Il fintech guarda ai giovanissimi: le sfide per il settore

Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri
18.2.2021
Tempo di lettura: 3'
Secondo l'Ocse l'educazione finanziaria dovrebbe iniziare “il prima possibile”. Ma per le startup fintech che decidono di puntare sull'educazione finanziaria dei più piccoli la strada appare tutt'altro che in discesa. L'intervista a Laura Grassi, direttore dell'osservatorio Fintech e Insurtech del Politecnico di Milano

Nonostante l'importanza dell'educazione finanziaria fin dalla tenera età, quello dei giovanissimi è un segmento ancora poco servito dai player del mondo finanziario e, in particolare, del fintech

Negli ultimi cinque anni, i deal che hanno riguardato le app fintech che offrono soluzioni “a misura di bambino”, sono stati 89 a livello globale per un controvalore di 535 milioni di dollari (dati Crunchbase)

Secondo Laura Grassi, direttore dell'osservatorio Fintech e Insurtech del Politecnico di Milano, sono diverse le sfide per le app di tecnofinanza che si focalizzano sui giovanissimi

L'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) ha definito l'alfabetizzazione finanziaria una “life skill fondamentale per partecipare alla società moderna”, evidenziando che, al giorno d'oggi “i bambini crescono in un mondo sempre più complesso in cui prima o poi avranno bisogno di farsi carico del proprio futuro finanziario”. Stando alle raccomandazioni elaborate dall'Organizzazione su questo tema, l'educazione finanziaria dovrebbe infatti “iniziare il prima possibile ed essere insegnata nelle scuole”. Nonostante ciò, quello dei giovanissimi è un segmento ancora poco servito dai player del mondo finanziario e, in particolare, del fintech.
Per dare alcuni numeri, stando ai dati elaborati da Crunchbase, negli ultimi cinque anni, i deal che hanno riguardato le app fintech che offrono soluzioni “a misura di bambino”, mirate ad accrescere le competenze dei più giovani in materia finanziaria, sono stati 89 a livello globale per un controvalore di 535 milioni di dollari. Solo nel 2020, il totale investito in queste realtà ha toccato quota 344 milioni di dollari. A fare la parte del leone è stato il round di finanziamento di Serie C da 215 milioni di Greenlight Financial Technology. Fondato nel 2014, l'unicorno fintech (con una valutazione di 1,2 miliardi di dollari) fondato nel 2014 ha l'obiettivo di aiutare i genitori a insegnare ai bambini come risparmiare tramite una app e una carta di debito “smart”.
il-fintech-guarda-ai-giovanissimi-le-sfide-per-il-settore_2
App fintech globali per bambini (investimenti e deal). Fonte: Crunchbase News
“L'offerta su questo fronte è poco sviluppata” spiega a We Wealth Laura Grassi, direttore dell'osservatorio Fintech e Insurtech del Politecnico di Milano, sottolineando che, alla luce delle loro ridotte capacità di spesa, i più giovani non rappresentano un target particolarmente attrattivo per le startup fintech in quanto i potenziali margini di ricavo e di crescita sono limitati nel breve periodo. Sebbene alcune fintech affermate abbiamo deciso di diversificare puntando su questo segmento anche con un discreto successo (come nel caso di Kite, la carta di debito per ragazzi da 6 a 16 anni della challenger bank Starling che subito dopo il lancio è andata a ruba) a detta di Grassi, le startup del mondo della tecnofinanza si rivolgono unicamente i più piccoli, cercando di fidelizzarli già dalla tenera età, avranno bisogno di ingenti finanziamenti nel tempo per rimanere in gioco e, prima raccogliere i frutti dei propri investimenti, saranno necessari “10-15 anni”. “Diverso se invece consideriamo il ritorno sociale, più importante e sicuramente già nel breve” precisa Grassi.

Per il direttore dell'Osservatorio, le sfide che devono affrontare questi player sono molteplici e non riguardano solo il tema dell'educazione finanziaria. La prima è legata alla digitalizzazione. Recarsi con i genitori allo sportello, vedere i numeri crescere col tempo sul libretto di risparmio, ricevere la paghetta in contanti, “aiuta i bambini a creare un legame e a capire il senso della banca, del sistema finanziario” spiega Grassi. Al contrario, è meno intuitivo per i più piccoli associare strumenti digitali come gli smartphone al tema del risparmio. Un altro punto importante riguarda la necessità di creare soluzioni con un “engagement continuo” e una user experience vincente, che permettano a queste app di mantenere i baby utenti attivi e di fidelizzarli. “Mi auguro che arrivino una serie di alternative che permettano ai genitori di fare delle scelte consapevoli per il futuro finanziario dei propri figli” conclude Grassi.

Cosa vorresti fare?

X
I Cookies aiutano a migliorare l'esperienza sul sito.
Utilizzando il nostro sito, accetti le condizioni.
Consenti