A cosa va (o non va) incontro l'imprenditore che non assolve l'Iva?

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Nicola Dimitri
30.11.2021
Tempo di lettura: 3'
Non versare l'Iva per evitare il dissesto della società può, a certe condizioni, sollevare l'imprenditore dalle conseguenze derivanti dal mancato adempimento

Non risponde dell'omesso versamento Iva l’imprenditore che dimostra di aver provato, con le sue stesse risorse, a risanare dalla crisi di liquidità la propria azienda

È punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa, entro il termine previsto, l'imposta sul valore aggiunto dovuta in base alla dichiarazione annuale

L'imprenditore che dimostra di non aver potuto versare l'Iva a causa della crisi di liquidità della propria azienda, non andrà incontro alle conseguenze del mancato adempimento.
Più nel dettaglio, ad avviso della Corte di Cassazione, la circostanza che l'imprenditore abbia cercato di far fronte alla crisi aziendale anche investendo risorse proprie, dimostra l'assenza, da parte di quest'ultimo, della volontà di sottrarsi dolosamente al pagamento Iva.
Stando a quanto emerge dalla lettura della pronuncia emessa dai giudici di legittimità, nella sentenza n. 43913 del 29 novembre 2021, con la quale è risultato assolto l'imputato per non aver versato l'Iva dovuta, l'effettivo apporto economico, personalmente messo in campo dall'imprenditore per evitare – a tutti i costi – la crisi di liquidità societaria, renderebbe evidente che il mancato assolvimento discende da uno stato di necessità e non da una deliberata volontà di evadere l'imposta.

Nel caso di specie, la crisi di liquidità è stata interpretata come causa di forza maggiore – in quanto non imputabile a responsabilità dell'imprenditore ma discendente da fattori esterni – che giustifica l'omesso versamento Iva.

L'imprenditore, infatti, come si legge nella parte motiva della sentenza, da un lato, avrebbe dimostrato che le difficoltà finanziarie dell'azienda non erano dovute a comportamenti allo stesso riconducibili, dall'altro, avrebbe dato prova di essersi materialmente attivato, pur con molte difficoltà, per risanare la liquidità dell'impresa.

L'imputato, infatti, ha ritenuto la Corte, ha pienamente dimostrato di aver intrapreso tutte le azioni possibili e necessarie per evitare il dissesto finanziario dell'impresa e, conseguentemente, ha rinunciato alla liquidazione del proprio Tfr (per circa 180 mila euro), ha acceso un mutuo per procedere ad un aumento di capitale; nonché ha effettuato plurimi finanziamenti. In buona sostanza, ad avviso della Suprema Corte, l'imprenditore ha fatto di tutto per evitare la crisi dell'impresa, anche ricorrendo a soluzioni sfavorevoli per il suo patrimonio personale.

A fronte di quanto sopra esposto, è appena il caso di fare un richiamo al reato di cui all'art. 10-ter della L. 74/2000, venuto in rilievo nel caso di specie; vale a dire il reato di omesso versamento dell'Iva, a mente del quale: è punito con la reclusione da sei mesi a due anni chiunque non versa, entro il termine per il versamento dell'acconto relativo al periodo d'imposta successivo, l'imposta sul valore aggiunto dovuta in base alla dichiarazione annuale, per un ammontare superiore a euro duecentocinquantamila per ciascun periodo d'imposta.
La fattispecie in commento, dal punto di vista soggettivo, si considera integrata in presenza di dolo generico da parte dell'attore della condotta: non è importante il fine, la finalità orientata ad evadere le tasse o l'imposta, è sufficiente che vi sia una componente commissiva, costituita dalla presentazione della dichiarazione Iva da parte del soggetto obbligato, e di una omissiva, limitatamente al mancato versamento dell'Iva auto-dichiarata dal contribuente.

E invero, la sentenza in esame è particolarmente rilevante in quanto dimostra (cosa assai rara in presenza di un reato come quello contestato all'imprenditore) l'esistenza di una causa di forza maggiore idonea a far andare esente da responsabilità il soggetto che pure ha omesso il versamento.
Redattore e coordinatore dell'area Fiscal & Legal di We Wealth. In precedenza ha lavorato nell'ambito del diritto tributario e della fiscalità internazionale presso primari studi legali

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