Software pirata: non pagare la licenza costa sempre più caro alle Pmi italiane

Virginia Bizzarri
Virginia Bizzarri
15.5.2018
Tempo di lettura: 3'
Un'indagine di BSA Italia rivela come utilizzo di software pirata è costato alle Pmi 1,3 mln di euro nel 2017, dato in crescita rispetto al 2016. Aumenta anche il numero di segnalazioni

Nel 2017, l'utilizzo dei software pirata è costato 1,3 mln di euro alle Pmi italiane

Alle aziende scoperte, la violazione è costata in media 56.700 euro

Aziende IT, società di vendita e imprese manifatturiere risultano i principali trasgressori

Aziende, attente al copyright! Nel 2017, le Pmi scoperte a impiegare software pirata, ovvero programmi informatici privi di licenza, hanno pagato cara la loro inosservanza. Ammontano infatti a oltre 1,3 mln di euro i costi a cui le piccole e medie imprese hanno dovuto far fronte, tra risarcimento dei danni per violazione del diritto d'autore e costi di legalizzazione. Una cifra, che include sia gli accordi transattivi sia il costo dell'acquisto di nuovi software per soddisfare le prescrizioni, in crescita del 37% rispetto al 2016, quando il costo per le PMI si attestava a 950 mila euro. A rivelarlo è BSA | The Software Alliance, il più importante patrocinatore del settore globale del software nei rapporti con le istituzioni e il mercato internazionale.

Un trend in crescita, risultato principalmente dall'intensificazione della campagna di enforcement condotta da BSA. A incidere, oltre ai maggiori controlli, l'aumento delle segnalazioni da parte di informatori (spesso impiegati scontenti). Dalle 322 segnalazioni ricevute nel 2016 si è passati a 444 nel 2017 e quest'anno sono già state superate le 400 segnalazioni. Dati in linea con una recente indagine di BSA che evidenzia come in Italia, i lavoratori stiano adottando un atteggiamento positivo rispetto al problema dell'uso dei software illeciti. Nel nostro Paese infatti il 35% dei lavoratori si dice disposto a segnalare pratiche informatiche illegali o non etiche, come l'utilizzo di software privo di licenza. Un dato in linea con quanto accade nel resto d'Europa. Scoperte a non pagare, in primis, aziende IT, società di vendita e imprese manifatturiere ma non sono da meno le aziende grafiche, pubblicitarie e studi di architettura. "Ogni anno l'utilizzo di software senza licenza costa sempre di più alle Pmi, nel loro complesso. Un numero ancora alto di aziende quindi continua a ignorare i diritti d'autore, non pensando alle conseguenze economiche", ha commentato Simona Lavagnini, consulente legale di Bsa per l'Italia.

L'entità dei danni economici legati all'installazione di software piratati sui computer aziendali, infatti, non è da trascurare e può mettere in difficoltà le piccole aziende. Basti pensare che lo scorso anno il prezzo da pagare per le PMI scoperte a utilizzare software senza licenza è stato in media di 56.700 euro. Inoltre, è da considerare che i costi indicati si riferiscono esclusivamente alle cifre pagate dalle PMI in seguito alle azioni legali condotte da BSA. Tenendo conto delle altre spese che ne derivano come i costi legali, i danni reputazionali e la maggiore esposizione agli attacchi informatici (come conferma un'indagine condotta da BSA e IDC) il costo reale risulta significativamente più elevato.

Così quello che inizialmente può sembrare un “risparmio” per l'azienda, la espone invece a gravi rischi nel lungo termine. Alla luce dei dati emersi, Paolo Valcher, presidente di BSA Italia invita le aziende al corretto utilizzo del software, definendolo “un grosso vantaggio sia in termini di sicurezza che di ottimizzazione dei costi”. Valcher sottolinea inoltre che “spesso, l'utilizzo di software privi di licenza non è il frutto di azioni deliberate di pirateria ma di una gestione non responsabile dei software. Applicare pratiche costanti di Software Asset Management (SAM) può portare enormi benefici. Conoscere il proprio parco software e hardware può portare a risparmi economici, fornire importanti indicazioni per l'ottimizzazione della dotazione tecnologica e guidare nella scelta di possibili aggiornamenti e investimenti futuri. C'è comunque una sempre maggiore attenzione da parte delle PMI italiane nell'implementare processi interni di Software Asset Management e quindi una significativa consapevolezza dell'importanza di una corretta adozione delle tecnologie e della loro costante gestione come qualunque altro asset aziendale di valore”.

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