Immobili: rientra la crisi e calano le case all'asta

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Negli ultimi sei mesi, il numero delle case all'asta in Italia è diminuito del 25%. Lo si apprende dal rapporto semestrale di Sogeea sulle aste immobiliari

Le procedure in corso sono scese sotto quota 15 mila, attestandosi a 14.701, a fronte delle 19.650 rilevate lo scorso gennaio

Rispetto all'inizio del 2017, quando si era raggiunta quota 33.304 unità, il totale delle abitazioni in vendita forzata è sceso del 55,9%

Terzo calo consecutivo per le case all'asta, segno quindi che fortunatamente sta rientrando la situazione critica che si è abbattuta sugli italiani negli ultimi anni. Secondo il rapporto semestrale sulle aste immobiliari del Centro studi Sogeea, infatti, negli ultimi sei mesi, il numero delle case all'asta in Italia è diminuito del 25,2%. Le procedure in corso sono infatti scese sotto quota 15 mila, attestandosi a 14.701, a fronte delle 19.650 rilevate lo scorso gennaio. Rispetto all'inizio del 2017, quando si era raggiunta quota 33.304 unità, il totale delle abitazioni in vendita forzata è calato del 55,9%. Il decremento riguarda sostanzialmente tutte le fasce di prezzo degli immobili in maniera uniforme.

“Il terzo calo consecutivo del dato nazionale, tra l'altro il più rilevante delle recenti serie storiche, fa sì che si possa iniziare a considerare strutturale il ritorno del numero delle vendite forzate immobiliari a valori fisiologici per il nostro Paese”. A parlare è Sandro Simoncini, presidente di Sogeea e direttore del Centro studi che ritiene ragionevole ipotizzare che, essendo il mercato delle aste la fotografia di una situazione di precarietà venutasi a creare anni addietro, l'onda lunga delle sofferenze bancarie abbia esaurito i suoi effetti più disastrosi e stia pian piano rientrando in una dimensione più governabile. “Sotto questo aspetto - ha aggiunto Simoncini - altri indicatori fanno ben sperare”.

Nel mondo delle aste, c'è una preponderanza sul mercato di immobili di non particolare pregio. “Il 68,2% delle case in vendita ha un prezzo inferiore ai 100 mila euro, quota che sale addirittura fino all'88,8% se si prendono in esame anche le abitazioni dell'intervallo tra 100.000 e 200.000 euro”, si legge nel report di Sogeea, confermando il fatto che gli anni della crisi hanno colpito soprattutto gli appartenenti alle fasce di reddito medio-basse, costretti in molti casi a sacrificare il bene-rifugio per eccellenza, la prima casa, per non essere riusciti a fare fronte a un impegno finanziario.

L'andamento però non è stato uguale per tutte le aree d'Italia. Se, infatti, il centro del Paese ha fatto registrare un calo del 31,9%, sostanzialmente in linea con quello nazionale, nel Mezzogiorno la contrazione è stata del 55,6%, mentre nelle isole del 60,3%. In totale controtendenza il Nord, in cui si è osservata una crescita del 20,8%, con vendite forzate che sono infatti salite da 6.558 a 7.918.

Intanto, rispetto al passato, i meccanismi delle vendite all'asta appaiono sempre più solidi e accessibili a un vasto pubblico. “L'allargamento della platea dei potenziali compratori, favorito anche dal sempre più frequente ricorso alla digitalizzazione, ha evidentemente fatto in modo che le operazioni con esito positivo aumentassero ulteriormente in numero assoluto e si svolgessero con maggiore rapidità”, ha dicharato Simoncini, che poi ha concluso dicendo: “molti istituti bancari mettono a disposizione strumenti finanziari ad hoc per procedere all'acquisto e i meccanismi di vendita all'asta sono trasparenti e tutto sommato semplici: chi ha disponibilità di denaro può realizzare dei veri e propri affari e c'è sempre la possibilità di farsi seguire da un tecnico o da un professionista del settore per avere la sicurezza di non commettere passi falsi”.
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor

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