Banche centrali e inflazione stanno mettendo i bond in difficoltà

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Alberto Battaglia
29.9.2021
Tempo di lettura: 3'
I rendimenti dei maggior titoli governativi sono in deciso rialzo, sta accadendo per diverse ragioni

La prospettiva di rialzi dei tassi più ravvicinati e i timori legati alla crisi energetica stanno spingendo gli investitori in obbligazioni a chiedere maggiori interessi

Per le banche centrali il rialzo dell'inflazione è ancora un fenomeno temporaneo, ma su questo le incertezze stanno aumentando e si stanno riverberando sui prezzi dei bond

La nefasta previsione lanciata a inizio settembre dell'ex re dei bond, Bill Gross, sembra si stia avverando: i prezzi delle obbligazioni hanno subito un forte ribasso negli ultimi giorni, ora che i rialzi dei tassi delle banche centrali appaiono più vicini e che le aspettative sull'inflazione indicano un crescente rischio di rincari di lungo periodo.

Per mesi i rendimenti delle obbligazioni sono rimasti ai minimi, grazie al contributo delle banche centrali e dei rispettivi acquisti di bond, per migliaia di miliardi di dollari. Anche l'inflazione, il cui aumento tende a ridurre i rendimenti reali delle obbligazioni e ad esercitare una pressione negativa sul valore dei titoli, aveva rallentato a causa della pandemia. Entrambi i fattori, che per lungo tempo hanno sostenuto i prezzi dei bond, stanno ormai virando verso la direzione opposta. Infatti, la Federal Reserve e ancor di più la Banca d'Inghilterra hanno lanciato chiari segnali sul fatto che il primo rialzo dei tassi avrà luogo probabilmente già nel 2022 (e, nel caso della Banca d'Inghilterra, forse entro quest'anno). Nel frattempo, l'inflazione, alimentata dalla carenza nell'offerta di diverse materie prime, potrebbe rimanere alta per più tempo, ha dichiarato il presidente della Federal Reserve, Jerome Powell, in un'audizione al Congresso lo scorso martedì (28 settembre).

Queste notizie hanno contribuito a un netto rialzo dei rendimenti per i maggiori titoli di stato decennali: il Gilt britannico martedì ha superato l'1% per la prima volta dal marzo 2020, il T-Bond Usa ha raggiunto mercoledì i massimi da giugno e anche il Bund tedesco ha raggiunto i massimi dai primi di luglio, nonostante la maggiore cautela della Bce sulle tempistiche della stretta monetaria.
Nelle previsioni della Fed e della Bce il rialzo dell'inflazione rimane ancora un fenomeno di breve periodo, destinato a diluirsi già a partire dal prossimo anno. Per l'Eurozona, Francoforte prevede che i prezzi scenderanno dal 2,2 all'1,7% nel 2022, per poi rallentare ulteriormente all'1,5% nel 2023. Nella fase attuale la gran parte degli incrementi osservati nell'inflazione europea sono dovuti ai prodotti energetici (+15,4% ad agosto), il cui prezzo potrebbe continuare a salire nell'inverno – soprattutto se le temperature saranno rigide e si allargherà ulteriormente il divario tra domanda e offerta di gas.

"Il driver dominante dei rendimenti delle obbligazioni globali a lunga scadenza sembra essere semplicemente la crescente crisi energetica", ha detto al Financial Times il gestore di Allianz GI Mike Riddell, "non è immediatamente logico, perché la crisi energetica è probabilmente uno shock dell'offerta a breve e medio termine, e non dovrebbe portare a tassi d'interesse strutturalmente più alti da parte delle banche centrali. Ma l'impennata dei prezzi del gas sta creando un'incertezza sull'inflazione a più lungo termine,e questo premio di rischio aggiuntivo viene ora incorporato nei ".

L'incertezza legata all'energia potrebbe anche risolversi nel giro di breve tempo e cambiare ulteriormente le prospettive per il mercato obbligazionario. Bisognerà attendere ancora qualche mese, dunque, per capire se Bill Gross avrà azzeccato la sua previsione e se i bond andranno davvero incontro a un deprezzamento costante nei prossimi mesi.
Responsabile per l'area macroeonomica e assicurativa. Giornalista professionista, è laureato in Linguaggi dei media e diplomato in Giornalismo all'Università Cattolica

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