Il proptech e il nuovo volto del real estate sempre più digitalizzato

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Nel 2021, in Italia, le proptech sono salite a quota 184, il 21% in più rispetto all'anno prima. Si tratta di realtà giovani, di piccole dimensioni, fondate principalmente da Millennials e propense alla parità di genere. Quali le prospettive di sviluppo?

Negli ultimi anni c’è stata una forte accelerazione: nel 2018, l’Italian proptech monitor aveva mappato 43 proptech, nel 2021 il numero è salito a 184

Sulla base delle attività svolte, l’Ipm ha suddiviso queste realtà in quattro cluster principali: real estate fintech (27%), smart real estate (19%), sharing economy (22%) e professional services (32%)

Un fenomeno che probabilmente osserveremo in futuro è l'acquisizione da parte di gruppi medio-grandi del settore real estate di startup e scaleup o di aziende che operano nel proptech

Dal 2018 ad oggi, il fenomeno proptech è in costante crescita ed espansione nel mondo real estate. In Italia, nel 2021, l'Italian proptech monitor (Ipm, frutto della collaborazione tra il Real estate center del Dipartimento di architettura, ingegneria delle costruzioni e ambiente costruito del Politecnico di Milano e l'Italian proptech network) ha mappato un totale di 184 proptech che hanno sede o operano nel nostro Paese: si tratta di un incremento del 21% rispetto al monitor di dicembre 2020.
“Negli ultimi anni c'è stata una forte accelerazione: nel 2018, avevamo mappato 43 proptech, nel 2021 siamo arrivati a 184”, ha spiegato Andrea Ciaramella, docente presso il Dipartimento Abc, Politecnico di Milano, che si aspetta un'ulteriore crescita del numero delle iniziative proptech nel nostro Paese, anche per recuperare il gap che ancora ci differenzia rispetto ad altri stati europei, come Francia, Germania e Spagna.  “Un fenomeno che probabilmente osserveremo è l'acquisizione da parte di gruppi medio-grandi del real estate di startup e scaleup o di aziende che operano in questo settore – ha detto - Una delle modalità con cui si può aggredire, infatti, questo nuovo mercato digitale è quella di sviluppare un nuovo business, ma questo richiede tempo; l'alternativa è quella di acquisire delle società che hanno già sviluppato un business interessante. E oggi, i grandi gruppi, probabilmente stanno preferendo questo tipo di approccio, che consiste nel comprare una piccola società che ha già sviluppato un'attività nel digitale, facendo così propria quel tipo di soluzione”.
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Fonte: Italian PropTech Monitor 2021

Il proptech: un processo di innovazione del real estate


“La caratteristica comune al mondo proptech è la digitalizzazione di processi, prodotti e servizi”, ha dichiarato Ciaramella, che poi è entrato nel merito, spiegando che il proptech rappresenta un processo di innovazione del real estate nel quale aziende che sono startup o scaleup, o comunque che operano già nel real estate, usano la tecnologia e la digitalizzazione per riconfigurare prodotti, processi o servizi. “Quindi la casistica potrebbe essere: la startup che sviluppa un nuovo tool per gestire le aste immobiliari online, oppure la grande azienda che opera già nel mondo immobiliare che apre una business unit che si occupa soltanto di processi digitali, andando così a migliorare la sua attività che ha sempre svolto in modo tradizionale con tecnologie di nuovo tipo”.

Lo sviluppo di iniziative proptech nel nostro Paese si differenzia a seconda dell'area geografica che si prende in considerazione. Dalle analisi effettuate è emerso che più del 70% delle proptech attualmente attive ha avuto origine in una città del Nord Italia; al centro e sud del nostro Paese si registra la fondazione, rispettivamente, del 13 e del 5% delle aziende, mentre la porzione restante (12%) riguarda proprio le proptech nate fuori dai nostri confini. In quest'ultimo caso, si tratta di fondatori italiani che, per diversi motivi, hanno preferito avviare l'attività fuori confine, per poi tornare a operare nel nostro Paese, aprendo una sede in una città italiana.

 

I quattro cluster del proptech


Sulla base delle attività svolte, l'Ipm ha suddiviso queste realtà in quattro cluster principali: real estate fintech (27%), smart real estate (19%), sharing economy (22%) e professional services (32%).

In particolare, il real estate fintech si concentra sulla fase transazionale della proprietà immobiliare, incluse le relative informazioni a supporto delle operazioni commerciali. Questo cluster include anche gli investimenti immobiliari tramite strategie di crowdfunding, i mutui, la gestione dei portafogli e la conversione di immobili residenziali tramite mercati secondari.

Lo smart real estate si concentra, invece, sull'operatività e sulla gestione degli asset immobiliari a diverse scale. La sharing economy si focalizza sulla fase di utilizzo degli immobili; in particolare sul cosiddetto “consumo collaborativo”, al cui interno si annovera la condivisione sia di residenze sia di spazi di lavoro e/o spazi commerciali. Infine, nell'ultimo gruppo dei professional services rientrano tutte le soluzioni tecnologiche in grado di supportare le figure tecniche dei diversi settori, includendo diverse realtà che si occupano di servizi nel mondo real estate: dai servizi automatizzati per la gestione di proprietà e registri catastali, alla consulenza, al marketing e alle indagini territoriali.

 

La fotografia delle proptech italiane


Ma qual è l'identikit delle proptech italiane? Sempre da un'indagine realizzata dall'Italian Proptech monitor, alla quale hanno risposto in 49, è emerso che le proptech italiane sono realtà giovani, di piccole dimensioni, fondate principalmente da Millennials e propense alla parità di genere. Il 73% dei rispondenti ha infatti dichiarato che il numero di dipendenti è compreso tra 1 a 20; inoltre, il 43% di queste realtà sono state fondate negli ultimi 5 anni; il 61% dei dipendenti di una proptech appartiene alla generazione dei Millenials e, infine, indagando il rapporto percentuale tra uomini e donne, si registra (nel 2021) una media di 60% uomini e 40% donne.

 

(Articolo tratto dal magazine di febbraio)
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Giornalista professionista, è laureata in Giurisprudenza presso l’Università degli studi di Torino. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor

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