Gli italiani preferiscono i prodotti finanziari al mattone

Livia Caivano
Livia Caivano
14.1.2019
Tempo di lettura: 5'
Secondo un'indagine condotta dall'Osservatorio semestrale di Anima sgr in collaborazione con Gfk, le famiglie italiane sono sempre più orientate verso i prodotti finanziari e meno verso l'immobiliare e la liquidità

La progettualità delle famiglie cresce e si polarizza il sentiment sulle prospettive future del Paese

Si conferma la preferenza per i prodotti finanziari rispetto ad immobili e liquidità

Forte domanda di consulenza in campo finanziario

Aumentano gli italiani favorevoli all'euro

Le famiglie italiane in campo di scelte di investimento preferiscono i prodotti finanziari a immobili e liquidità, ma la scelta degli investimenti richiede il supporto di un esperto. Non solo: aumentano gli italiani favorevoli all'euro. Secondo i dati emersi dall'Osservatorio semestrlae di Anima sgr, realizzato in collaborazione con la società di ricerche di mercato GfK. 
L'analisi è stata condotta lo scorso ottobre con l'obiettivo di indagare sui comportamenti finanziari delle famiglie italiane in funzione dei loro progetti. Gli intervistati sono stati 1.062 adulti “bancarizzati”, titolari cioè di un conto corrente bancario o libretto bancario e/o postale, rappresentativo di circa 42 milioni di individui.

Polarizzazione delle prospettive


L'instabilità e la bassa percezione della politica economica italiana hanno inciso sul sentiment degli italiani che si mostra più polarizzato rispetto alla rilevazione della scorsa primavera. Sono aumentati fino al 26% (dal 18%) coloro che ritengono “peggiorata di poco” la situazione del nostro Paese rispetto ad un anno fa – e di contro si riduce dal 20% al 17% la percentuale di chi la considera “peggiorata di molto”. Guardando alle prospettive future, vedono un incremento dal 14% al 20% coloro che si aspettano un miglioramento della congiuntura italiana fra un anno e al contempo cresce il fronte dei “pessimisti”: chi pensa che la situazione potrebbe “peggiorare di molto” sale dal 14% al 18%.

I rischi politici in Europa non hanno però influito sulle aspirazioni e sulla volontà di progettare delle famiglie. Nell'ambito dei bancarizzati, dal 49% si arriva addirittura a quota 56% del campione e, per quanto riguarda il segmento degli investitori, il livello di progettualità rimane sui livelli più alti (75%) dall'inizio della ricerca nel 2012.

Nello specifico, nell'ambito dei bancarizzati, per i progetti di “risparmio” (mettere soldi da parte, pensione integrativa ecc.) si sale di quasi 10 punti percentuali - dal 26% al 35% - mentre per quelli di “spesa” (casa, vacanze, istruzione figli ecc.) dal 35% al 37%; passando invece al segmento degli investitori, per i primi dal 48% si arriva a quota 53%, mentre quelli di “spesa” restano invariati a quota 51%.

Nonostante il 2018 sia stato un anno difficile per i mercati finanziari, tuttavia i prodotti finanziari continuano a piacere più degli immobili: sale dal 24% al 29% chi, potendo investire, sceglierebbe prodotti finanziari. Gli immobili guadagnano consensi, in termini assoluti, tornando ai livelli del 2015 (dal 10% si sale al 13%).

Complice anche la difficile lettura dei mercati finanziari, gli investimenti si piazzano in cima alla classifica delle decisioni “amletiche” e più difficili da assumere per il campione di riferimento (Grafico 4). In particolare, nel dettaglio la scelta degli investimenti figura al primo posto per difficoltà per il 26% del campione; subito dopo, in termini di complessità, viene la “scelta del mutuo” (20%). Seguono: l'acquisto della casa (17%); il piano previdenziale (16%); la sottoscrizione di una polizza vita (15%); la scelta dell'università (12%); la scelta della professione (10%); l'acquisto dell'auto (5%).

Va più o meno di pari passo la domanda di supporto di un esperto. Il 25% del campione ritiene “molto importante” farsi aiutare da un esperto nella scelta degli investimenti, contro il 15% per quanto concerne la scelta di un mutuo, il 14% per la sottoscrizione di una polizza vita, il 13% per i piani previdenziali, fino al 3% per l'acquisto di un'auto.

Gli italiani sono favorevoli all'euro e la tendenza si è accentuata rispetto al passato. In particolare, nell'ipotesi di un referendum sull'euro, il 53% ha risposto che voterebbe per mantenere la moneta unica, mentre solo il 20% sarebbe a favore dell'introduzione di una nuova lira. Quindi, rispetto alla rilevazione del 2015, quando era stato posto lo stesso quesito, è salita del 16% la percentuale

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