Coronavirus e tassi bassi: gli italiani non rinunciano alla casa

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
31.10.2020
Tempo di lettura: 2'
A settembre le richieste di mutui sono salite del 13% rispetto al 2019. A ottobre, la crescita di casi covid+ ha portato a un'interruzione della dinamica positiva. Il credito resta comunque una delle leve più importanti che hanno le famiglie per accedere al mercato immobiliare

I bassi tassi bancari legati alle operazioni di mutuo permettono di accedere ai finanziamenti per la casa a condizioni veramente vantaggiose

Il capitale di debito “estratto” dal patrimonio immobiliare nel 2019 si attestava a 90,2 miliardi di euro (a fronte di 923.925 immobili concessi in garanzia)

“Gli impatti dell'emergenza sanitaria dovuta al coronavirus andranno a influenzare il mercato del credito alla famiglia. Di contro la buona notizia è che, a oggi, i tassi bancari legati alle operazioni di mutuo permetteranno di accedere ai finanziamenti per la casa a condizioni veramente vantaggiose. Questo potrà agevolare non solo chi vuole acquistare una nuova abitazione, ma anche chi è interessato a sostituire il proprio finanziamento”.
A parlare è Renato Landoni, presidente di Kìron Partner, società di mediazione creditizia del gruppo Tecnocasa, in merito al recente annuncio della Bce, che porrà in essere ogni azione possibile per mantenere i tassi agli attuali livelli e che, se necessario, continuerà a immettere liquidità nel sistema bancario in modo che gli istituti di credito possano concedere mutui e prestiti a tassi molto bassi.
In questo momento le proposte di mutuo delle banche sono molto interessanti, soprattutto per quel che riguarda i tassi fissi. Vediamo un esempio per capire meglio di quali importi stiamo parlando. Stando alle dinamiche dei tassi di aprile 2020, l'ufficio studi di Tecnocasa ha calcolato l'importo della rata mensile di un mutuo ipotecario del valore di 110mila euro per una durata di 25 anni, ipotizzando che l'immobile valga 160mila euro e che lo spread medio di mercato si attesti all'1% sia per il tasso fisso che per il tasso variabile. “Con un mutuo a tasso fisso sosterremmo una rata di 418 euro, circa 26 euro in più rispetto a quanto dovremmo sostenere se scegliessimo un mutuo a tasso variabile, in quanto la sua rata ammonta a 392 euro”, ha spiegato Landoni, ricordando però che questo chiaramente resta così se i tassi rimanessero sempre agli attuali livelli, cosa che è difficilmente verificabile in un orizzonte temporale così lungo. “Volendo optare per la situazione di maggior risparmio, ovvero quella del mutuo variabile, è fondamentale capire quanto il reddito del nucleo familiare sia in grado di sopportare eventuali aumenti di rata, sia in termini di capacità di rimborso sia in termini di sostenibilità del tenore di vita che si è abituati ad avere”, ha proseguito l'esperto.

Secondo il barometro di Crif, a settembre l'andamento delle richieste di mutui e surroghe da parte delle famiglie italiane è salito del 13% rispetto allo stesso periodo del 2019, confermando il trend positivo dei 3 mesi precedenti. Le rilevazioni relative alle prime due settimane di ottobre, però, mostrano una brusca interruzione della dinamica positiva che potrebbe essere riconducibile anche alla crescente preoccupazione delle famiglie per il veloce aumento dei casi di positività al covid-19 nel nostro Paese.

In ogni caso, come indicato anche nel rapporto Mutui ipotecari 2020 dell'Agenzia delle entrate, il credito rappresenta una delle leve più importanti affinché le famiglie e le imprese accedano al mercato immobiliare o al finanziamento della propria attività economica. “La forma del credito ipotecario, ossia con mutuo concesso dalla banca o comunque con capitale erogato da un istituto finanziario dietro la garanzia del patrimonio immobiliare, è senz'altro quella principale”, si legge nello studio, che poi prosegue dicendo che tale forma di indebitamento, analizzata nel Rapporto, può essere osservata come un capitale di debito che viene “estratto” sulla base del valore potenziale di un capitale per definizione “immobile” per trasferirlo nell'investimento di immobili o nell'investimento in altre attività. In tal senso nel rapporto si parla di un capitale di debito “estratto” dal patrimonio immobiliare che nel 2019 si attestava a 90,2 miliardi di euro (a fronte di 923.925 immobili concessi in garanzia), dopo il minimo di 58,3 miliardi del 2014 e il massimo di 205 miliardi del 2007. In particolare, il 22% del capitale finanziato nel 2019, quasi 20 miliardi, è originato da atti in cui le unità immobiliari concesse a garanzia del credito sono ubicate nelle otto maggiori città per popolazione  (il 9,6% da immobili ubicati a Milano e il 7% a Roma).
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti