La conservazione dei dati e la normativa antiriciclaggio

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La Banca d'Italia ha messo in consultazione le dispozioni attuative della nuova direttiva europea con la quale è stato rimosso l'obbligo di tenuta dell'Archivio Unico Informatico (Aui)
Il d.lgs. 25 maggio 2017, n. 90 ha recepito in Italia la IV direttiva antiriciclaggio ed ha apportato una serie di importanti novità. La Banca d'Italia sta intervenendo nell'emanazione della normativa di attuazione volta a sostituire quella in vigore. Oltre ai documenti sulla adeguata verifica ed a quello sulla organizzazione, l'Istituto di via Nazionale ha messo in pubblica consultazione a fine luglio le disposizioni per la conservazione e l'utilizzo dei dati e delle informazioni.

Fin dai primi anni 90 la legislazione nazionale in tema di antiriciclaggio si era caratterizzata per dettare un sistema organizzato di archiviazione e conservazione delle operazioni
rilevanti e dei rapporti continuativi secondo criteri e causali molto specifiche e dettagliate. Lo scopo dichiarato era quello di creare un sistema organizzato che consentisse la facile estrapolazione dei dati rilevanti da parte delle Autorità e permettesse di gestire su base aggregata le comunicazioni statistiche in modo da garantire efficacia nelle indagini volte a combattere i fenomeni del riciclaggio del denaro e del finanziamento del terrorismo.

Questo è tanto vero questo che nel settore circolava da tempo una battuta. Sapete perché si chiama Archivio Unico Informatico (AUI)? Perché è davvero unico, nel senso che ce l'abbiamo solo noi in Italia!.

La nuova normativa, ed in particolare l'art. 34, comma 3, del d.l.gs. n. 90/2017, ha mantenuto gli obblighi di conservazione dei dati e delle informazioni, ma ha fatto venir meno l'obbligo di tenuta dell'AUI consentendo agli intermediari di conservarli con qualsiasi sistema che però
rispetti requisiti minimi tali da garantire l'accessibilità, l'integrità dei dati, la storicità e la non alterabilità. La Banca d'Italia nel documento in consultazione ha preso atto di tali cambiamenti concedendo quindi agli intermediari la possibilità di scegliere tra “archivi standardizzati” oppure “sistemi di conservazione standardizzati”. I primi sono archivi in cui i dati sono tenuti secondo standard tecnici e causali analitiche specificatamente indicati negli allegati. Essi comprendono gli archivi unici informatici già istituiti ai sensi della normativa previgente. I secondi sono archivi informatizzati il più delle volte già presenti nell'intermediario, come la contabilità o il gestionale, in cui sono conservati i dati in modo che possano essere estratti secondo gli standard tecnico specificamente indicati nell'allegato.

La prima soluzione consente agli intermediari di non fare nuovi investimenti, ma anzi di trarre vantaggio da quelli già effettuati per l'istituzione dell'AUI. Nonostante le flessibilità concesse dalla seconda soluzione, è probabile che molti operatori scelgano di aderire alla prima conservando il tanto biasimato AUI già esistente. In questo caso potrebbe davvero valere il motto: "E' morto l'AUI, viva l'AUI". Molte comunque le semplificazioni previste dal documento rispetto al regime previgente. A questo proposito la disciplina sulla conservazione dei dati applica il principio già previsto dalla nuova normativa primaria che non prevede più esoneri dagli obblighi di conservazione per i dati e le informazioni relativi ai clienti sottoposti ad adeguata verifica semplificata, ma, in ogni caso, in un'ottica di semplificazione esenta gli intermediari dall'obbligo di rendere disponibili, con le richiamate modalità standardizzate, i
dati e le informazioni relativi a rapporti con specifiche tipologie di clientela a basso rischio come ad esempio, gli intermediari bancari e finanziari.

Piuttosto spiace constatare che dall'elenco previsto vengano esplicitamente escluse le società fiduciarie seppur iscritte nella sezione separata dell'elenco di cui all'art. 106 TUB. La scelta operata da Banca d'Italia conferma quella già effettuata nel documento sulla adeguata verifica, ma non sembra conforme allo status ora acquisito dalle società fiduciarie, che, essendo passate, ai fi ni antiriciclaggio, sotto la vigilanza di Banca d'Italia ed essendo sottoposte a nuovi requisiti organizzativi e ad un procedimento amministrativo di autorizzazione per l'iscrizione all'albo, è ragionevole pensare abbiano assunto, a questi fi ni, pari dignità rispetto agli altri intermediari autorizzati.

 

 

 

A cura di Luca Zitiello

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