Faang, oltre al tech c'è di più

Livia Caivano
Livia Caivano
5.9.2018
Tempo di lettura: 5'
Amazon e Apple, con capitalizzazioni oltre i mille miliardi, sono le regine dei cosìddetti titoli Faang. Questi celebri big del tech sono davvero così simili? Non proprio, secondo Riccardo Ambrosetti, presidente e fondatore di Ambrosetti Am Sim

La capitalizzazione di Amazon ha sfondato la barriera dei mille miliardi di dollari

Le azioni hanno superato i 2000 dollari

Amazon è la seconda società al mondo a raggiungere la capitalizzazione di 1.000 miliardi di dollari in Borsa. Prima di lei, solo Apple. Dopo aver battuto un altro record, quello dei 2 mila dollari ad azione, i conti tornano a far volare il titolo. E-commerce, certamente ma anche e soprattutto cloud: “Non tutti sanno che il 50% dei profitti di Amazon sono dovuti a servizi amministrativi di archiviazioni dati”, chiarisce Riccardo Ambrosetti, presidente e fondatore di Ambrosetti Asset Management Sim.“Parliamo di servizi diversi dall'e-commerce - che comunque, va ricordato, costituisce oggi il 13% dell'intero commercio globale – che regalano margini davvero importanti”.

Fattore Faang


Un successo che illumina di luce riflessa tutti i cosiddetti titoli Faang. Ma attenzione, perché il comparto tecnologico non si esaurisce nel quintetto Facebook, Amazon, Apple, Netflix e Google. Soprattutto, i Faang non sono semplici tech. Se è vero che “titoli come Netflix e Amazon dall'inizio dell'anno crescono del 90 e del 70% con apprezzamenti che hanno pochi precedenti nella storia”, precisa Ambrosetti, ci sono poi anche “Alphabet, l'espressione quotata di Google, che da inizio anno performa il 14%. E Apple che vanta numeri di bilancio straordinari e cresce del 34%”. Infine Facebook, che un po' a causa degli scandali di Cambridge Analytica, un po' perché offre prospettive di crescita minori, da inizio si è mosso di pochi punti (e non sempre verso l'alto). “Parlando dei cinque titoli Faang le situazioni sono molto diverse tra loro”.

Necessario prendere in esame le singole società e aprirne i bilanci, per capire cosa c'è dentro e come farlo fruttare. “Chi volesse investire in nuove tecnologie troverebbe nei cinque titoli un basket interessante – riprende il presidente di Ambrosetti – Sono colossi dalla capitalizzazione e dalla storia ricca, con prospettive positive ma molto diverse tra loro”. E' sempre più importante per gli analisti capire come inquadrarli, o si rischia di perdere delle occasioni. “Si tratta di un problema culturale: alcuni ritengono Netflix competitor nella produzione tv e cinema, altri la vedono (anche) come una piattaforma che rende servizi molto diversi da quelli che offre Sky, ad esempio. Quando le categorie si sovrappongono, per gli analisti diventa difficile valutare”. Ma dimenticare che Google è anche social network, o che Amazon è anche archivio cloud, può davvero impedire all'investitore di spiccare il volo.

A chi crede che quella del tech sia solo una bolla destinata a esplodere - su tutti, il presidente americano Donald Trump - l'argomento da usare non è tanto quello della fine di un ciclo. Va piuttosto contrastata la certezza nella categorizzazione di titoli, che in comune tra loro hanno forse ormai solo il fatto di essere da record.
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Riccardo Ambrosetti - presidente Ambrosetti Assett Management e Sim

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