Gestione passiva, gli istituzionali preoccupati dal rischio sistema

Redazione We Wealth
Redazione We Wealth
18.12.2018
Tempo di lettura: 5'
Uno studio condotto da Natixis Investment Managers su 500 investitori istituzionali globali indica che sono in crescita le preoccupazioni che riguardano l'impatto degli strumenti passivi sul rischio di mercato e il prezzo degli asset

Due terzi degli investitori istituzionali ritengono che con l'aumento degli investimenti a gestione passiva sia aumentato il rischio sistemico

Quattro investitori istituzionali su cinque ritengono che il contesto di mercato attuale favorisca piuttosto un approccio attivo alla gestione del portafoglio

Secondo l'indagine condotta da Natixis Investment Managers su 500 investitori istituzionali globali (compresi gestori di fondi pensione aziendali e pubblici, fondi assicurativi e fondi sovrani), sono sempre maggiori le preoccupazioni che riguardano l'impatto degli strumenti passivi sul rischio di mercato e il prezzo degli asset. Due terzi degli intervistati, in un bacino che spazia dal Nord America all'America Latina, dal Regno Unito all'Europa continentale, fino ad arrivare all'Asia e il Medio Oriente, ritengono che la popolarità degli investimenti passivi abbia aumentato il rischio sistemico.  Il 61% ha evidenziato che i flussi verso le strategie passive hanno artificialmente soppresso la volatilità. Più della metà degli investitori istituzionali, poi, ritiene che gli investimenti passivi abbiano distorto i prezzi relativi delle azioni e il trade-off rischio/rendimento.

In questo contesto, gli investitori stanno anche rallentando il ritmo con cui prevedono di aumentare la propria esposizione alle strategie passive, con le istituzioni che sembrano aver trovato il punto di forza nelle allocazioni. Interrogati sulle allocazioni nel 2015, gli investitori istituzionali avevano previsto di aumentare le partecipazioni passive fino al 43% entro tre anni. Oggi invece gli intervistati non hanno dato alcuna indicazione di voler modificare in maniera significativa la loro attuale allocazione al 70% attiva e al 30% passiva entro i prossimi tre anni.

Anche gli investitori istituzionali stanno esprimendo una preferenza per la gestione attiva al fine di anticipare la volatilità dei mercati prevista per il 2019: quattro su cinque che prevedono un aumento della volatilità dei mercati nel corso del prossimo anno. La stessa percentuale, il 79% circa, suggerisce che l'attuale contesto di mercato favorirà la gestione attiva dei portafogli, una risposta simile a quella fornita per il 2018 (78%). Gli investitori rimangono ottimisti sui rendimenti, ma hanno leggermente abbassato l'ipotesi di rendimento medio annuo al 6,7%, a fronte del 7,2% del 2017.

Anche se la maggior parte degli investitori ritiene che il contesto di mercato sia ottimale per gli investimenti attivi, permane la necessità che i gestori attivi dimostrino più chiaramente il proprio valore, motivo per cui la metà degli investitori utilizza le strategie passive al fine di evitare i troppi "closet tracker" presenti nel comparto della gestione attiva. Tuttavia, se il settore sarà in grado di scovare i closet tracker, i due terzi (66%) degli investitori pensano che ciò andrà a beneficio di quei gestori che perseguono un approccio e una performance veramente attivi e la maggior parte si aspetta che gli investimenti attivi sovraperformeranno nel lungo termine.

La ricerca di alpha guiderà la domanda per ESG


Le considerazioni ESG stanno svolgendo un ruolo sempre più dominante nelle strategie di investimento delle istituzioni.Tre investitori istituzionali su cinque (61%) incorporano attualmente fattori ESG e più della metà (55%) degli intervistati ha dichiarato di prevedere nel 2019 un incremento delle allocazioni sulle strategie ESG, con considerazioni chiave sulla generazione di rendimento e sulla diversificazione. Più della metà (56%) è d'accordo sul fatto che l'alpha può essere trovato nelle strategie ESG; il 43% degli investitori ritiene che nell'analisi di un'impresa i fattori ESG siano importanti tanto quanto i fattori finanziari fondamentali e un quinto (20%) li considera un modo importante per generare rendimenti corretti per il rischio nel lungo termine.

Nonostante la crescente richiesta per le strategie ESG, secondo il 43% degli intervistati la misurazione e la capacità di dimostrare le performance rimane una sfida. Due investitori istituzionali su cinque (40%) temono, inoltre, che le aziende possano compiere un “greenwashig” dei dati per migliorare la loro immagine pubblica.

Gli investitori esprimono la loro preferenza per il reddito fisso e le alternative


La combinazione di rendimenti incerti e di un contesto di tassi crescenti ha costretto le istituzioni a guardare oltre per generare rendimenti, e gli intervistati hanno segnalato una preferenza per le strategie alternative e per i mercati privati. Le infrastrutture continuano ad attirare l'attenzione di questo gruppo di investitori, con oltre un terzo di loro (36%) che prevede di aumentare le allocazioni su questa asset class, seguita dal private debt (28%), dal private equity (27%) e dal settore immobiliare (24%). La tendenza verso i mercati privati si riflette in sette istituzionali su dieci (71%) i quali affermano che gli asset privati aiutano a generare maggiori ritorni, mentre il 60% dichiara che offrono diversificazione.

Gli investitori prevedono di ridurre la loro allocazione sull'azionario, mentre l'esposizione al reddito fisso dovrebbe aumentare. La maggior parte degli investitori (84%) prevede un aumento della volatilità del mercato azionario e di ridurre, dunque, nel corso del prossimo anno le allocazioni azionarie dal 37,7% al 36,2%, mentre le allocazioni a reddito fisso dovrebbero rappresentare il 38,2% nel 2019, contro il 37,3% attuale.

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