L'uccellino del wealthtech nel 2020 continua a cinguettare

Teresa Scarale
Teresa Scarale
11.11.2020
Tempo di lettura: 2'
Un monitoraggio di alcune discussioni su Twitter rileva che la parola wealthtech è fra le più menzionate dagli influencer del wealth management nel 2020. È diventata una parola pop? Rispondono Laura Grassi, direttore dell'Osservatorio fintech e insurtech del Politecnico di Milano e Riccardo Renna, Coo e head of innovation Banca Generali

La parola “wealthtech” sarebbe la più menzionata dagli influencer del wealth management su Twitter quest'anno. La survey è stata condotta su 200 società attive nel settore. Al secondo e terzo posto per menzione, “personal finance” e “financial planning”

“Non mi stupisce che anche su Twitter se ne parli. Tutte le grandi aziende della gestione patrimoniale lo hanno messo al centro della propria crescita. Si possono costruire esperienze cross-aziendali"

“Le imprese tech del risparmio gestito sono nate non certo per far risparmiare i costi, ma per innovare il settore, per creare nuovi modelli di business nativi digitali. Il taglio medio degli investimenti però era (ed è ancora…) molto basso"

Secondo una recente ricerca (GlobalData), la parola “wealthtech” sarebbe la più menzionata dagli influencer del wealth management su Twitter quest'anno. La survey è stata condotta su 200 società attive nel settore. Al secondo e terzo posto per menzione, “personal finance” e “financial planning”, in linea con le esigenze di sicurezza della clientela. In particolare, le discussioni monitorate riguardavano i robo-advisor. Davvero l'insieme delle tecnologie più avanzate applicate alla gestione dei grandissimi patrimoni sta riscuotendo tanto successo da diventare un trend topic?
“Finalmente!”, esclama Laura Grassi dell'Osservatorio Fintech e Insurtech del Politecnico di Milano. “Non mi stupisce che anche su Twitter si parli di wealthtech”, conviene Riccardo Renna, chief operating officer e head of innovation di Banca Generali. Tutte le grandi aziende della gestione patrimoniale lo hanno messo al centro della propria crescita. Si possono costruire esperienze cross-aziendali, come ad esempio la nostra, con la piattaforma della banca danese Saxo”.

Wealthtech 2020, si torna alle origini


Laura Grassi fa un passo indietro, tornando alle origini del fenomeno. “Quando gli operatori del wealthtech – come startup – sono iniziati ad emergere sul mercato, avevano un vantaggio di costo rispetto alle imprese tradizionali, a parità di qualità del servizio. Si trattava di una sorta di macchinina con il pilota automatico”. Presto però in queste nuove imprese si è riscontrata una situazione di perdita contabile dovuta agli ingenti costi di funzionamento e alle basse cifre nei portafogli. “Le imprese tech del risparmio gestito sono nate non certo per far risparmiare i costi, ma per innovare il settore, per creare nuovi modelli di business nativi digitali. Il taglio medio degli investimenti però era (ed è ancora…) molto basso. Parliamo di meno di 10.000 euro”. La diffidenza del risparmiatore gli fa allocare le sue risorse presso varie società fintech, “per provare”, prosegue la direttrice dell'Osservatorio.
Però se ne continua a parlare perché “il tema dell'innovazione, dei nuovi soggetti che portano una ventata di novità anche nel mondo delle incumbent [le grosse società tradizionali, già presenti sul mercato, ndr] è molto sentito”, continua Grassi. Tuttavia, “trattandosi di risparmio, non possiamo parlare di disruption”. E a tal proposito la studiosa rivela che dopo il primo lockdown c'è stata in realtà una sorta di marcia indietro nei confronti delle nuove tecnologie di investimento. Fra chi, nei primi mesi della chiusura, aveva iniziato a usare le piattaforme fintech, è “elevata la quota di persone intenzionate a tornare al modello di consulenza tradizionale, umana”. Non contraddice questa osservazione Riccardo Renna. Anche dal suo punto di osservazione, si riscontra un ritorno di inclinazione alla consulenza "umana".

I clienti delle piattaforme digitalmente avanzate hanno conosciuto un mondo nuovo, quest'anno. Lo hanno visitato, utilizzato. Sono (forse) tornati indietro. Ma il passo lo hanno compiuto: ora, nel territorio del fintech e del wealthtech, sapranno tornarci, se serve. E i consulenti lo sanno. Per questo ne parlano su Twitter.

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