Masse plurime e successione mortis causa: le implicazioni fiscali

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Nicola Dimitri
1.2.2022
Tempo di lettura: 3'
Per considerare fiscalmente unica la comunione è necessario vi sia perfetta identità tra coloro che procedono alla divisione e i partecipanti alla comunione nelle varie masse da dividere

Il fenomeno delle masse plurime ricorre quando gli eredi sono comproprietari di più beni non in forza di un titolo unitario, bensì per effetto di una pluralità di titoli

Si realizza, ai fini dell'imposta di registro, un'unica comunione e quindi un'unica massa da dividere, se l'ultimo acquisto di quote da parte dei condividenti derivi da successione mortis causa

Quando tra i soggetti che procedono alla divisione e i partecipanti alla comunione vi è perfetta identità, si configura un’unica massa da dividere, se l’ultimo acquisto dei condividenti è avvenuto per successione.

Questo è quanto chiarito dall’Agenzia delle entrate con la risposta ad interpello n. 60 del 2022, ad avviso della quale, più nel dettaglio, se vi è perfetta identità tra coloro che procedono alla divisione e i partecipanti alla comunione nelle varie masse da dividere, si realizza, ai fini dell'imposta di registro, un'unica comunione e quindi un'unica massa da dividere, se l'ultimo acquisto di quote da parte dei condividenti derivi da successione mortis causa.

Quanto sottoposto all’attenzione dell’Agenzia, riguardava un caso di scioglimento della comunione ereditaria tra due fratelli a seguito della morte del padre. La questione era controversa in quanto, all’interno della successione rientravano diversi immobili che il padre, in vita, aveva acquistato con il figlio.

 Detti acquisti prevedevano quote di proprietà diverse: alcuni immobili erano stati acquistati per quote pari a 1/2 ciascuno, altri per quote pari a 2/3 il padre e 1/3 il figlio, altri ancora per quote pari a 3/4 il padre ed 1/4 il figlio. Il padre, inoltre, era proprietario esclusivo di altri immobili.

Ebbene, intervenuta la morte del padre, i figli coeredi decidevano di procedere alla divisione ereditaria alla pari e senza conguagli in denaro, al fine di considerare, nonostante i precedenti acquisti avvenuti in comproprietà tra padre e figlio, l'intera comunione ereditaria quale unica massa da dividere, senza la formazione di "masse plurime".

E invero, l’istante (il notaio incaricato) interpellava l’Agenzia delle Entrate per comprendere se la volontà dei figli potesse effettivamente trovare applicazione. Più in particolare chiedeva se le comunioni tra più soggetti potevano essere considerate fiscalmente rilevanti come una sola comunione.

Sul punto, è bene specificare che il fenomeno delle c.d. "masse plurime" ricorre quando gli eredi sono comproprietari di più beni non in forza di un titolo unitario, bensì per effetto di una pluralità di titoli.

In questa circostanza, ogni titolo di acquisto genera una comunione (in rapporto al bene che ne è oggetto), e l'atto di scioglimento della comunione non concretizza un'unica divisione; bensì tante divisioni quanti sono i titoli costitutivi delle singole comunioni. Questo, ad eccezione, come nel caso sottoposto all’Agenzia, in cui l'ultimo acquisto di quote derivi da successione a causa di morte.

In questi termini, affinché la comunione tra più soggetti possa essere considerata una sola comunione è necessario che la successione dalla quale deriva l'ultimo acquisto di quote riguardi tutti i condividenti e non soltanto alcuni di essi. 

In buona sostanza, se vi è perfetta identità tra coloro che procedono alla divisione e i partecipanti alla comunione nelle varie masse da dividere, si realizza, ai fini dell'imposta di registro, un'unica comunione e quindi un'unica massa da dividere. Ma a condizione che l'ultimo acquisto di quote da parte dei condividenti derivi da successione mortis causa.

Nel caso di specie, osserva l’Agenzia, non si è in presenza di masse plurime ma di un’unica massa, quindi di una sola comunione ereditaria, atteso che l’ultimo acquisto è derivato dalla successione mortis causa..

In questi termini, proprio in considerazione della perfetta identità tra coloro che procederanno alla divisione ereditaria e i partecipanti alla comunione delle singole masse da dividere, la caduta in successione delle quote dei beni originariamente di proprietà esclusiva del padre comportano la riunificazione delle masse.

Pertanto, conclude l’Agenzia, se la divisione tra i coeredi fratelli avviene senza conguagli (vale a dire, quando con lo scioglimento della comunione si assegnano a ciascun condividente beni per un valore complessivo corrispondente al valore della quota di diritto a essi spettante sulla massa comune) dal punto di vista fiscale troverà applicazione l’imposta di registro dell’1% prevista per gli atti dichiarativi.

Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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