Compagnie alla ricerca di un level playing field

Livia Caivano
Livia Caivano
31.10.2018
Tempo di lettura: 7'
Al via da ottobre alla Idd, la nuova direttiva sulla distribuzione dei prodotti assicurativi - Alvaro (Lombard International): "E' una normativa di minima armonizzazione a differenza di Mifid 2"

La Idd è in vigore dal 1 ottobre

Recepisce al suo interno molti principi con cui Mifid 2 già disciplina lo svolgimento dei servizi finanziari ma è una direttiva di armonizzazione minima che lascia ai singoli stati la possibilità di articolare a modo loro i principi della legge europea

Livellare il campo di gioco nel campo dei prodotti finanziari. L'obiettivo della Insurance Distribution Directive (Idd) in vigore dal primo ottobre e nata appunto, nelle intenzioni dei legislatori di Bruxelles, per trasferire nel mercato delle polizze gli stessi principi di protezione dei consumatori che per gli altri servizi finanziari sono stati disciplinati dalle direttive Mifid 1 e Mifid 2. Obiettivo riuscito? We Wealth lo ha chiesto a Nicola Alvaro, senior wealth planner per Lombard Internation Insurance.

Molta paura per gli effetti di Mifid 2. Cosa si aspetta dall'applicazione dell'Idd?


Come evidenziato dalla stessa direttiva, l'obiettivo è quello di addivenire ad una parità di trattamento tra le diverse categorie di distributori nella distribuzione dei prodotti assicurativi, essendo la finalità della nuova normativa quella di garantire ai consumatori lo stesso livello di tutela indistintamente da quale sia il canale di distribuzione prescelto. Mi aspetto che le dinamiche del mercato porteranno - molto probabilmente - a un naturale processo di selezione tra i distributori e/o di segmentazione del mercato a seconda del prodotto distribuito e/o di stratificazione tra i diversi canali di distribuzione. Mi spiego meglio. La nuova direttiva sta richiedendo uno sforzo di adattamento del singolo canale di distribuzione a seconda del prodotto assicurativo da distribuire: che si tratti o meno di Ibip (Insurance Based Investment Products, i prodotti d'investimento assicurativo, ndr).

Infatti, un intermediario di tipo D (Banche e intermediari finanziari) sarà facilitato nel distribuire, con o senza consu- lenza, un prodotto Ibip in quanto ha già pienamente attuato i principi e la logica sottesa alla Mifid II. Per un agente o broker, queste sono invece delle logiche del tutto nuove, da implementare e farle proprie. Ma lo stesso discorso potrebbe valere anche a contrario sui prodotti non Ibip (si pensi al ramo danni o alle Tcm, le assicurazioni temporanee causa morte) dove la “predisposizione assicurativa” degli agenti e dei broker è più marcata. Pertanto, chi riuscirà ad evolvere e a far proprie le dinamiche brevemente menzionate, la farà da padrone. Chi non saprà o potrà adattarsi, sarà destinato ad uscire dal mercato (i.e. selezione) o a specializzarsi/concentrarsi sulla distribuzione di determinati prodotti (i.e. segmentazione) lasciando ad altri la distribuzione di quelli che non può o non riesce a distribuire, magari anche mediante accordi di collaborazione tra distributori (i.e. stratificazione del mercato).

Ma la Idd sarà un banco di prova non soltanto per i distributori. A seconda del prodotto offerto, anche le imprese di assicurazione dovranno evolversi: infatti, saranno obbligate
a guidare il distributore nella sua vendita (si pensi ai presidi
in materia Product Oversight Governance e di target market) ma soprattutto saranno chiamate a dialogare sempre di più con il distributore che lo aiuterà nei processi di fine tuning o di modifica del prodotto (si pensi ai processi di monitoring e ai potenziali cambi dettati da un target market non più attuale). E tutto ciò avendo ben in mente che questi sforzi dovranno essere orientati al perseguimento del miglior interesse del cliente consumatore. Un cliente che, almeno in Italia, deve ancora pienamente prendere coscienza dei propri bisogni assicurativi (gli Italiani, si sa, sono dei consumatori “sotto-assicurati”). Quindi un mercato potenziale elevato e un'opportunità, chissà, per il “consulente assicurativo” formatosi sotto la nuova normativa Idd.

Quali differenze ci sono tra i diversi Paesi nella ricezione della normativa?


L'Idd è in fase di recepimento nei diversi Stati membri e le rispettive autorità di vigilanza si stanno adoperando nella sua attuazione. A oggi - metà settembre, ndr - posso soltanto osservare che questa, a differenza di Mifid 2, è una normativa c.d. di minima armonizzazione, nel senso che gli spazi di manovra lasciati agli Stati membri presentano margini di implementazione differenziati nel loro recepimento. I maggiori punti di attenzione riguardano la possibilità di avere la tipologia di cliente professionale, la disciplina sul conflitto di interessi e sulla remunerazione - ivi inclusa l'annosa questione sugli incentivi. Un altro punto da tenere in considerazione riguarda il fatto che molti dei principi dettati dalla Idd sono del tutto nuovi in molti degli Stati membri. Ad esempio, basti pensare ai presidi in materia di suitability dei prodotti di investimento assicurativi (c.d. Ibip) che la Idd ha mutuato dalla Mifid 2 e che erano già noti soltanto in alcuni Stati (ad esempio Italia e Belgio).

Con l'Idd il terreno di gioco nella distribuzione di prodotti assicurativi e finanziari si è definitivamente livellato?


Non c'è dubbio che è stato realizzato un passo avanti significativo. Su alcuni aspetti rimangono però differenze. ad esempio in tema di incentivi (inducements) mentre la disciplina assicurativa consenti di percepirli a patto che non vadano a detrimento della qualità del servizio fornito al cliente, nel regime Mifid 2, sono consentiti soltanto per la consulenza non indipendente purchè migliorino la qualità del servizio fornito. Può sembrare una differenza terminologica ma, a ben guadare, non lo è.

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