Immobili green, valgono più in periferia che al centro

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Secondo quanto è emerso nell'osservatorio di Scenari Immobiliari e Johnson Controls, in caso di compravendite gli edifici in classe A valgono in media il 30% in più rispetto alle strutture di classi inferiori se si trovano in periferia. In centro, la variazione scende al 20%. Nelle locazioni, però, il discorso si ribalta

Nelle aree più periferiche la qualità dell'edificio può avere un impatto considerevole nell'orientare le scelte dell'acquirent

Nelle zone centrali, invece, nella determinazione del prezzo di vendita è preponderante la localizzazione

La sostenibilità ambientale del costruito rappresenta un requisito irrinunciabile per i nuovi sviluppi immobiliari e per le riqualificazioni

Quando la classe fa la differenza. Ma solo in periferia. Nel mercato immobiliare residenziale delle maggiori città italiane le differenze di prezzo tra edifici in classe A e strutture di classi inferiori sono più evidenti nelle zone periferiche rispetto a quelle centrali. Nelle prime, infatti,  la variazione si aggira in media intorno al 30%, mentre in centro la differenza si attesta al +20% tra la classe A e le classi E, F e G.

Il motivo è semplice, nelle aree più periferiche la qualità dell'edificio può avere un impatto considerevole nell'orientare le scelte dell'acquirente in cerca di soluzioni con un rapporto particolarmente vantaggioso tra qualità e prezzo. Di contro, nelle zone centrali, nella determinazione del prezzo di vendita è preponderante la localizzazione, con un conseguente appiattimento delle quotazioni. Questo però vale se si tratta solo di immobili in vendita.

Per gli affitti, il trend è ribaltato. Nel caso dei canoni di locazione si osserva infatti un ribaltamento in cui il valore aggiunto della classe energetica A si attesta in media al +26% nelle zone centrali, contro il +15% riscontrato nelle zone periferiche.

A fornire la fotografia dell'andamento dell'edilizia green è Scenari Immobiliari, che durante il 26°Forum che si è svolto il 14 e 15 settembre, ha presentato il secondo Osservatorio sulla sostenibilità e sulla sicurezza, realizzato in collaborazione con Johnson Controls.

"Una cosa però è certa, la sostenibilità ambientale del costruito rappresenta un requisito irrinunciabile per i nuovi sviluppi immobiliari e per le riqualificazioni. La capacità di limitare l'impatto ambientale di un edificio è diventata sinonimo di qualità del costruito, grazie agli sforzi compiuti negli anni a tutti i livelli della filiera edilizia e del mercato immobiliare", spiegano gli esperti.

 

Ma quali sono le attese per i prossimi mesi per il real estate e dove si concentreranno i maggiori investimenti?


La risposta è arrivata dagli oltre 350 tra imprenditori e manager intervistati durante il forum. Dall'indagine è emerso che, nel 2019, nel mercato immobiliare, gli investimenti si concentreranno sul segmento terziario a Milano, così come nel resto del Nord Italia, mentre a Roma si tenderà a privilegiare il comparto ricettivo. Degli oltre 350 tra imprenditori e manager intervistati durante il forum, il 54% si è espresso poi a favore di una certa stabilità del sistema economico italiano nel prossimo anno, con un terzo di esperti (33%) che prevedono un leggero miglioramento. Pochi, invece, i pessimisti che vedono un lieve peggioramento all'orizzonte, e che rappresentano solo 13% in totale.

Considerando questo contesto macro in cui si muove l'Italia, le attese per il settore immobiliare sono rassicuranti. Quasi la metà degli intervistati (47%) crede, infatti, che l'industria immobiliare rimarrà stabile nel 2019, mentre un terzo degli esperti prevede un miglioramento. Coloro che parlano di un peggioramento sono solo un quinto. Ampliando l'orizzonte temporale, gli ottimisti salgono al 40% nelle previsioni a 3-5 anni e affiancano quelli che credono nella stabilità, che sono in leggera diminuzione.
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor

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