Economisti-Scrooge, se il cash è il miglior regalo di Natale

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Alberto Battaglia
23.12.2021
Tempo di lettura: 3'
In una prospettiva strettamente economica, i regali di Natale hanno le loro inefficienze: ecco cosa ne pensano gli accademici

Potrà sembrare un'eresia, ma alcuni rispettati esperti di finanza personale invitano a riflettere sull'inefficienza delle spese sui regali di natale

La questione, alcuni anni fa, era stata presa molto sul serio dalla Chicago Booth School of Business, che domandò a 46 fra i più prestigiosi economisti al mondo di esprimersi sull'idea del contante come regalo di Natale efficiente

Per chi non sopporta lo spirito del Natale, i suoi eccessi consumistici o la falsità di alcune situazioni: sappiate che alcuni economisti sono con voi. Quantomeno appoggiano l'idea che i regali siano un esempio di grande inefficienza. L'idea che sorregge questa tesi è abbastanza semplice: l'utilità che può determinare uno specifico regalo non potrà mai raggiungere quella di un prodotto scelto in autonomia dal destinatorio, secondo i suoi precisi bisogni. Purtuttavia, colui che regala paga il pieno prezzo economico per quel dono. Il rapporto tra costo sostenuto e beneficio, insomma, finisce con l'essere peggiore. Sì, ma peggiore di cosa? Di un dono in contanti, ovviamente.

Potrà sembrare un'eresia, ma alcuni rispettati esperti di finanza personale invitano a riflettere seriamente sull'inefficienza delle spese destinate ai regali di natale. Da ultimo, lo scorso 20 dicembre la professoressa Teresa Ghilarducci (New School for Social Research di New York) era intervenuta su una column di Bloomberg con un articolo intitolato: “Il regalo di Natale perfetto? Il cash”. Secondo Ghilarducci le spese per i regali vengono spesso sottostimate e ammontano mediamente a 650 dollari l'anno “senza rendere nessuno molto più felice”. Sotto Natale “una persona su cinque si indebita” ha affermato Ghilarducci, ricordando come gli editori sollecitassero l'uscita di nuovi libri di finanza personale proprio in questo periodo, nel quale le persone "spendono troppo" e sono “un po' spaventate”.

La questione, alcuni anni fa, era stata presa molto sul serio dalla Chicago Booth School of Business, una delle scuole di management più prestigiose al mondo. Nel 2013 la scuola domandò a 46 fra i più prestigiosi economisti al mondo di esprimersi sulla seguente affermazione: 

“Fare regali specifici come i regali di Natale è inefficiente, perché i destinatari potrebbero soddisfare le loro preferenze molto meglio con i contanti”. 

Alla fine, lo spirito del Natale sembra aver trionfato: il 62% degli economisti ha espresso un disaccordo più o meno marcato, rispetto alla controversa affermazione. Tuttavia, l'ha appoggiata un buon 20% delle risposte, cui si aggiungeva una fetta importante di indecisi. 

Alcune delle risposte pubblicate dagli economisti sono particolarmente sagaci. Richard Thaler, che quattro anni più tardi avrebbe vinto il Nobel, si è inserito fra gli indecisi allegando il seguente commento: “E' questo un banale quiz sulla teoria dei prezzi o un'interessante domanda comportamentale? Per testare la teoria dei prezzi, provate un regalo in contanti il prossimo San Valentino”. 

Un altro pezzo da novanta della teoria economica, Maurice Obstfelt (diventato, due anni dopo, capo economista del Fondo monetario) ha giustificato la sua indecisione dichiarando: “Il giudizio [sull'affermazione in questione] sembra dipendere dalla motivazione di colui che dona”. Se l'obiettivo, ad esempio, è dimostrare la propria cura del prossimo – poco importerà se abbiamo pagato “più del giusto”. E' in fondo questa l'opinione di Oliver Hart, che tre anni dopo avrebbe vinto il premio Nobel: “un assistente potrebbe preferire i contanti. Per un amico un regalo che dimostri di aver pensato a ciò che conta per lui potrebbe significare molto di più”. 

Vista in questi termini, ci sono regali più “inefficienti” di altri: quelli che non sono sorretti da una relazione significativa fra i due individui. Ed è in queste situazioni che la teoria economica più tradizionale, applicata ai regali, ricomincia ad acquisire un senso.

Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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