Turismo rurale: breve analisi e prospettive di investimento

Nicola Paronzini
30.6.2021
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Il turismo rurale è un settore che potrebbe fare da volano alla ripresa italiana. A chi si rivolge e quali sono le prospettive di sviluppo di questo comparto per investitori e imprenditori, anche alla luce della complementarietà con l'agricoltura?
In un momento storico pandemico, quale quello che stiamo vivendo, la salvaguardia delle risorse proprie, per un Paese è molto importante. L'Italia, a detta di tutti, è un Paese molto attraente e ricco di siti artistici e naturali, che potrebbero garantire, al momento della ripartenza completa di tutte le attività produttive, con l'afflusso anche di turisti da altri Stati, un rilevante movimento finanziario.

Un settore che potrebbe essere parte del “volano” è il cosiddetto “turismo rurale”, ossia quel complesso di attività di ricezione, di ristorazione, di organizzazione del tempo libero e di prestazione di ogni altro servizio finalizzato alla fruizione turistica dei beni naturalistici, ambientali e culturali del territorio rurale extraurbano.

Questa tipologia di turismo si rivolge, principalmente, ai soggetti che, abitualmente vivono in aree urbane e che sono disposti a “investire” parte del proprio tempo libero e delle proprie risorse in molti casi per riconnettersi alle origini o semplicemente per individuare luoghi di vacanza che permettano loro di offrire a se stessi un ritmo di vita differente.

Altro aspetto che rende interessante, per il potenziale imprenditore, il turismo rurale è quello legato alla sostenibilità ambientale e all'integrazione tra residenti e turisti nel rispetto dell'ecosistema, pur ricercando quella redditività intrinseca nell'attività imprenditoriale; l'imprenditore, infatti, deve rispettare tutte le risorse presenti sul territorio di appartenenza: quelle naturali, quelle patrimoniali – culturali, ambendo a un basso impatto ambientale.
I numeri italiani di questa nicchia turistica sono, tuttavia, molto rilevanti sia in relazione alle strutture ricettive (circa 24mila) che all'attrattiva generata dalla penisola (circa 14 milioni di visite in periodo pre-pandemico). Si ricorda che in Italia ci sono quasi 25mila posti letto nelle strutture ricettive adibite al turismo rurale e 440mila disponibilità nei vari ristoranti dislocati nelle diverse regioni.

Altro aspetto importante è la complementarietà del turismo rurale con l'agricoltura, fattispecie che permette, previa l'organizzazione di opportuni periodi di formazione, di coniugare le due attività; un imprenditore agricolo, infatti, può diversificare il proprio lavoro, le proprie unità produttive e, di conseguenza, incrementare le proprie fonti di reddito.

Lo sviluppo del turismo rurale, in zone prettamente dedite all'agricoltura può generare anche uno sviluppo indotto di altre attività (oltre a quelle dell'ospitalità e della ristorazione): nascita di punti vendita di prodotti del territorio, incremento dei flussi turistici che necessiterebbero di apposite guide per la conoscenza della zona, incremento dei servizi connessi quali, a esempio cicloturismo, ippoturismo, pescaturismo. Il concetto di “ruralità”, ancora, è interessante perché sottende a un'attività imprenditoriale, espressione totale della popolazione locale, con al centro l'essere umano nel rispetto della valorizzazione del territorio e dello sviluppo dell'interazione tra abitanti del territorio e turisti.

Per occuparsi di un'attività dedita al turismo rurale (commerciale) è necessario fare riferimento alle diverse leggi regionali e ricordare che chiunque desideri operare in questo ambito deve impostare l'occupazione principale nella ricettività e nella produzione agricola. In caso non si rispetti questo vincolo si vede revocata la licenza ottenuta.
Aprire un turismo rurale, seguendo le disposizioni di cui alla legge 26/1996 e delle singole leggi regionali ove si opera, significa svolgere attività turistiche in termini di accoglienza, somministrare cibi e bevande privilegiando i prodotti propri o di aziende agricole della zona. Si evidenzia che si può assumere personale per poter gestire la struttura e i servizi connessi (quali l'organizzazione di laboratori, escursioni e degustazioni).

Al momento della decisione di investire in una simile attività è molto importante anche definire un apposito business plan per pianificare soprattutto i costi, che dipendono anche dal possesso o meno di un'azienda agricola (nel caso non si possieda, i costi lievitano notevolmente, anche in relazione alle diverse zone geografiche), ma si ricorda che il potenziale imprenditore può usufruire di appositi fondi (perlopiù destinati ai giovani imprenditori), che includono anche l'aiuto per il sostenimento di costi per interventi strutturali.

È importante, spostandosi in ambito fiscale, ricordare che il turismo rurale è considerato attività commerciale ed è sottoposto alle apposite leggi; l'imprenditore che esercita l'attività di turismo rurale (previa iscrizione al Registro imprese presso la Camera di commercio di riferimento e dopo aver ottenuto apposito permesso comunale), infatti, è un imprenditore commerciale, che utilizza edifici (appositamente regolamentati) che devono essere situati in zone definite turistiche o commerciali e che non può beneficiare delle agevolazioni concesse all'attività agrituristica.
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Dottore commercialista, titolare dello studio Paronzini, amministratore di Pgn Services srl; già
professore a contratto (diritto del turismo) all'Università Iulm di Milano e (diritto del turismo e
diritto dei beni culturali) all'Upo, sedi di Novara e Domodossola. Attivo nel diritto tributario e in
materia contabile per pmi, agricoltura e terzo settore; revisore contabile, iscritto all’elenco nazionale
dei componenti dell’Organismo di valutazione della performance, abilitato per la consulenza nelle
crisi di sovraindebitamento.

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