Trasformazione digitale: Italia, fanalino di coda

Stefania Pescarmona
Stefania Pescarmona
13.12.2020
Tempo di lettura: 3'
L'Italia si colloca al 9° e ultimo posto nella classifica della trasformazione digitale europea, posizionandosi anche dopo della Romania. Il futuro, però, sarà sempre più digitale. L'atteggiamento dei consumatori verso il digitale sta mutando velocemente, in particolare nell'ambito finanziario

Yoni Assia (eToro): “Dal lavoro alla famiglia, dai soldi ai media, il modo in cui ci impegniamo con quasi tutto nella nostra vita è cambiato quest'anno a causa del covid 19”

Barbara Alemanni (Sda Bocconi): “L'atteggiamento dei consumatori europei verso il digitale sta mutando velocemente, in particolare nell'ambito finanziario”

La pandemia ha accelerato la trasformazione digitale in tutta Europa, ma l'Italia si colloca in ultima posizione. Secondo la ricerca “La trasformazione digitale in Europa”, commissionata da eToro, in collaborazione con il Center for Economics and Business and Research (Cebr), più di un terzo dei rispondenti (36%) utilizza maggiormente le tecnologie digitali al di fuori del luogo di lavoro. Un nuovo trend che apre prospettive interessanti per il futuro: sembra, infatti, che nuovi comportamenti abbiano determinato cambiamenti duraturi nelle preferenze e nelle abitudini, considerando che più di un quarto (27%) degli intervistati si aspetta un maggior uso delle tecnologie digitali al di fuori del luogo di lavoro dopo la pandemia rispetto a quanto lo fosse in precedenza.
“Dal lavoro alla famiglia, dai soldi ai media, il modo in cui ci impegniamo con quasi tutto nella nostra vita è cambiato quest'anno a causa del covid 19”, ha commentato Yoni Assia, ceo e co-fondatore di eToro, che poi ha aggiunto che “il 2020 è stato un anno imperniato sull'accelerazione digitale” e che “il mondo ha premuto sull'acceleratore e in poche settimane abbiamo abbracciato una tecnologia che altrimenti avrebbe impiegato alcuni anni per pervadere la nostra vita quotidiana”.
La situazione però è diversa da paese a paese. Per valutare i diversi livelli di penetrazione digitale e la crescita potenziale in Europa, eToro ha analizzato 9 paesi europei (Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Spagna e Regno Unito) e ha realizzato il “digital transformation index”,  un indice che composto da due sottoindici; il digital engagement (che mappa l'attuale penetrazione digitale) e il digital growth, che valuta il potenziale di espansione delle tecnologie digitali in futuro.

 

L'Italia si colloca al 9° e ultimo posto nella classifica generale della trasformazione digitale, posizionandosi anche dopo della Romania, a causa di un basso livello di penetrazione digitale nonché di un alto grado di resistenza alle future trasformazioni digitali. Il punto è che l'Italia si colloca in una posizione sfavorevole anche nel Digital growth index, il che suggerisce come le prospettive dell'Italia di colmare il divario digitale con gli altri Paesi europei siano scarse. Il fattore principale è l'indicatore degli oppositori al digitale: il 36% dei rispondenti all'indagine di eToro ha dichiarato, infatti, l'intenzione di opporsi a un'eventuale espansione delle tecnologie digitali sul luogo di lavoro.

In testa alla classifica si colloca, invece, la Danimarca, che è all'avanguardia nella trasformazione digitale in Europa, con la percentuale più alta di vendite online e l'utilizzo più diffuso delle piattaforme digitali per le attività bancarie e l'interazione con gli enti pubblici. Al 2° posto, c'è la Spagna, grazie agli alti livelli di maturità digitale. Seguono poi Regno Unito, Paesi Bassi, Polonia, Germania, Francia e Romania, per chiudere appunto con l'Italia.

 

Il futuro, però, sarà sempre più digitale.

Sebbene la ricerca mostri chiare sfide da affrontare, soprattutto in Italia, il percorso è segnato. Un gran numero di tecnologie digitali si è già profondamente radicato nella vita quotidiana delle persone in tutta Europa.
Inoltre, più utilizziamo le tecnologie digitali, più diventiamo capaci e sicuri, il che ne richiede un uso ancora più frequente. Un buon esempio è quello dell'online banking, che è la tecnologia con cui gli europei interagiscono più regolarmente: quasi un quarto (24%) degli intervistati lo utilizza quotidianamente e il 77% lo utilizza almeno una volta alla settimana. Concentrandosi sul nostro Paese, vediamo che solo poco più di un terzo (36%) degli italiani utilizza l'online banking almeno ogni tre mesi, contro il 91% di Danimarca e Paesi Bassi.

Dalla ricerca è emerso come la maggior parte degli europei accetterebbe una maggiore digitalizzazione in molti settori dell'economia. Esiste una solida base di sostegno pubblico per l'aumento della digitalizzazione nei settori dell'energia e dei servizi (71%), della finanza (65%) e dell'intrattenimento (64%).
Se ci concentriamo, in particolare, sulla finanza, il 65% dei rispondenti ha indicato di essere favorevole alla maggiore diffusione di tecnologie come l'online banking, i pagamenti online e le piattaforme di investimento online. Il 15% degli intervistati si aspetta di essere più attivo nell'investire in azioni dopo la pandemia rispetto a prima. Ciò suggerisce che, indipendentemente da come i diversi individui hanno reagito all'incertezza e alla volatilità del mercato durante il covid19, gli eventi del 2020 hanno innescato un maggiore livello di interesse nei mercati finanziari in un gran numero di europei. Questo effetto sembra essere più forte in Italia, con il 20% degli intervistati che si aspetta di essere più attivo nell'investire in azioni post pandemia.

“La rivoluzione fintech è parte integrante della digitalizzazione dell'economia europea. L'indice di trasformazione digitale presentato da eToro mostra come l'atteggiamento dei consumatori europei verso il digitale stia mutando velocemente, in particolare nell'ambito finanziario”, ha confermato Barbara Alemanni, affiliate professor alla Sda Bocconi School of Management e ricercatrice esperta di finanza comportamentale e di fintech, sottolineando che i dati consentono di registrare una forte correlazione tra la familiarità dichiarata e l'uso della tecnologia. “L'affordance, parola utilizzata in psicologia e nel design per definire la naturalezza di comprensione di una situazione o di un oggetto, nel fintech è alta e aiuta a comprendere come le persone si trovino a proprio agio davanti a decisioni complicate come l'investimento o il trading azionario. L'elevata partecipazione al mercato azionario attraverso piattaforme online da parte degli investitori retail cinesi suggerisce la strada che si può delineare anche in Europa e la ricerca condotta da eToro appare confermare questo trend, in particolare in Paesi come l'Italia dove il grado di adozione è più alto”.
Direttore di We-Wealth.com e caporedattore del magazine. Ha lavorato a MF, Bloomberg Investimenti, Finanza&Mercati. Ha collaborato con Affari&Finanza (Repubblica) e Advisor

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