Gestione attiva e passiva: la scelta di Invesco – We Wealth

Livia Caivano
Livia Caivano
4.7.2018
Tempo di lettura: 3'
Si torna a parlare della diatriba fondi attivi - Etf. L'occasione è una tavola rotonda organizzata da Invesco (anche) per celebrare la definitiva integrazione dei brand di Source e PowerShares sotto un unico brand

Invesco è oggi un solution provider completo

Gestisce oltre 200 miliardi nel solo comparto Etf

“Abbiamo acquisito PowerShares nel 2007, quando nessuno credeva negli Etf, e l'abbiamo fatto per spingere il nostro attivo”, così il managing director e head of distribution Emea (ex UK) - Latam di Invesco Sergio Trezzi ricapitola la storia recente del brand. “Ora c'è integrazione non solo interna ma anche a livello di distribuzione. Abbiamo diversi modi di rispondere alle esigenze del cliente ma sono ora tutti sotto la stessa casacca. Possiamo posizionarci in maniera neutrale rispetto ai veicoli”.

La personalizzazione del portafoglio


Oggi la prima esigenza a cui il consulente deve rispondere, è quella della personalizzazione. “Il cliente”, prosegue Trezzi, “deve essere messo nelle condizioni di comunicare al meglio le sue esigenze e chi si interfaccia con le sue richieste deve assicurare la migliore esperienza di investimento”.
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Sergio Trezzi - managing director e head of distribution Emea (ex Uk) - Latam di Invesco
Compito non facile in uno scenario economico e di mercato in così rapida evoluzione. Mercati volatili, consolidamento dell'industria del risparmio, sfide della Mifid II: il quadro è complesso. “Mentre in passato i fondi passivi erano avvantaggiati, con l'aumento della volatilità, le sfide per gli Etf aumentano. Allo stesso tempo però gli attivi devono dimostrare di essere dei buoni attivi così un processo di selezione naturale elimina i bad active”, spiega Trezzi. “In passato gestire attivo e passivo all'interno della stessa azienda era un problema. Fino a qualche mese fa si pensava che le due cose fossero alternative: noi, al contrario, crediamo da sempre che siano complementari”.

Così Invesco presenta oggi tre nuovi Etf, Invesco Floating Rate Note Uvits Etf, per gli investimenti in contesti di tassi variabili; Invesco Msci Saudi Arabia Ucitis Etf, pensato per un mercato di nicchia e lanciato a giugno sulla Borsa di Londra e Invesco At1 Capital Bond Ucits Etf, presto quotato su Borsa Italiana.

“Invesco è leader negli smartbeta già da tempo. Vedevamo crescere gli Etf negli Stati Uniti e pensavamo che potessero arrivare subito anche in Europa. Ma se negli States c'erano agevolazioni fiscali a spingerne la diffusione, nel vecchio continente la gente pensava che gli Etf aggiungessero rischio al portafoglio. Ci è voluto tempo ma oggi è proprio il contrario: in 7 anni tutto è cambiato”, conclude Sergio Trezzi. “Gli Eft servono per ottimizzare il guadagno che sono la gestione attiva può portare in un mercato così volatile”.

Consulenti finanziari e Etf

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Giuliano D'Acunti - responsabile commerciale di Invesco in Italia
Se la strada giusta da percorrere, allora, è quella della gestione passiva affiancata da quella attiva, il consulente finanziario non può ignorarne le caratteristiche.  Ne è sicuro Giuliano D'Acunti, responsabile commerciale di Invesco in Italia: “Mifid II ha sicuramente aumentato in maniera importante la richiesta di Etf anche da parte delle reti e delle banche. Il nostro cliente e il nostro consulente non può non sapere cosa sta succedendo: l'attenzione al tema sta aumentando. Il vantaggio degli Etf in questo momento”, prosegue D'Acunti, “è di avere un'esposizione ancora più ampia agli stili di gestione e agli elementi tematici. Perché è con questi che si riesce in maniera veloce, trasparente e a basso costo, a comprare temi che non sono stati sviluppati ancora nella gestione attiva”.

L'interesse non riguarda solo il mondo del private banking ma anche quello dei consulenti con portafogli più limitati. “I clienti più sofisticati fanno domande e il consulente non può farsi cogliere impreparato”, conclude il responsabile commerciale.

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