Migrazioni dalla costa alla metropoli: come cambia l'inflazione

Rita Annunziata
4.5.2022
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L'addio alle città costiere statunitensi ha innescato un rapido incremento dell'inflazione in metropoli tradizionalmente meno care. Ecco perché. E come cambiano anche i prezzi degli immobili

Taylor Marr: “Luoghi come Tampa e Phoenix stanno attirando nuovi residenti e registrando aumenti a due cifre dei prezzi in generale e ancora maggiori delle abitazioni”

Phoenix è la prima per incremento dei prezzi di beni e servizi nel primo trimestre (10,9%). Seguono Atlanta con il 10,6% e Tampa con il 9,9%

L'esodo dalle città costiere innescato dalla crisi pandemica, oltre che dal ricorso allo smart working, ha generato un rapido incremento dei prezzi di beni e servizi in alcune aree metropolitane tradizionalmente meno care. Basti pensare a Phoenix, che ha registrato un tasso d'inflazione del 10,9% anno su anno nel primo trimestre. Ma anche ad Atlanta, decima destinazione degli acquirenti di immobili, dove si parla del 10,6%. Un nuovo studio condotto da Redfin, società di intermediazione immobiliare con sede a Seattle, ne svela le ragioni. Anche se il vantaggio finanziario finora goduto, almeno in alcune zone, starebbe per svanire.
“Non tutti stanno vivendo l'inflazione allo stesso modo”, spiega Taylor Marr, vice capo economista di Redfin. “L'incremento dei prezzi di beni e servizi sta avendo un impatto particolarmente elevato in luoghi come Tampa e Phoenix, che stanno attirando la maggior parte dei nuovi residenti e registrando aumenti a due cifre dei prezzi in generale e ancora maggiori delle abitazioni. Ad Atlanta, per esempio, i salari sono aumentati di circa il 7% rispetto a un anno fa ma l'inflazione è aumentata del 10% e gli affitti sono aumentati del 22%. Ciò significa che sta diventando più difficile risparmiare per l'anticipo di una casa”. La buona notizia, aggiunge Marr, è che siccome la maggior parte delle famiglie possiede un immobile di proprietà stanno riuscendo a beneficiare dall'aumento del valore delle abitazioni, nonostante stiano pagando di più per tutto il resto (perché più si spostano in un'area più aumenta la richiesta di beni e servizi locali consentendo alle aziende di gonfiare i prezzi).
Tornando ai dati, Phoenix è la seconda destinazione più popolare per gli acquirenti che hanno deciso di spostarsi da una metropoli all'altra nel primo trimestre ma la prima per aumento dei prezzi di beni e servizi (10,9%). Seguono Atlanta con il 10,6% e Tampa con il 9,9% (quest'ultima al terzo posto sia per inflazione che per migrazione). San Francisco, New York e Washington registrano invece la tendenza opposta. La prima è in cima alla lista degli acquirenti che hanno deciso di abbandonare la costa e ha un tasso d'inflazione del 5,2% (il più basso del Paese e circa la metà di quello di Phoenix, Tampa e Atlanta). Per New York si parla del 5,4% e per Washington del 6,7%. Quanto a Los Angeles, al secondo posto tra le città “abbandonate”, registra un tasso di inflazione nella media (7,8%).

Parallelamente però, come anticipato in apertura, anche i prezzi delle case stanno salendo alle stelle nelle destinazioni più popolari d'America. Per Phoenix si parla di un balzo del 27% anno su anno, per Tampa del 29% e per Atlanta del 22%, a fronte di una media nazionale del 17%. Diverso è il caso delle città che hanno accolto nuovi acquirenti di immobili, che hanno incassato incrementi relativamente più moderati. A San Francisco i prezzi delle case sono aumentati dell'11% anno su anno, a New York dell'8% e a Washington del 9%.

Secondo i ricercatori, gli statunitensi continueranno a vendere case in costosi centri costieri come San Francisco e Seattle a favore di metropoli più convenienti. Ma questo trend potrebbe rallentare in futuro man mano che il vantaggio finanziario di vivere in località come Phoenix si assottiglia. Gli immobili, infatti, starebbero diventando meno convenienti più rapidamente nelle metropoli che nelle zone costiere. A Phoenix, per esempio, bisogna guadagnare il 46% in più rispetto a un anno fa per permettersi la tipica rata mensile di un mutuo a fronte del 26% in più di San Francisco. “Siccome così tante persone stanno usando la stessa strategia, i prezzi delle case e di altri beni e servizi nelle destinazioni più popolari stanno aumentando”, spiega Marr. “Potremmo arrivare a un punto in cui non avrà più senso, dal punto di vista finanziario, trasferirsi dalla costa della California e Phoenix o Atlanta”. Ma passerà ancora del tempo. Anche perché, conclude, continuano a sorgere sempre più immobili in quelle zone rispetto al resto del Paese.
Giornalista professionista, è laureata in Politiche europee e internazionali. Precedentemente redattrice televisiva per Class Editori e ricercatrice per il Centro di Ricerca “Res Incorrupta” dell’Università Suor Orsola Benincasa. Si occupa di finanza al femminile, sostenibilità e imprese.

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