Quattro frecce per il rilancio del mattone

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Dallo stop dell'Imu per alberghi e stabilimenti fino al superbonus del 110%. Ecco la risposta del governo per sostenere il mercato immobiliare ed edilizio italiano, che rappresenta circa il 18% del Pil nazionale. Discordante l'opinione degli operatori e degli esperti del settore

In Italia, il mercato potenziale per le riqualificazioni è molto interessante: su un totale di 12 milioni di edifici, circa 2 milioni sono in uno stato conservativo pessimo o mediocre

Immobiliare di pregio: non vi sono misure che vanno in particolare a toccare questo settore. Il motivo? Fondamentalmente perché non è un comparto che subirà un particolare rallentamento

Settore turistico e alberghiero: secondo una ricerca di World Capital il 47% degli investitori intervistati intende continuare a investire in Italia nel comparto entro fine anno

Una vera e propria boccata d'ossigeno per il mercato immobiliare italiano arriva dal decreto rilancio, che ha apportato diverse misure volte al sostegno e al recupero di un settore che è stato profondamente colpito dall'esplosione del coronavirus. Tra le varie iniziative, quella più significativa è sicuramente quella che prevede l'innalzamento delle detrazioni dell'ecobonus e del sismabonus al 110% a partire dal 1° luglio 2020, aprendo così importanti opportunità di rilancio per il settore immobiliare nel dopo emergenza covid. Si tratta del superbonus al 110% per opere di riqualificazione energetica, grazie al quale sarà possibile intervenire sulle città italiane con un potenziale economico senza precedenti e avviare un vero progetto Paese di riqualificazione urbana ed edilizia. Nel dettaglio, la detrazione è prevista per le spese sostenute dal 1° luglio al 31 dicembre 2021, da recuperate in 5 anni o da trasformare in sconto fattura, o ancora da cedere a banche e fornitori.
In Italia, il mercato potenziale per le riqualificazioni è molto interessante: secondo l'ufficio studi Gabetti, nel nostro paese, su un totale di 12 milioni di edifici, circa 2 milioni sono in uno stato conservativo pessimo o mediocre. Inoltre gli immobili residenziali in classe energetica G sono circa 9-11 milioni, su uno stock complessivo di circa 12 milioni (rappresentano quindi il 75%).  Si tratta di quasi 7 milioni di edifici costruiti prima degli anni '70, a cui vanno aggiunti tra i 2 e i 4 milioni di immobili realizzati successivamente.
“Prevediamo una massiccia adesione all'incentivo, anche perché è stata introdotta la possibilità per chi riqualifica di cedere immediatamente in fattura il 110% dell'importo lavori senza alcun esborso o anticipo di denaro”, ha commentato Roberto Busso, amministratore delegato di Gabetti Property Solutions, che poi ha aggiunto: “Già quest'anno, anche solo ipotizzando un raddoppio degli investimenti in riqualificazione energetica fino a 7 miliardi di euro, si potrebbero compensare gli effetti del lockdown, incrementando addirittura il volume degli investimenti complessivi in rinnovo edilizio, dai 52 miliardi di euro realizzati nel 2019 a oltre 57 miliardi. E i risultati potrebbero essere ancora più significativi nel 2021, arrivando a oltrepassare i 67 miliardi di investimenti complessivi”.

La portata dell'intervento governativo sul comparto immobiliare non si limita poi solo al superbonus. Tra le altre misure contenute all'interno del decreto che possono contribuire a dare ossigeno alle imprese dal punto di vista fiscale, e quindi incidere in modo indiretto, vanno menzionati infatti anche il possibile taglio dell'Irap, il credito di imposta locazioni per i mesi di marzo, aprile e maggio per le attività di impresa e professionali che abbiano avuto un calo del fatturato e il credito d'imposta per l'adeguamento e la sanificazione dei posti di lavoro.

Altre poi vanno a vantaggio di specifici comparti. “Se si passa ad analizzare il settore alberghiero, che più di altri comparti ha subito un rallentamento, si segnalano l'abolizione della prima rata dell'Imu e il bonus vacanze – ha aggiunto Busso - Per quanto riguarda le locazioni, invece, si segnala l'incremento del fondo nazionale per il sostegno all'accesso alle locazioni a uso abitativo, mentre per le compravendite, pur non essendoci particolari misure di rilancio contenute all'interno del decreto, vi sono altre variabili da considerare: pensiamo ad esempio ai mutui a tassi bassissimi, o il desiderio di ampi spazi scaturito dall'incremento dello smartworking e dal maggiore tempo che trascorriamo casa, che secondo noi avranno un effetto rimbalzo sul mercato immobiliare nel medio termine”.

Diverso il caso dell'immobiliare di pregio che, in questo contesto, è stato toccato in maniera differente, trattandosi di un mercato che ragiona con logiche diverse rispetto a quello tradizionale. “Non vi sono all'interno del decreto rilancio delle misure che vanno in particolare a toccare questo settore”, ha spiegato Fabio Guglielmi, consigliere delegato Gabetti Agency. Il motivo? “Fondamentalmente perché non è, in effetti, un comparto che subirà un particolare rallentamento. Chi poteva investire in un immobile di pregio prima del covid, lo potrà fare anche adesso e, paradossalmente, sarà anche più motivato nel farlo”, ha risposto Guglielmi, che ha aggiunto che gli eventi che hanno caratterizzato gli ultimi mesi hanno trasformato in molti casi la seconda casa in una seconda residenza, mettendone in luce le potenzialità che potrà avere nel prossimo futuro.

Torna sul mondo del turismo e dell'ospitality Monica Badin, real estate consultant hospitality department di World Capital. “Nel Decreto rilancio troviamo misure temporanee e non strutturali volte a dare liquidità alle imprese. Tutto questo contribuirà a dare dell'ossigeno al turismo e alle strutture, che seppur impattate dal covid-19, nei prossimi mesi continueranno a rappresentare delle asset class di appeal per gli investitori; questo soprattutto per gli alberghi”, ha commentato Badin. Infatti dall'ultima survey condotta dal dipartimento di ricerca di World Capital su un campione significativo di operatori nazionali e internazionali è emerso che il 47% degli investitori intervistati intende comunque continuare a investire in Italia nel settore hospitality entro fine anno. “Inoltre, chi vuole investire in Italia intende farlo con una strategia di riqualificazione e riposizionamento degli asset immobiliari e dell'offerta già esistente”, ha confermato Badin.

Di opinione più critica sulla portata dell'intervento normativo è Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari. “Tra i 450 esperti (stima minima) delle varie commissioni tecniche che hanno affiancato il governo, non uno aveva conoscenza del settore immobiliare ed edilizio, che pure rappresenta il 18% del Pil nazionale”, ha precisato Breglia, che interpellato sulle varie agevolazioni ha risposto che queste “non riguardano società, imprese, fondi e grandi proprietari, e quindi gli unici soggetti che sarebbero in grado di far partire progetti e interventi subito”, ma “vanno solo ai condomini”. Inoltre, “se già nei primi mesi del bonus facciate le richieste erano state poche, perché è sempre complicato mettere insieme le maggioranze nei condomini, ora, con una crisi economica in atto e un impoverimento generalizzato, solo una persona fuori dal mondo porterebbe nell'assemblea del palazzo una proposta di questo tipo”, ha proseguito il presidente di Scenari Immobiliari, che ricorda chiaramente che intanto bisogna spendere e che. solo nel giro di diversi anni, si avranno rimborsi fiscali, sempre che il fisco non cambi idea.
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor

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