la tassazione del reddito d'impresa dovrà subire una semplificazione e razionalizzazione, incentrate sul maggior avvicinamento tra valori civilistici e fiscali, e sulla revisione della disciplina delle variazioni in aumento e in diminuzione da apportare all'utile di bilancio per determinare il reddito imponibile.

All' Iva è destinata un'opera di razionalizzazione, che dovrebbe ridurre il numero delle aliquote e semplificare la distribuzione tra le stesse delle basi imponibili.

Dopo un quarto di secolo dovrebbe uscire di scena, ma sempre gradualmente, l'Irap: a dire il vero si parla di “superamento” e non di “abolizione”, per cui l'auspicio è che il sorpasso non venga effettuato da un'altra imposta che prenda il posto del vecchio tributo “superato”.

Si arriva quindi alla pietra dello scandalo, ovvero alla “modernizzazione degli strumenti di mappatura degli immobili e revisione del catasto fabbricati”.

Effettivamente, l'azione è duplice e particolarmente pervasiva: da un lato si prevede di scovare immobili non censiti o abusivi, così come terreni edificabili spacciati per agricoli, mentre dall'altro si prevede di “integrare” le informazioni presenti nel catasto fabbricati, attribuendo a ciascuna unità immobiliare, oltre alla rendita catastale, anche il relativo valore patrimoniale e una rendita attualizzata in base, ove possibile, ai valori normali espressi dal mercato.

È prevista peraltro una clausola di salvaguardia: le informazioni priva evidenziate, di per sé foriere (inutile negarlo) di inasprimento della tassazione immobiliare, non saranno utilizzate per la determinazione della base imponibile dei tributi la cui applicazione si fonda sulle risultanze catastali (come l'imposta di registro o l'Imu).

Nessuno può escludere, però, che un giorno, in futuro, il legislatore fiscale decida che il tal tributo non si deve più fondare sulle risultanze catastali, ma sul valore patrimoniale, e in quel caso le imposte aumenterebbero.
Oltre alla revisione delle addizionali comunali e regionali Irpef, in cui la parola chiave sembra essere “sostituzione” (quindi niente sconti), non poteva mancare (i tentativi precedenti andati a vuoto sono plurimi) una delega al governo per la “codificazione in materia tributaria”, ovvero, per intenderci, scrivere la “bibbia fiscale”, che però, allo stato attuale, sarebbe comunque composta di svariati volumi.

Nel finale del disegno di legge si presenta il “conto”: dall'attuazione della delega non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica, con la specificazione che i decreti legislativi che recano maggiori oneri entrano in vigore contestualmente o successivamente a quelli che recano la necessaria copertura finanziaria.

Copertura che, a logica, si ottiene incrementando le (altre) entrate o riducendo le uscite: al lettore immaginare quale delle due strade verrà percorsa.
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Laureato in Economia aziendale con il massimo dei voti presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano, dal 1997 svolge l’attività presso lo studio Biscozzi Nobili, in qualità di socio dal 2003. È iscritto all’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Milano dal 1992. Revisore contabile dal 1999, ora Revisore Legale. Specializzato in fiscalità d’impresa.

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