Le banche e gli “immobili vincolati” del territorio italiano

Maurizio Fraschini
Maurizio Fraschini
21.2.2022
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Da mecenati a curatori obbligati? Come i vincoli possono incidere sul valore e sulla commerciabilità delle opere e degli immobili delle banche italiane
Le banche italiane, in particolare negli ultimi quarant'anni, hanno acquisito (anche attraverso la concentrazione che si è realizzata) e consolidato importantissime collezioni d'arte. La gestione di questi patrimoni artistici, peraltro, è ispirata a criteri assai diversi. Inoltre, molti provvedimenti e vincoli emanati dalle Soprintendenze, soprattutto negli ultimi anni, con l'intento di impedire dispersioni, hanno inciso profondamente sulla gestione e sulla stessa possibilità di cessione degli immobili nei quali tali opere sono conservate.

Banca d'Italia, per prima, possiede una collezione molto importante, nata alla fine dell'Ottocento, durante gli scavi effettuati per la costruzione della sede di Palazzo Koch - quando emersero numerosissimi reperti archeologici - e arricchita negli anni Trenta, quando la Banca entra in possesso di una parte cospicua della collezione di Riccardo Gualino (con capolavori di Monet, Spadini oltre a reperti greci e di arte orientale antica) nei confronti del quale l'istituto vantava un rilevante credito a seguito del default dell'imprenditore nel 1930.

Passando poi in rassegna le banche principali, si può partire con Unicredit, nella quale sono confluite negli anni passati le collezioni di Bank Austria (circa 10 mila pezzi tra cui opere dell'Art Nouveau e dell'Espressionismo viennese), di Hypovereinsbank (circa 20 mila opere tra cui alcune di Goya e dell'Impressionismo e dell'Espressionismo tedeschi) e degli istituti acquisiti in Polonia, Russia e Turchia. La parte del leone è fatta però dal tesoro italiano che è confluito in Unicredit grazie all'acquisizione di Capitalia nel 2007: e qui si annoverano dipinti di Dosso Dossi, Guercino, Morandi, Carrà, De Chirico, Vezzoli, Brodsky.

Unicredit aveva in passato adottato un approccio molto “commerciale” sulle opere della collezione, ipotizzando una cessione sul mercato molto ampia, che ha successivamente rivisto e abbandonato.

Dalla parte opposta, la strategia di Intesa Sanpaolo è stata quella di consolidare e valorizzare adeguatamente anche a bilancio il tesoro di opere artistiche che possiede (oltre 30 mila opere rivenienti in particolare dalla Fondazione Cariplo che comprende vasi attici e magnogreci della collezione Cauti, icone russe, dipinti e sculture dell'Ottocento lombardo e napoletano e una importantissima collezione del Novecento che, unitamente agli altri beni storici e artistici, porta i valori in bilancio a oltre il miliardo di 3uro), con un approccio da curatore museale molto innovativo, con l'apertura già vent'anni fa dei poli museali Gallerie d'Italia di Milano, Vicenza e Napoli.

La collezione si è poi arricchita ulteriormente con la fusione di Ubi Banca che per valorizzare il suo patrimonio artistico aveva già recentemente inaugurato il sito web arte.ubibanca.com e addirittura un canale Instagram dedicato dopo aver nominato un Collection chief curator per riordinare e valutare le sue collezioni e quelle delle banche a sua volta incorporate ossia Banca Popolare di Bergamo, Banco di Brescia, Banca di Valle Camonica, Banca Popolare di Ancona e Carime.

Le collezioni sono state peraltro testimoni anche dei momenti più difficili attraversati dalle banche che le possedevano.

Montepaschi, la più antica banca italiana ancora in attività fondata nel 1472, ha nel corso della sua lunghissima attività sedimentato una collezione di opere artistiche assai unica. Tra le opere più risalenti la collezione di dipinti, sculture e arredi soprattutto di scuola senese che vanno dal XIV al XIX e la collezione Chigi Saracini, l'Archivio Chigi Saracini e il fondo Sansedoni.

