Eredità digitale: il diritto di accesso agli account dei propri cari

foto digitale - Nicola Dimitri
Nicola Dimitri
2.9.2021
Tempo di lettura: 5'
Parlare di eredità digitale significa, tra le altre cose, interessarsi ai diritti che i soggetti eredi possono far valere per accedere a tutto quel patrimonio di beni dematerializzati appartenuti in vita al de cuius

Per patrimonio digitale si intende quel complesso di beni dematerializzati, di tipo patrimoniale e non patrimoniale, riconducibili ad un soggetto e presenti sul web o raccolti in schede di memoria fisica o software di memoria digitale

I familiari conservano un interesse legittimo ad ottenere l’autorizzazione da parte dei gestori dei servizi digitali per accedere ai dati appartenuti al proprio caro in vita

Interrogarsi sul modo in cui i beni dematerializzati e digitali passano da un soggetto all'altro, per causa di morte, vuol dire porsi una questione di non poco conto, stante il fatto che – sempre più spesso – accade che i gestori dei siti o i proprietari dei software in uso dal de cuius in vita negano, per motivi di privacy, l'accesso ai familiari ad accounts, foto, documenti informatici; perfino criptovalute.
È questo, ad esempio, il caso (il primo in materia di eredità digitale) che ha visto coinvolta la famiglia di Justin Ellsworth, marine americano morto durante una missione in Iraq. I genitori del marine, che a seguito della morte del figlio avevano interesse a recuperare la corrispondenza con lo stesso scambiata per posta elettronica, si videro negare da Yahoo! ogni possibilità di accesso all'account.
Nonostante la richiesta di avere accesso alle email del marine provenisse dai genitori, dunque dai suoi eredi, Yahoo! sosteneva che le stesse condizioni contrattuali sottoscritte da Justin, al momento della sua iscrizione al servizio, vietassero ogni divulgazione a terzi.

Ebbene, fu solo a seguito dell'ordine del giudice, dunque a fronte di un lungo iter giudiziario promosso dai genitori che Yahoo! fu obbligato a consegnare, in un cd, le email contenute all'interno dell'account.

Quello appena citato è solo il primo di tanti casi che, nel tempo, sono sorti in materia di eredità digitale e che hanno dato vita a numerosi braccio di ferro giudiziari, tra i parenti del de cuius, interessati ad accedere all'account del caro defunto, e i vari gestori dei servizi digitali o web; interessati a rispettare la severa policy sulla privacy.

Sempre sul tema, può annoverarsi la causa promossa dai genitori della scrittrice iraniana Marsha Mehran nei confronti di Google, al fine di avere accesso, dopo la morte di quest'ultima, al suo account personale; o, ancora, quella promossa nei confronti di Facebook dai genitori della modella inglese Sahara Daftary (trovata morta in circostanze sospette), per entrare nel suo profilo e ricostruire così alcuni aspetti della sua vita.

Venendo all'Italia, è opportuno fare riferimento ad un caso particolarmente recente, relativo al 2021, su cui si è espresso il Tribunale di Milano, che permette, da un lato, di fare il punto sulla normativa attualmente vigente, dall'altro, di inquadrare gli strumenti a disposizione dei familiari che hanno interesse ad accedere ai beni digitali di un loro parente, a seguito della sua morte.

Nel caso oggetto di interesse, a seguito della scomparsa del proprio figlio, una coppia di genitori adiva il Tribunale di Milano per ottenere da Apple Italia l'autorizzazione ad accedere a tutti i dati e contenuti del telefono cellulare del ragazzo; cellulare andato distrutto durante l'incidente d'auto che aveva causato la morte di quest'ultimo.

Più nel dettaglio, interesse dei genitori consisteva nell'avere accesso ai dati del figlio, prematuramente scomparso, salvati e archiviati su internet nel servizio di cloud storage di Apple, altresì produttrice del telefono e fornitrice del servizio di archiviazione.

Anche nel caso in questione, solo attraverso l'ordine del Tribunale, emesso nell'ambito di un provvedimento d'urgenza, gli eredi hanno potuto accedere ai beni digitali del dante causa.
Venendo ora agli elementi normativi, è bene evidenziare che in Italia manca una disciplina specifica e, pertanto, quando si tratta di questioni che involgono l'eredità digitale è necessario muoversi almeno su tre piani e far incontrare nel medesimo punto, conseguentemente, tre diverse discipline: quelle del codice civile, concernente l'ambito successorio, le norme che tutelano la privacy, sia domestiche che europee; le clausole contrattuali che governano i rapporti tra il titolare dell'account, prima della sua scomparsa, e il gestore del servizio digitale.

È sulla scorta di queste norme che il Tribunale di Milano ha potuto garantire agli eredi del de cuius, titolare, in vita, di un servizio di archiviazione virtuale di cloud storage, di entrare in possesso dei beni e fruirne liberamente.

Al riguardo, il ragionamento osservato dai giudici di Milano si incentra sul fatto che il Nuovo codice della privacy riconosce la possibilità di esercitare i dati personali di persone decedute anche da chi agisce per ragioni familiari meritevoli di protezione.

Ciò significa che, al momento della morte, i soggetti portatori di specifici interessi – quali gli eredi o i familiari, appunto – hanno pieno diritto di accedere ai dati digitali del de cuius; ciò soprattutto se, come rilevato nel caso di specie dal Tribunale di Milano, non esiste un esplicita comunicazione del defunto, in vita, nei confronti del gestore del servizio, di vietare l'utilizzo dei dati a soggetti terzi.

In questi termini, si può concludere che l'ordinamento italiano prevede la possibilità per i familiari e gli eredi di poter accedere agli account del defunto in ragione di un interesse legittimo che gli stessi conservano sui contenuti digitali di quest'ultimo; in particolare, ciò è vero, se ciò che muove la richiesta di accesso da parte degli eredi è un interesse meritevole di protezione: nella fattispecie in commento, i genitori, a seguito della tragica perdita del figlio, avevano espresso la volontà di recuperare i dati contenuti all'interno del telefono per realizzare un progetto destinato a mantenerne vivo il ricordo.

Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti