Security Token, una fotografia dal futuro

Lorenzo Magnani
Lorenzo Magnani
16.8.2022
Tempo di lettura: 3'
Tra le innovazioni finanziarie più interessanti degli ultimi anni ci sono i security token, strumenti digitali simili alle azioni, ma con la sicurezza e i vantaggi tipici della tecnologia blockchain. Che possono essere applicati a qualsiasi asset: dal private equity al real estate, passando per le opere d’arte. Un settore in rapida evoluzione

Negli ultimi due anni la Finanza Decentralizzata è cresciuta enormemente. Tra tutti i digital secondo molti i security token sono quelli che nei prossimi anni potrebbero cambiare di più il volto della finanza.

I security token permettono di ridurre i tempi e i costi d’investimento rispettivamente fino al 90% e al 80%.

Le asset class alternative sono quelle che potrebbe più beneficiare dall’adozione diffusa dei security token: il mercato sarebbe più liquido e gli investitori potrebbero accederci più facilmente.

Digitali, sicuri e accessibili. L’ultima frontiera dell’innovazione basata su blockchain porta il nome di security token e promette di rivoluzionare l’industria finanziaria. Qualsiasi tipo di asset, dalle azioni agli immobili, dai fondi di mercato privato alle opere d’arte, una volta tokenizzato acquisirebbe infatti una serie di vantaggi indiscutibili. Gli investitori iniziano a capirlo, tant’è che il mercato sta conoscendo una crescita geometrica. 


I numeri della Defi

Entro il 2025 Kpmg e Wef prevedono che il comparto crescerà fino a 8mila miliardi di dollari. La piattaforma tedesca di asset digitali per investitori istituzionali, Finoa, si è spinta oltre ipotizzando che entro tale data gli asset in gestione toccheranno quota 9500 miliardi. Raiffeisen Bank International, in un’intervista esclusiva per Cointelegraph Research, è dell’avviso che il modo in cui attualmente si negoziano i titoli sparirà entro 10 anni, con la maggior parte dei titoli che sarà tokenizzata. Il contesto da cui muove quest’innovazione è la Defi, la finanza (decentralizzata) del futuro che ha sostituito gli intermediari con gli smart contract su blockchain e che anch’essa sta conoscendo una crescita esponenziale. “Nel 2020 quando è partita, la Defi aveva un total value locked di circa 1,4 miliardi di dollari. Oggi, nonostante il crollo delle criptovalute delle ultime settimane, è arrivata a un valore di 105 miliardi di dollari. Al contempo il numero di utenti all’interno della Defi su Ethereum - che conta per il 57% circa di tutti progetti Defi del mondo - è aumentato dall’aprile 2020 a oggi da circa 181 mila a 4,8 milioni di utenti. Sono numeri impressionanti che testimoniano come si tratti di un fenomeno con una crescita esponenziale, che a nostro avviso offre agli istituzionali un’importante opportunità di posizionamento e accelera, contestualmente l’esigenza di regolamentazione a tutela degli investitori e del mercato stesso. È per sfruttare questa congiuntura davvero particolare che il 15 giugno scorso abbia- mo presentato il progetto ecosistemico Institutional Defi, che ha visto una larghissima partecipazione della comunità bancaria e finanziaria” commenta Imanuel Baharier, General Manager di Cetif Advisory, che sottolinea come anche il potenziale di crescita sia enorme: i 105 miliardi di dollari che vale la Defi sono solo lo 0,015% di quanto si stima valga la finanza tradizionale (900 mila miliardi di dollari).


Rischi e vantaggi dei security token 


Cosa rende i security token strumenti di così grande interesse? I vantaggi sono molti. Innanzitutto c’è un tema di tempo e costi. “Si tratta di strumenti che semplificano enormemente l’iter di investimento, con guadagni in termini di tempo del 90%. A livello di costi di emissione e di placement c’è invece un risparmio del 80% delle emissioni sotto soglia e tra il 50% e il 60% per le emissioni sopra soglia, per via del ruolo assente o comunque ridotto della banca depositaria e dell’assenza di tutta una serie di intermediari” commenta Lorenzo Rigatti, fondatore e ceo di BlockInvest, piattaforma che offre soluzioni alle istituzioni finanziarie per creare security token. Per Rigatti altri due sono i vantaggi evidenti che presentano questi strumenti: la liquidabilità, soprattutto in relazione all’universo alternativo, e la trasparenza. “Tokenizzando gli asset reali si rende un mercato illiquido molto più liquido. Scambiare un asset tokenizzato è infatti più facile, anche per una questione di trasparenza. Il security token più che un titolo è in- fatti una chiave d’accesso a un ricco corredo documentale in real time aggiornato e immutabile”, continua il ceo di BlockInvest che sottolinea come esistono anche degli aspetti critici, che li rendono, almeno per il momento, strumenti non adatti a tutti: “In primis c’è il tema dell’irreversibilità: una volta che è fatta un’operazione quella è definitiva. In secondo luogo sono asset non liberamente scambiabili come gli altri token, e dunque non saranno mai liquidi come, ad esempio, le criptovalute”.


Anche per Baharier diversi sono i punti d’interesse, che si sono resi evidenti a conclusione della Security Token & Alternative Investment Sandbox a cui Cetif Advisory, Reply e Fondazione Cariverona hanno lavorato nel 2021. “Dalla survey conclusiva è emerso come l’adozione dei security token migliori sostanzialmente la user experience, che è stata apprezzata da quasi la totalità dei partecipanti: il voto medio è stato di ben 4,48 su una scala da 1 a 5. Un secondo aspetto critico è che si tratta di strumenti che consentono una quasi totale digitalizzazione dei processi, aumentando in maniera significativa la trasparenza, la sicurezza, la protezione e la certezza dei dati e delle operazioni. La tokenizzazione comporta un cambio totale di paradigma anche grazie al delivery versus payment, che consente di superare il modello classico per cui il momento dello scambio non coincide con quello del pagamento. Ultimo, ma non per importanza, c’è il tema della possibilità di atomizzazione del prodotto, che consente a molti investitori di accedere a una serie di prodotti finanziari con cui altrimenti non avrebbero potuto operare”, spiega il direttore di Cetif Advisory. Tra tutti i benefit apportati da questi strumenti, quello per il sistema, è però forse il più interessante. “Con la diffusione di questa tecnologia non esiste più discriminazione geografica, è come se in tutto il mondo si parlasse la stessa lingua. In altre parole la blockchain potrebbe presto diventare per il valore quello che internet è stato per l’informazione”, spiega Rigatti che conclude sottolineando come secondo un Report del World Economic Forum, entro il 2027 il 10% del pil mondiale sarà registrato e transato su blockchain. Si tratta di una cifra intorno ai 22 mila miliardi di dollari. 

Laureato in Finanza e mercati Internazionali presso l’Università Cattolica di Milano, nella redazione di We Wealth scrive di mercati, con un occhio anche ai private market. Si occupa anche di pleasure asset, in particolare di orologi, vini e moto d’epoca.

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