Perché il trust è idoneo per rispondere a vecchie e nuove esigenze

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Nicola Dimitri
13.4.2022
Tempo di lettura: 3'
Il trust è uno strumento polifunzionale, idoneo a rispondere a esigenze trasversali che involgono gli interessi tanto delle famiglie quanto delle imprese

Il trust trova in Italia copiosa applicazione non solo nell’ambito della pianificazione patrimoniale o successoria ma anche per le operazioni finanziarie e concordatarie

Da un punto di vista fiscale è consolidata l’opinione sulla vantaggiosità della disciplina che caratterizza il trust

Negli ultimi anni si è registrato un ricorso sempre più diffuso all'istituto del trust il quale, per le sue caratteristiche intrinseche, si è rivelato essere uno strumento particolarmente efficace per rispondere a diverse esigenze, tanto delle famiglie, quanto delle imprese.
Non è un caso se, dall'utilizzo, per certi versi, più tradizionale del trust nell'ambito della pianificazione patrimoniale e successoria, si è aperta la strada anche all'impiego di questo strumento nell'ambito di operazioni finanziarie, nelle procedure concorsuali e, perfino, nel campo regolamentare. È sempre più frequente, infatti, che autority pubbliche facciano ricorso al trust per segregare patrimoni o asset.
In questi termini, se da un punto di vista fiscale è consolidata l'opinione sulla vantaggiosità della disciplina che lo caratterizza (basti in proposito pensare che le imposte sulla cessione dei beni in trust non si pagano al momento del trasferimento degli asset da parte del disponente, ma solo in una fase successiva, vale a dire quando il trust trasferisce i beni ai beneficiari), occorre prendere in considerazione i vantaggi che questo strumento può offrire dal punto di vista strategico e operativo anche in operazioni complesse.

Come mette in evidenza Antonio Longo, dello studio legale internazionale Dla Piper e membro del board di Step Italia, nel corso del webinar “Trust: la recente evoluzione normativa e le ragioni del suo enorme potenziale di diffusione”, organizzato insieme ai partner Ugo Calò e Antonio Tommasini dello stesso studio, sono molti i settori in cui il trust può rivelarsi strumento vantaggioso.

Ad esempio, osserva Longo, la giurisprudenza di merito negli ultimi anni ha ritenuto ammissibile questo strumento nell'ambito delle procedure di concordato. Per gestire la crisi, accelerare le operazioni di chiusura del fallimento o garantire la massa dei creditori, si è ritenuto opportuno istituire un trust “di sfogo”. Ma, ancora, il trust, quale soggetto per così dire “terzo”, può essere utilizzato per garantire la protezione del patrimonio nel corso di operazioni societarie, quali ad esempio fusione fra enti, o per assicurare il mantenimento degli equilibri nell'ambito della governance di un'impresa, quando devono essere prese decisioni importanti idonee a impattare sulla continuità aziendale.
In conclusione, in attesa della finalizzazione del decreto interministeriale sul registro dei titolari effettivi di imprese, trust e istituti giuridici affini, che certamente permetterà a questo strumento di affrancarsi ancor di più da ogni sospetto circa la sua opacità e, ancora, in attesa dell'approvazione della legge svizzera sul trust, che renderà questa fattispecie – di tradizione anglosassone – ancora più vicina al nostro ordinamento di civil law, si può affermare che il trust è uno strumento giuridico polifunzionale e idoneo, grazie alla sua flessibilità, a soddisfare finalità tradizionali, volte a proteggere il patrimonio personale e della famiglia ma anche per portare a termine operazioni (ad esempio finanziarie) più complesse.
Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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