Ue: definita la rotta della transizione digitale entro il 2030

Rita Annunziata
10.3.2021
Tempo di lettura: 3'
La Commissione europea ha presentato un piano per la trasformazione digitale del continente entro il 2030. Definiti i punti cardinali e le prossime tappe. Vittorio Colao: “Bisogna dare a innovatori e ricercatori la possibilità di sperimentare in modo sicuro. Con un occhio ai giovani”

I quattro punti cardinali intorno ai quali si svilupperà il decennio digitale dell'Unione europea sono la trasformazione digitale delle imprese, le infrastrutture digitali sicure e sostenibili, le competenze, e la digitalizzazione dei servizi pubblici

La Commissione europea, a tal fine, punta ad accelerare e agevolare l'avvio di progetti multinazionali attraverso il Recovery and resilience facility, i fondi di coesione e altri finanziamenti dell'Unione

Colao: “Il nostro è un Paese di grandi eccellenze, ma non siamo forti sul mettere a frutto velocemente le innovazioni. Ci sono una serie di norme che non ostacolano le idee, ma la loro trasformazione e sperimentazione”

Era il 16 settembre quando, nel suo discorso sullo stato dell'Unione, Ursula von der Leyen tracciò la rotta sugli anni a venire, con l'obiettivo di avviare il Vecchio Continente verso quello che definì come un “decennio digitale”. A distanza di sei mesi, la Commissione europea ha presentato un piano per tradurre in termini concreti tali ambizioni entro il 2030. Una “bussola” per orientare la trasformazione degli Stati membri attraverso quattro punti cardinali.

La “bussola” digitale dell'Europa


Si parla innanzitutto della trasformazione digitale delle imprese. Entro il 2030, scrive la Commissione, tre aziende su quattro dovrebbero utilizzare i servizi di cloud computing, big data e intelligenza artificiale. Ma non solo. Più del 90% delle piccole e medie imprese dovrebbero raggiungere almeno un livello di intensità digitale di base e il numero di unicorni dovrebbe raddoppiare, aumentando scale-up e finanziamenti. Segue la digitalizzazione dei servizi pubblici, che punta a spingere l'80% dei cittadini a utilizzare l'identità digitale, oltre a rendere le cartelle cliniche e i servizi pubblici fondamentali disponibili al 100% online.
Il terzo filone è quello delle infrastrutture digitali sicure e sostenibili, con l'obiettivo di garantire l'accesso a tutte le famiglie ai gigabit e al 5G, raddoppiare la quota dell'Unione europea nella produzione mondiale di semiconduttori all'avanguardia, costituire 10mila nodi periferici altamente sicuri e a impatto climatico zero, e costruire il primo computer con accelerazione quantistica. Chiude il cerchio il tema delle competenze, volto a offrire conoscenze digitali di base ad almeno l'80% dei cittadini entro il 2030, impiegare 20 milioni di specialisti nelle tecnologie dell'informazione e della comunicazione ed estendere l'accesso a tali tipologie di carriere anche alle donne.

Le agevolazioni per i progetti multinazionali


A tal fine, la Commissione europea punta ad accelerare e agevolare l'avvio di progetti multinazionali attraverso il Recovery and resilience facility, i fondi di coesione e altri finanziamenti dell'Unione. Progetti, spiega, che potrebbero combinare investimenti provenienti dal bilancio dell'Unione, dagli Stati membri e dal settore privato, colmare le lacune nelle capacità critiche individuate e supportare un mercato unico digitale interconnesso, interoperabile e sicuro. Inoltre, l'Unione “promuoverà la sua agenda digitale incentrata sulla persona sulla scena mondiale”, garantirà “la sicurezza e la resilienza delle sue catene di approvvigionamento digitali” e fornirà “soluzioni globali”, si legge in una nota ufficiale.

Le prossime tappe: verso un dialogo con gli Stati membri


Atteso dunque un processo di discussione e di consultazione sulla visione dell'Unione e sui principi digitali attraverso un confronto con gli Stati membri, il Parlamento europeo, i partner regionali, sociali ed economici, le imprese e anche i cittadini. La Commissione avvierà inoltre un forum multilaterale sulla “bussola digitale” e si adopererà per proporre un programma che renda operativo tale piano entro la fine dell'estate e per “progredire verso la dichiarazione interistituzionale sui principi digitali” entro l'anno.
Positivo l'intervento di Margrethe Vestager, vicepresidente esecutivo di “Un'Europa adatta all'era digitale”, che ha sottolineato come tale documento rappresenti solo l'inizio di un processo inclusivo. “In quanto continente, l'Europa deve garantire che i suoi cittadini e le imprese abbiano accesso a una scelta di tecnologie all'avanguardia che renderanno la loro vita migliore, più sicura e persino più verde, a condizione che abbiano anche le competenze per utilizzarle. Nel mondo post-covid, è così che formeremo insieme un continente resiliente e digitalmente sovrano”, aggiunge il commissario per il mercato interno, Thierry Breton.

Italia, Colao: le cinque priorità del Recovery plan


In Italia, intanto, il ministro per l'Innovazione e la transizione digitale Vittorio Colao intervenuto in occasione di un evento online organizzato dall'Alleanza per lo sviluppo sostenibile, ha ribadito le cinque priorità del suo lavoro sul Recovery Plan: banda ultralarga, pubblica amministrazione, istruzione e ricerca, sanità, e cybersecurity. “Il nostro è un Paese di grandi eccellenze e grandi capacità di fare rete, ma non siamo forti sul mettere a frutto velocemente le innovazioni”, spiega. “Ci sono una serie di norme e di regole che non ostacolano le idee, ma la loro trasformazione e sperimentazione”. Di conseguenza, conclude, “bisogna dare a innovatori e ricercatori la possibilità di sperimentare in modo sicuro”. Con un occhio ai giovani. “Non sarà una vera transizione digitale se non la leghiamo alla questione giovanile. Non avremo sviluppo, se non investiamo per i giovani. Sono loro il mio riferimento, il mio datore di lavoro”.

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