Resort italiani nel mirino degli investitori

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Nel 2021, ci sono stati 2,1 miliardi di investimenti nell'alberghiero, il doppio rispetto al 2020. In particolare, il settore resort ha registrato in Italia investimenti per 530 milioni, attirando l'interesse degli investitori, soprattutto sul segmento leisure

Alessandro Mazzanti (Cbre ltaly): “Il nostro Paese ha opportunità senza pari, con uno stock di camere che è di fatto il più grande d'Europa”

Dal Pnrr sostegni al turismo e alla riqualificazione dello stock in chiave Esg

“Nel settore real estate, un occhio di riguardo va riservato al settore degli hotel, mercato in cui l'Italia può giocare di certo un ruolo da protagonista a livello internazionale anche grazie alla recente crescita dell'interesse verso il segmento resort: il nostro Paese ha infatti opportunità senza pari, con uno stock di camere che è di fatto il più grande d'Europa”.

A parlare è  Alessandro Mazzanti ceo di Cbre ltaly, commentando il market outlook 2022 realizzato da Cbre, dal quale è emerso che il recupero delle performance alberghiere nei periodi di allentamento delle restrizioni ha rafforzato l'interesse degli investitori in questo comparto, in particolare per i resort, dove si prevede una forte crescita del turismo leisure, e nelle maggiori città d'arte per i segmenti premium/luxury.
Lo scorso anno si è assistito a una forte ripresa degli investimenti. Nel 2021, infatti, ci sono stati 2,1 miliardi di euro di investimenti nel settore hotel, in crescita del 99% rispetto al 2020, anno però che era stato duramente colpito dalla pandemia da covid-19. Secondo lo studio, l'asset class si è posizionata dunque terza in Italia per volumi investiti, con risultati del 27% superiori alla media annua dell'ultimo quinquennio, includendo anche l'anno record del 2019 quando si era raggiunta quota 3,3 miliardi.
Se da una parte è emersa una mancanza di prodotto core, dall'altra si è assistito a una crescita dell'interesse per il segmento resort, che nel corso del 2021 ha registrato investimenti per 530 milioni, attirando l'interesse degli investitori grazie alla resilienza delle sue performance alberghiere durante la pandemia.

In generale, la pandemia ha avuto un impatto contenuto sui pricing, che hanno registrato scontistiche limitate. Gli investitori interessati ad asset distressed hanno guardato con molta attenzione al mercato italiano, ma la rapida ripresa delle performance alberghiere verificatasi con l'allentarsi delle restrizioni e i sostegni pubblici alle strutture hanno prevenuto l'emergere di situazioni di sofferenza.

 

Previsioni positive


Nella survey di Cbre si prevede un ritorno della domanda alberghiera ai livelli pre-pandemia da fine 2023.  Le stime del Tourism Economics prospettano, infatti, un recupero della spesa turistica rispetto ai valori del 2019 a diverse velocità. “Il segmento leisure di matrice domestica dovrebbe tornare ai livelli di spesa pre-pandemia già nel corso del 2022, mentre la spesa dei turisti internazionali per i viaggi di piacere dovrebbe tornare a crescere oltre i livelli del 2019 nel 2023 – si legge nella ricerca -  Le prospettive sono meno positive, invece, per il segmento business, dove si attende un pieno recupero della spesa domestica solo nel 2024, mentre per la spesa estera si prevede un recupero ancora più lento. La diffusione del lavoro da remoto provocata dalla pandemia sembra infatti avere ridotto, nell'immediato, la necessità di intraprendere viaggi di lavoro”.

 

Confronto tra il mercato alberghiero italiano e quello degli altri Paesi


Da sempre, il mercato alberghiero italiano è dominato da una forte frammentazione delle proprietà e da una limitata qualità delle strutture e dei servizi offerti. Questi aspetti possono essere ricondotti alla limitata brand penetration del mercato alberghiero italiano, il più grande d'Europa per camere disponibili.
Nonostante il mercato italiano abbia, infatti, il maggior numero di camere in Europa (oltre 1 milione), si colloca agli ultimi posti per presenza di brand alberghieri. La percentuale di camere appartenenti a catene di hotel è infatti solo del 21% nel nostro Paese rispetto allo stock totale, contro il 58% del Regno Unito, il 57% della Francia, il 46% della Germania, il 41% della Spagna e addirittura il 26% della Turchia.
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Fonte: Grafico contenuto nel “Market outlook 2022” di Cbre
Elaborazione Cbre su dati Str Global ed Eurostat
“Questa frammentazione rischia di limitare la riqualificazione dello stock, anche sotto il profilo Esg  come dimostra la scarsa diffusione di immobili certificati in questo settore”, mette in guardia Cbre, che ritiene che la rigenerazione del patrimonio potrebbe dunque costituire un'opportunità di rilancio del turismo italiano e ricorda che il piano per il turismo previsto dal Pnrr prevede infatti diverse manovre mirate alla riqualificazione dell'offerta turistica. Il «Pacchetto turismo» del Pnrr ha destinato complessivamente 2,4 miliardi al settore per il periodo 2021-2026, di cui 0,8 dedicati all'ammodernamento, rafforzamento e valorizzazione delle strutture ricettive per aumentare la qualità dell'offerta e migliorare i servizi turistici sia nelle città d'arte sia nei piccoli borghi. “Gli interventi mirano a favorire l'ingresso di nuovi capitali grazie anche a incentivi, fondi di garanzia e crediti d'imposta con l'obiettivo di rinnovare l'offerta ricettiva e di creare un turismo più sostenibile e in grado di avvicinarsi alla maggiore sofisticazione della domanda”, conclude Cbre.
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Giornalista professionista, è laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Torino. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor

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