L'esercito dei fondi passivi marcia verso i 10mila miliardi

Laura Magna
Laura Magna
21.4.2021
Tempo di lettura: 5'
“Can Etfs scale new heights in an unfamiliar environment?” la risposta a questa domanda, che è il titolo di un report di Ey, è decisamente sì. Nella pandemia gli strumenti passivi hanno dimostrato di aver ancora molto spazio per sperimentare nuovi record. Vediamo come

Pur essendo stati soggetti alla forte volatilità del mercato nel corso del 2020, i fondi indice non hanno sperimentato fughe da parte degli investitori né crisi di liquidità. Tanto che molti hanno realizzato alcuni dei migliori risultati di raccolta nel corso dell’anno testando anche in termini di performance la propria resilienza

A fine 2020 il mercato globale si è attestato a un passo da quota 7 mila miliardi di dollari, con una raccolta annuale intorno ai 500 miliardi di dollari, distribuiti sugli oltre 7.400 strumenti disponibili. Sulla base delle analisi di Ey, il tasso annuo di crescita degli aum sarà del 10% in Europa nei prossimi cinque anni, con gli asset globali che raggiungeranno i 10mila miliardi di dollari entro il 2025

Nel 2020 la volatilità non ha risparmiato neppure i replicanti. Che però si sono dimostrati resilienti sia in termini di prestazioni sia sul fronte della domanda. Insomma hanno superato a pieni voti la prova a cui il mercato li ha sottoposti. Almeno secondo quello che EY scrive in una ricerca dal titolo “Can ETFs scale new heights in an unfamiliar environment?”: la risposta a questa domanda è decisamente sì. Gli strumenti di cui parliamo hanno registrato variazioni di prezzo significative durante il crollo di marzo e aprile scorsi: questo però non ha determinato alcuna fuga da parte degli investitori né crisi di liquidità. Tanto che molti Etf hanno realizzato alcuni dei migliori risultati di raccolta nel corso dell'anno e aspirano a nuove vette.

Stando al Money Monitor pubblicato da Lyxor Etf Research in Europa i fondi passivi già nel 2019 avevano per la prima volta superato le loro controparti attive, registrando afflussi per oltre 100 miliardi di euro, dato record che aveva portato il patrimonio totale in gestione a 870 miliardi di euro (+40% rispetto al 2018). Lo spazio di crescita restava importante, considerando che i replicanti pesavano solo per il 7% del patrimonio totale dei fondi europei.

A fine 2020, riporta Ey, il mercato globale dei fondi indice si è attestato a un passo da quota 7mila miliardi di dollari, con una raccolta annuale intorno ai 500 miliardi di dollari, distribuiti sugli oltre 7.400 strumenti disponibili. Le buone performance dimostrate durante una delle maggiori crisi finanziarie degli ultimi decenni non sono l'unico fattore che contribuirà all'ulteriore crescita del mercato nei prossimi anni, secondo Ey. Altri elementi a favore delle strategie passive sono la domanda crescente, precedente alla crisi Covid, ela maggiore attenzione ai costi di prodotti e servizi per il cliente finale, stimolati dalla trasparenza introdotta dalla Direttiva Mifid II. Sulla base delle analisi di Ey, che incorporano la probabilità di ulteriori correzioni del mercato e una lenta ripresa, la stima è di un tasso annuo di crescita del 10% in termini di masse gestire per gli Etf europei nei prossimi cinque anni, con gli asset globali che raggiungeranno i 10mila miliardi di dollari entro il 2025.

Dalle ricerche di mercato della società di consulenza emerge inoltre come gli emittenti prevedano che tra gli ulteriori principali motori della crescita nei prossimi anni ci saranno il lancio di nuovi prodotti; il raggiungimento di una più amplia platea di investitori, rafforzando canali e reti di distribuzione; e la trasformazione dei business model degli operatori tramite significativi investimenti su dati e tecnologia. Gli investitori, inoltre, tendono sempre più a preferire per la parte core del portafoglio strumenti smart beta rispetto a gestioni attive.

Non mancano certamente le sfide, alcune esogene, altre legate agli stessi elementi che finora hanno funzionato da acceleratori. Secondo Ey un tema è l'incertezza politica: l'accordo raggiunto in extremis tra Ue e Regno Unito sulla Brexit ha temporaneamente salvaguardato lo status del Regno Unito come il più grande mercato di Etf in Europa, nonché come centro di gestione per Etf domiciliati in Irlanda o Lussemburgo. Ma si tratta ancora di una condizione transitoria, che lascia peraltro aperto il tema sulla futura equivalenza normativa tra il Regno Unito e l'Ue. Se la Brexit rappresenta una sfida “regionale”, le incertezze causate dall'emergenza COVID-19 e le rivalità geopolitiche globali (come le tensioni commerciali Usa - Cina) possono incidere negativamente sulla crescita generale del comparto.

Non solo. Un tema sempre più rilevate nei prossimi 3-5 sarà la crescente competizione tra produttori. Il costante flusso di nuovi competitor in ingresso nel mercato, comprimerà ulteriormente fee e margini già su livelli minimi.

Nello stesso tempo pressione sui margini e crescente concorrenza hanno fatto sì che la fiducia nel successo dei lanci di nuovi fondi sia passata dal 57% nel 2018 al 46% di oggi. Tale realtà si contrappone alla volontà, se non necessità, degli operatori di lanciare nuovi prodotti per intercettare nuove esigenze e nicchie di mercato, e la contrapposizione tra queste opposte esigenze diventerà in futuro sempre più acuta. Lo sviluppo di nuovi Etf innovativi sarà infatti centrale per l'ulteriore crescita del mercato e la possibilità di affermazione di nuovi emittenti. La dinamica del "winner takes all" rende inoltre essenziale la rapidità del go to market. Riconciliare la necessità di innovazione e rapidità con la crescente attenzione regolamentare e le sempre maggiori aspettative degli stakeholder in termini di trasparenza, valore e performance rappresenterà un'ulteriore sfida per il settore nei prossimi anni.

(articolo pubblicato sul numero di aprile del Magazine We Wealth)

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