A fine 2017, in piena ristrutturazione della banca, la Soprintendenza archeologica per le province di Siena, Grosseto e Arezzo aveva emanato un vincolo sulla collezione d'arte dell'istituto, composta da 30 mila pezzi con un valore in bilancio di 121 milioni di euro, vincolandoli come collezione indivisibile e pertinenziale al Palazzo Chigi Saracini in Siena e vincolando le opere contenute a Palazzo Salimbeni, a Palazzo Spannocchi e a Palazzo Tantucci.

Anche Banca Popolare di Vicenza era arrivata a possedere un'importantissima collezione d'arte, riveniente anche dalle acquisizioni di altre banche effettuate negli anni Duemila, in particolare di Cassa di Risparmio di Prato. Così alle opere contenute a Palazzo Thiene a Vicenza si sono aggiunte le opere di Palazzo Alberti a Prato. La collezione includeva opere di Carlo Dolci, Filippo Lippi, fra' Paolino, Justus Suttermans, la Coronazione di spine attribuita a Caravaggio (a lungo oggetto di discussioni appassionate tra gli studiosi), Jacopo Bassano, un Crocifisso di Giovanni Bellini, Palma il Giovane, Tintoretto, Tiepolo, oltre a monete veneziane e maioliche. Il meglio della Toscana da una parte e del Veneto dall'altra.

Anche in questo caso le rispettive Soprintendenze hanno vincolato le opere ai palazzi che le contenevano. Peraltro, Palazzo Thiene - che era rimasto al di fuori del perimetro dell'operazione Popolare di Vicenza di Intesa Sanpaolo - è stato nel frattempo ceduto al Comune di Vicenza, ma le opere che sono contenute nel Palazzo sono ancora di proprietà della procedura di liquidazione coatta amministrativa, che ha il compito per legge di valorizzare al meglio tutti i beni esistenti a servizio della massa dei creditori.
I vincoli posti sulle opere e sulla loro ubicazione, che da un canto potrebbero essere visti come un giusto argine alla dispersione di collezioni create negli ultimi anni, determinano di contro notevoli limiti alla possibilità di ottenere un giusto corrispettivo per le opere in questione e limitano altresì la possibilità di commercializzare gli immobili che li contengono. Il proprietario dell'immobile oggetto del vincolo ha infatti responsabilità e obblighi, che lo accomunano ad un museo che peraltro ospita opere altrui.

Occorrerebbe quindi una equa contemperazione di interessi, con un provvedimento normativo anche ad hoc, poiché la protezione del patrimonio artistico (sul quale già lo Stato ha una prelazione) vincolato a un palazzo non può andare a scapito dei risparmiatori/creditori delle banche in default. La tutela costituzionale del risparmio non può doversi negoziare con l'interesse dello Stato alla preservazione delle opere d'arte, sterminato nel caso dell'Italia.

Se da oltre trent'anni esiste la possibilità per legge di pagare le imposte tramite opere d'arte e beni culturali – peraltro scarsamente utilizzata – si spera che possa essere emanato tempestivamente un provvedimento che impedisca uno scontro tra portatori di interessi allo stesso modo rilevanti e da preservare, in modo da scongiurare l'assenza di interesse di facoltosi compratori per un bene comunque vincolato e “imprigionato” come è accaduto di recente per l'affresco di Caravaggio nel Casino dell'Aurora di Villa Ludovisi, rimasto invenduto assieme ad altre opere per un valore complessivo di 471 milioni, alla fine di un'asta tristemente deserta.
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Avvocato del Foro di Milano e Parigi, è partner dello studio Plusiders. Si occupa di M&A, real estate e private equity. Ha una consolidata esperienza nella strutturazione e realizzazione di operazioni
societarie straordinarie e, in particolare, nella gestione dei differenti aspetti degli investimenti e della contrattualistica nel settore real estate.

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