Fiscalità del turismo. Di quali agevolazioni si può beneficiare?

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Nicola Dimitri
9.7.2021
Tempo di lettura: 3'
A causa del Covid-19 la maggior parte degli Stati ha introdotto misure atte a limitare fortemente gli spostamenti, determinando una forte contrazione del comparto turistico

Per compensare gli effetti negativi causati dalla pandemia sul settore del turismo, lo Stato ha introdotto numerose agevolazioni fiscali a favore degli operatori della filiera

È opportuno valutare con attenzione quali sono le misure agevolative di cui può beneficiare chi opera nel settore turistico

Secondo le più recenti rilevazioni del World tourism organization (Unwto), il comparto turistico costituisce la terza maggiore attività economica dell'Ue, esprimendo oltre il 10% del Pil. Questa circostanza rende, a tutti gli effetti, l'Unione europea la principale destinazione turistica al mondo.

Non è un caso se, nell'ambito turistico dell'Ue operano oltre 2,4 milioni di imprese; il 90% delle quali sono Pmi.

E invero, l'Italia, che certamente vanta inestimabili risorse culturali e ambientali, non risulta tra i primi posti quanto a capacità competitiva del settore. Ciò, a causa dell'elevata pressione tributaria che grava sul comparto turistico, dell'elevato numero di norme e della, conseguente, intricata burocrazia.
Nonostante sia diffusamente accettata l'idea - tra l'altro, comprovata dai numeri - che il turismo è strategico per l'economia del Paese (stante il fatto che genera profitto, crea indotto e valorizza le aree geografiche ove sono collocate le strutture turistiche), l'attività turistica in Italia non gode degli stessi strumenti fiscali, agevolativi e premiali, presenti, invece, negli altri ordinamenti.
In questi termini, l'imperversare del Covid-19 di certo non ha agevolato il comparto del turismo italiano. In Italia, a seguito della pandemia da Covid-19, infatti, il settore ha subito un profondo shock: basti pensare che, secondo l'Istat sono 178 milioni i pernottamenti “persi” e che, inoltre, la spesa dei viaggiatori stranieri in Italia si è ridotta di circa tre quinti rispetto all'anno precedente.

E invero, al fine di compensare le contrazioni economiche correlate alle misure restrittive introdotte dallo Stato per contenere la curva dei contagi, il legislatore ha disposto misure eccezionali e temporanee, idonee a dare sostegno agli operatori del settore turistico.

Al riguardo, è importante soffermarsi sui principali interventi agevolativi – attualmente in atto - posti a favore della filiera del turismo.
Si tratta, nello specifico, di crediti di imposta.

Per i soggetti attivi nell'ambito turistico ed esercenti attività d'impresa, arti e professioni, nonché per le strutture ricettive extra-alberghiere a carattere non imprenditoriale, è stato introdotto un credito di imposta nella misura del 30% per le spese di sanificazione sostenute o da sostenere nei mesi di giugno, luglio ed agosto 2021.

A seguito dell'emergenza, è stato inoltre attribuito un credito di imposta pari al 60% del canone di locazione relativo ad immobili non abitativi destinati all'esercizio dell'attività d'impresa, tra cui rientrano anche gli stabilimenti balneari. Il decreto Sostegni bis ha poi prorogato il credito d'imposta per le imprese turistico-ricettive, per le agenzie di viaggio e per i tour operator, che hanno subìto una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi fino al 31 luglio 2021.

Tutto ciò considerato, alla luce delle agevolazioni in atto, è utile soffermarsi sugli aspetti pratici, sugli adempimenti burocratici e amministrativi, che deve affrontare un soggetto che intende investire nel settore turistico, investendo, ad esempio, sugli stabilimenti balneari.

Fermo restando che l'esercizio dell'attività degli stabilimenti balneari è sottoposta ad un'articolata disciplina nazionale, regionale e comunale, è bene chiarire cosa si intende per stabilimento balneare.

Si tratta di una impresa turistica insistente su aree del litorale demaniale, e gestita in concessione da un soggetto privato a fronte di un'autorizzazione rilasciata dalle autorità competenti.

In Italia le concessioni demaniali marittime sono circa 52 mila e producono un gettito annuo di oltre 100 milioni di euro.

In linea generale, gli stabilimenti balneari devono essere attrezzati per la balneazione (con ombrelloni, lettini, servizi igienici e docce), possono avere attrezzature fisse o di facile rimozione (come cabine o spogliatoi), e possono essere dotati di impianti per la somministrazione di alimenti o per l'esercizio di attività connesse alla balneazione.

I soggetti che possono svolgere questa attività sono le imprese individuali, società anche cooperative, consorzi di imprese, enti e associazioni.

È però necessario ottenere un'apposita concessione che dovrà essere rilasciata dal Comune ove insiste l'area interessata, stante il fatto che è comunale la competenza relativa alla gestione degli spazi demaniali da concedere ai privati.

Nella domanda di concessione deve essere indicato l'uso che il richiedente intende fare del bene demaniale. Sarà poi necessario ottenere l'Autorizzazione unica ambientale, iscriversi nel registro della Camera di Commercio del comune di riferimento e svolgere i necessari corsi di formazione.

È bene considerare, infine, che oltre al credito di imposta destinato anche ai gestori di stabilimenti balneari (marittimi, lacuali e fluviali), questi sono esonerati dall'obbligo di emissione della fattura per le operazioni effettuate, se rientranti nell'ambito dell'attività svolta; consistente nell'accesso agli impianti di balneazione, uso degli spogliatoi, noleggio di ombrelloni ecc.

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